Titan, trovati dei detriti: “Sono del sommergibile”. L’ipotesi implosione. La OceanGate: “I cinque passeggeri sono morti”
di Enrico FranceschiniLONDRA – "Abbiamo trovato dei detriti, li stiamo esaminando” per capire se appartengono al sottomarino, annuncia la Guardia Costiera. Cinque ore prima, quando in Italia erano le 13:08, sul Titan era finito l’ossigeno, perlomeno secondo le stime delle autorità americane.
La corsa contro il tempo per individuare e tentare di riportare in superficie il mini sommergibile sembra dunque tragicamente conclusa, anche se le ricerche continuano. Un numero sempre più grande di navi, robot per perlustrazioni marine e aerei è arrivato nella zona dei soccorsi, un’area grande come la Sicilia, 600 chilometri al largo dell’isola canadese di Terranova.
E alla Bbc David Mearns, amico del miliardario inglese a bordo ed esperto nautico, ha affermato, secondo informazioni non confermate ma provenienti da alcuni membri dell'Explorers Club che sta seguendo da vicino la vicenda, che i detriti ritrovati sembrano essere "una parte del telaio" e una della "copertura posteriore del sommergibile".
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LONDRA – "Abbiamo trovato dei detriti, li stiamo esaminando” per capire se appartengono al sottomarino, annuncia la Guardia Costiera. Cinque ore prima, quando in Italia erano le 13:08, sul Titan era finito l’ossigeno, perlomeno secondo le stime delle autorità americane.
La corsa contro il tempo per individuare e tentare di riportare in superficie il mini sommergibile sembra dunque tragicamente conclusa, anche se le ricerche continuano. Un numero sempre più grande di navi, robot per perlustrazioni marine e aerei è arrivato nella zona dei soccorsi, un’area grande come la Sicilia, 600 chilometri al largo dell’isola canadese di Terranova.
E alla Bbc David Mearns, amico del miliardario inglese a bordo ed esperto nautico, ha affermato, secondo informazioni non confermate ma provenienti da alcuni membri dell'Explorers Club che sta seguendo da vicino la vicenda, che i detriti ritrovati sembrano essere "una parte del telaio" e una della "copertura posteriore del sommergibile".
In serata arriva anche la nota dell’azienda, la OceanGate, che conferma la morte dei cinque: “Crediamo che l'equipaggio del nostro sommergibile sia morto".
L’ipotesi dell’implosione
Nel sottomarino Titan di OceanGate potrebbe essersi verificata una "implosione istantanea". È l'ipotesi di Guillermo Soehnlein, co-fondatore della società insieme al pilota scomparso del Titan Stockton Rush. "Quello che so è indipendentemente dal sottomarino, quando si opera in profondità la pressione è così grande su qualsiasi sottomarino che se si verifica un guasto si verificherebbe un'implosione istantanea. Se è quello che è successo, sarebbe successo quattro giorni fa" ha detto Soehnlein in un'intervista alla Bbc subito dopo la notizia della Guardia costiera Usa del ritrovamento di un "campo di detriti" nelal zona di ricerca vicina al relitto del Titanic. Soehnlein ha anche affermato di non essere sorpreso se qualcosa venisse ritrovato anche in superficie. "So che il nostro protocollo per le comunicazioni perse prevede che il pilota faccia emergere il sottomarino. Fin dall'inizio ho sempre pensato che fosse probabilmente quello che avrebbe fatto Stockton" ha detto aggiungendo che, in questo caso la ricerca sarebbe ancora più difficile.
Sohnlein, che ha lasciato OceanGate 10 anni fa, ha detto che non avrebbe agito diversamente date le circostanze: "Dobbiamo imparare da ciò che sta accadendo, scoprire cosa è successo, prendere quelle lezioni e portarle avanti".
I ritardi
La famiglia del miliardario britannico Hamish Harding, a bordo del sommergibile Titan, ha denunciato un ritardo di otto ore da parte della società armatrice OceanGate prima di dare l'allarme per la scomparsa. "Ci è voluto così tanto tempo per andare a salvarli, troppo. Penso che tre ore sarebbero state il minimo", così Kathleen Cosnett, cugina di Harding, al Telegraph.
