Perché la Russia è tornata a minacciare l’uso dell’arma nucleare
di Rosalba CastellettiIn Russia non si era mai discusso di armi nucleari così tanto e a così alti livelli come adesso. A scatenare il dibattito una settimana fa è stato un articolo del politologo Sergej Karaganov pubblicato dal periodico filogovernativo Profil. Titolo: “L’uso delle armi nucleari potrebbe salvare l’umanità da una catastrofe globale”. Una riflessione, a detta dell’autore, nata durante l’ultima assemblea del Consiglio per la Politica estera e la Difesa.
Il conflitto in Ucraina determinerà il futuro ordine mondiale, teorizzava Karaganov. “La paura di un’escalation nucleare deve essere ravvivata. Altrimenti l’umanità è condannata”. Per garantire che l’Occidente “si ritiri strategicamente”, anzi che “si tolga dai piedi”, e che la Russia e il resto del mondo “avanzino senza ostacoli”, bisogna “ravvivare la paura di un’escalation nucleare” “abbassando la soglia per l’uso di armi nucleari fissata in modo inaccettabilmente alto”.
A suo dire, Mosca deve chiarire di essere pronta a lanciare un “at…
In Russia non si era mai discusso di armi nucleari così tanto e a così alti livelli come adesso. A scatenare il dibattito una settimana fa è stato un articolo del politologo Sergej Karaganov pubblicato dal periodico filogovernativo Profil. Titolo: “L’uso delle armi nucleari potrebbe salvare l’umanità da una catastrofe globale”. Una riflessione, a detta dell’autore, nata durante l’ultima assemblea del Consiglio per la Politica estera e la Difesa.
Il conflitto in Ucraina determinerà il futuro ordine mondiale, teorizzava Karaganov. “La paura di un’escalation nucleare deve essere ravvivata. Altrimenti l’umanità è condannata”. Per garantire che l’Occidente “si ritiri strategicamente”, anzi che “si tolga dai piedi”, e che la Russia e il resto del mondo “avanzino senza ostacoli”, bisogna “ravvivare la paura di un’escalation nucleare” “abbassando la soglia per l’uso di armi nucleari fissata in modo inaccettabilmente alto”.
A suo dire, Mosca deve chiarire di essere pronta a lanciare un “attacco preventivo come rappresaglia” – un ossimoro – e, se l’Occidente non cederà alle minacce, dovrà “riportare alla ragione coloro che hanno perso la testa“. Come? Usando quelle che Karaganov chiamava “le armi di Dio” per “colpire una serie di obiettivi in un certo numero di Paesi”, come “un’ipotetica Poznan”, città nell’Ovest della Polonia.
“È un’orribile scelta morale perché useremo le armi di Dio condannandoci a pesanti perdite spirituali. Ma se non lo facciamo, non solo potrebbe perire la Russia, ma potrebbe sparire l’intera civiltà umana”. Soltanto così, concludeva il politologo, la Russia e l’umanità potranno godere di un futuro radioso perché la Storia non giudica i vincitori.
Chi è Karaganov, “ideologo del Cremlino”
Per capire meglio il messaggio, bisogna spendere qualche parola sul messaggero. Karaganov è molto più del solito “analista politico vicino al Cremlino”. È quello che viene etichettato “ideologo del Cremlino”. In epoca sovietica si è formato presso le Nazioni Unite e ha lavorato presso l’Istituto degli Stati Uniti e del Canada, think tank che faceva capo all’Accademia delle Scienze. Nella Russia moderna, ha lavorato presso il ministero degli Esteri, il Consiglio presidenziale e la stessa Amministrazione presidenziale.
Oltre a essere supervisore accademico presso la facoltà di Economia e Affari mondiali della Scuola Superiore di Economia, una delle Università russe più prestigiose, è co-fondatore e presidente emerito del Consiglio per la Politica estera e la Difesa della Russia che ha dato vita al Club di discussione Valdai che organizza un rinomato Forum annuale a cui Vladimir Putin non manca mai. È infine membro del Comitato scientifico del Consiglio di Sicurezza russo dove è molto ascoltato dal segretario Nikolaj Patrushev, tra i più stretti collaboratori di Putin.
Un tempo reputato all’estero una delle voci più rispettate vicine al Cremlino, come molti pensatori russi è però diventato sempre meno attendibile da quando, il 24 febbraio del 2022, la Russia ha lanciato l’offensiva contro l’Ucraina. Fonti russe, inoltre, invitano a “non esagerarne l’influenza”.
Stavolta, tuttavia, sarebbe sbagliato derubricare il suo articolo a una mera provocazione dal momento che, pochi giorni dopo, Putin in persona è tornato a minacciare l’Occidente con il nucleare.
Dalla Bielorussia ai Sarmat, le minacce nucleari di Putin
Sollecitato dal moderatore della sessione plenaria del Forum economico di San Pietroburgo, il leader del Cremlino ha vestito i panni del “poliziotto buono” se confrontato con Karaganov. Dapprima ha cercato di respingere le domande: “Che cosa sta cercando di farmi dire o di costringermi a dire? Per spaventare il mondo intero? Ma perché dovremmo voler spaventare il mondo?”.
Poi ha detto che il ricorso all’atomica è “ovviamente teoricamente possibile” in caso di una minaccia “all’integrità territoriale, indipendenza e sovranità, all’esistenza stessa dello Stato russo”, per precisare che però al momento la Russia non corre questo rischio.
