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Titan, anche un team italiano impegnato nelle ricerche

(afp)
A bordo di una delle ormai decine di imbarcazioni presenti al largo di St John's esperti di meccanica e logistica specializzati in servizi marittimi. Il co-fondatore di OceanGate: “Il sottomarino potrebbe essere imploso”
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A bordo di una delle ormai decine di imbarcazioni presenti al largo di St John's nel tentativo di recuperare il sottomarino Titan sono presenti anche alcuni esperti italiani di meccanica e logistica di una azienda

con sede in Italia che ha a che fare con mezzi specializzati legati ai servizi marittimi.


Per le loro competenze, sono lì in qualità di supporto ai possibili soccorsi, viste le complesse operazioni necessarie nel tentativo di recuperare il sottomarino della OceanGate, operazioni a cui stanno prendendo parte oltre a statunitensi e canadesi, anche francesi e britannici tra navi e aerei che sorvolano l'area con i sonar.


Gli sviluppi delle ultime ore al largo di Terranova purtroppo lasciano sempre meno spazio alla speranza: nel tentativo di accertare la provenienza dei detriti individuati dal Rov, le ricerche si stanno concentrando in un punto in estrema profondità.

Quello che sta emergendo con più chiarezza è che il sottomarino, anche in base al flusso di comunicazioni con l'im…

A bordo di una delle ormai decine di imbarcazioni presenti al largo di St John's nel tentativo di recuperare il sottomarino Titan sono presenti anche alcuni esperti italiani di meccanica e logistica di una azienda

con sede in Italia che ha a che fare con mezzi specializzati legati ai servizi marittimi.


Per le loro competenze, sono lì in qualità di supporto ai possibili soccorsi, viste le complesse operazioni necessarie nel tentativo di recuperare il sottomarino della OceanGate, operazioni a cui stanno prendendo parte oltre a statunitensi e canadesi, anche francesi e britannici tra navi e aerei che sorvolano l'area con i sonar.


Gli sviluppi delle ultime ore al largo di Terranova purtroppo lasciano sempre meno spazio alla speranza: nel tentativo di accertare la provenienza dei detriti individuati dal Rov, le ricerche si stanno concentrando in un punto in estrema profondità.

Quello che sta emergendo con più chiarezza è che il sottomarino, anche in base al flusso di comunicazioni con l'imbarcazione che l'ha trasportato domenica scorsa, probabilmente si è inabissato sino a oltre tremila metri di profondità: la paura concreta è che - come ha detto anche il co-fondatore di OceanGate, Guillermo Söhnlein - il sottomarino possa essere imploso in maniera istantanea, lasciando poco scampo ai passeggeri. Siamo ancora però nel campo del condizionale, anche se è ormai purtroppo certo che qualunque tipo di garanzia di sopravvivenza, come la riserva di ossigeno, sia finita.


Anche David Mearns, esperto di soccorsi e amico di due dei passeggeri, ha specificato che se quei detriti fossero davvero del Titan siamo davanti allo scenario peggiore: "Un campo di detriti implica che c'è una rottura del sommergibile a quella profondità, perché sappiamo che hanno perso le comunicazioni a circa 3.300 m... quindi questo indica la catastrofe, una implosione".

Sempre Mears ha affermato, secondo informazioni non confermate ma provenienti da alcuni membri dell'Explores Club che sta seguendo da vicino la vicenda, che i detriti ritrovati sembrano essere "una parte

del telaio" e una della "copertura posteriore del sommergibile".

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