Una formulazione che contraddice la dottrina nucleare ufficiale russa dove non si fa alcun accenno all’“integrità territoriale” del Paese. Un errore voluto per alludere alla nuova controffensiva ucraina.
Nella stessa occasione, Putin ha inoltre rivelato di aver schierato “le prime testate nucleari” in Bielorussia, mentre ieri ha annunciato l’imminente dispiegamento dei missili di nuova generazione Sarmat, soprannominati Satan-2 dalla Nato, in grado di trasportare testate nucleari.
Anche gli esponenti del governo russo sono tornati a paventare un conflitto nucleare. Non ultima la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova che ieri ha detto: “Il pericolo maggiore è che con le politiche aggressive finalizzate a infliggere una sconfitta strategica alla Russia nel conflitto ucraino, gli Stati Uniti e la Nato continuano ad alzare la posta e a essere trascinati sempre più in profondità nel confronto militare. È ovvio che una tale politica, che qualifichiamo come sconsiderata, è in grado di portare a uno scontro armato diretto tra potenze nucleari”.
Il dibattito sul nucleare sulla stampa russa
C’è di più. La stampa russa filogovernativa – precisazione inutile dal momento che non ne è rimasta altra – ha iniziato ad ospitare quotidiane “risposte all’articolo di Karaganov” di diversi suoi colleghi, tra cui altri noti “ideologi del Cremlino”.
Perlopiù inviti alla cautela. Come quello del direttore di “Russia in Global Affairs” Fjodor Lukjanov che, sempre su Profil, ha spiegato “perché la Russia non riuscirà a ‘ricondurre l’Occidente alla regione’ con una bomba nucleare”. Più drastico Ivan Timofeev, direttore del Consiglio russo per gli Affari internazionali: “Un attacco nucleare preventivo? No!”.
Nell’articolo intitolato “La guerra nucleare è un cattivo modo di risolvere i problemi”, tre esperti del Centro per la Sicurezza Internazionale dell’Accademia russa delle Scienze interpellati dal quotidiano economico Kommersant hanno contraddetto apertamente Karaganov. “L’idea che l’uso delle armi nucleari possa fermare l’escalation e risolvere problemi strategici laddove i mezzi militari convenzionali non riescono è estremamente dubbia e, molto probabilmente, sbagliata”, hanno scritto Aleksej Arbatov, Konstantin Bogdanov e Dmitrij Stefanovich.
I tre hanno lanciato un pesante monito: “Un attacco nucleare porterebbe il conflitto a un livello completamente nuovo di imprevedibilità e aumenterebbe la posta in gioco dello scontro molte volte. Le rovine radioattive a cui molto probabilmente porterebbe giocare alla “roulette nucleare” sono le peggiori basi per un futuro radioso. I fan delle idee sensazionalistiche e del pericoloso gioco d’azzardo farebbero bene a ricordarselo”.
Dmitrij Trenin, un tempo liberale direttore del Moscow Carnegie Center, apparso tra le file irregimentate dei falchi un mese dopo l’inizio dell’offensiva russa contro Kiev, è stato invece tra i pochi a concordare con Karaganov.
Gli Stati Uniti, ha scritto, credono che la leadership russa non oserà usare armi nucleari e che i suoi riferimenti all’arsenale nucleare non siano altro che un bluff. “È un malinteso estremamente pericoloso”, ha avvertito. “Non bisogna più spaventare con le parole. È necessario prepararsi praticamente a una loro possibile applicazione”.
Bluff o minaccia reale?
A prescindere dalla tesi di fondo, è indubbio che tutti gli interventi sui pro e i contro del ricorso al nucleare, insieme alle vaghe minacce di Putin, al dispiegamento di armi nucleari in Bielorussia e all’imminente schieramento dei Sarmat, facciano parte di una campagna coordinata per riportare la minaccia nucleare sul tavolo e, soprattutto, di tornare a renderla credibile.
L’obiettivo è sempre lo stesso: dissuadere l’Occidente dal continuare a finanziare e ad armare Kiev. Ma il bluff oramai è stato scoperto. Ci sono stati attentati sul territorio russo, attacchi coi droni contro Mosca e persino il Cremlino, incursioni nelle regioni sud-occidentali, peraltro regolarmente bombardate, ma nessuna risposta russa. Tanto che l’Alleanza Nato ha abbandonato gli iniziali timori e iniziato a inviare Himars, carri armati, veicoli corazzati e che otto Paesi europei insieme agli Stati Uniti si preparano ora a inviare caccia F-16.
Secondo Lauren Sukin della London School of Economics and Political Science, per essere credibili, le minacce nucleari dovrebbero dettare “condizioni specifiche”. Putin, invece, finora si è mantenuto sul vago perché, se ancorasse l’uso di armi nucleari a una specifica linea rossa, sarebbe costretto a scoprire il bluff o a compiere “l’orribile scelta morale” descritta da Karaganov. Perciò manda avanti i “poliziotti cattivi” come il suo ex consigliere o propagandisti del calibro di Vladimir Soloviov che in televisione agitano mappe degli obiettivi europei nel raggio d’azione dei missili russi.
L’epitaffio al dibattito potrebbe averlo messo Grigorij Klinishov, tra i creatori della prima bomba termonucleare sovietica a due stadi Rds-37, che ieri si è suicidato all’età di 92 anni. “Aveva a quanto pare visto abbastanza”, ha commentato sarcastico Kevin Rothrock della testata web con base a Riga Meduza. “O non voleva vedere che cosa succederà”.