Il sommergibile ha perso il contatto con la nave di superficie Polar Prince intorno alle 9:45 ora locale di domenica, ma la Guardia Costiera degli Stati Uniti non è stata informata della sua scomparsa fino alle 17:40.
Le ricerche
Un numero sempre più grande di navi, robot per perlustrazioni marine e aerei è arrivato nella zona dei soccorsi, un’area grande come la Sicilia, 600 chilometri al largo dell’isola canadese di Terranova.
Il governo britannico ha annunciato l'invio di un aereo militare della Raf, con equipaggiamento specializzato, con a bordo un ufficiale sommergibilista, il tenente di vascello Richard Kantharia, che ha "una conoscenza significativa della guerra sottomarina e delle operazioni di immersione".
La decisione è stata presa a seguito di una richiesta da parte della Guardia costiera Usa.
Tra le ultimi mezzi a intervenire c’è stata un’imbarcazione canadese che ha raggiunto il fondo del Nord Atlantico. “Horizon Arctic ha dispiegato un Rov (veicolo a controllo remoto, ndr) che ha raggiunto il fondale marino e ha iniziato la ricerca del sommergibile scomparso", ha twittato la Guardia Costiera statunitense. Allo stesso tempo, ha aggiunto, "la nave francese l'Atalante sta preparando il suo Rov (il Victor 6000, ndr) per entrare in acqua".
A guidare le operazioni è la Polar Prince, il rimorchiatore che aveva condotto il Titan sul punto dell’oceano dal quale domenica mattina è iniziata la discesa verso il relitto del Titanic, situato a 3800 metri di profondità. L’immersione si è apparentemente interrotta un’ora e 45 minuti più tardi, quando sono cessate le comunicazioni via radio con il minuscolo sottomarino. Che cosa sia accaduto da quel momento, nessuno lo sa. Altri mezzi che partecipano alla missione di soccorso appartengono ad agenzie governative o compagne private di Canada, Stati Uniti e Francia.
Il luogo
Raggiungere il luogo dell’incidente per nave non è facile, perché è lontano dalla costa: soltanto gli speciali aerei spia dell’aviazione canadese, attrezzati per la caccia ai sottomarini, possono arrivarci in fretta. Ma gli aerei potrebbero soltanto eventualmente individuare il Titan.
Per recuperarlo servono navi e i particolari robot da calare in profondità, sofisticati e delicati veicoli marini per missioni del genere. Anche questo, nella migliore delle ipotesi, richiederebbe tempo: non sono salvataggi che possono essere portati a termine rapidamente. E a complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che la riserva di ossigeno a bordo del sottomarino è calcolata in condizioni “normali”: dipende dal ritmo di respirazione dei passeggeri, che in una situazione di emergenza e di sovraffaticamento ne consumerebbero più della media.
In tutto, cinque navi (Polar Prince, Deep Energy, Atlantic Merlin, Skandi Vinland, Atalante) hanno condotto le ricerche fino a mercoledì sera e se ne aggiungeranno altre cinque (Horizon Arch, Glace Bay, John Cabot, Ann Harvey, Terry Fox) entro la giornata di giovedì. Devono cercare un oggetto lungo 7 metri in una regione ampia 26 mila chilometri quadrati e fino a una profondità di 4 chilometri.
I passeggeri
I passeggeri a bordo del Titan sono Hamish Harding, 58enne miliardario ed esploratore britannico, Shahzada Dawood, 48 anni, un uomo d’affari anglopakistano, suo figlio Suleman Dawood, 19 anni, Paul-Henri Nargeolet, 77enne esploratore francese soprannominato “Mister Titanic” per le tante volte in cui si è calato a osservare il relitto del transatlantico, e Stockton Rush, 61 anni, amministratore delegato della OceanGate Expeditions, la compagnia che ha organizzato il viaggio ed è proprietaria del sottomarino.
Proprio oggi si è saputo che sua moglie, Wendy Rush, è una pro-pronipote (ossia figlia di un pronipote) di Isidor e Ida Straus, due passeggeri di prima classe che erano a bordo del Titanic quando la nave da crociera affondò nel 1912 dopo avere colpito un iceberg.
Gli Straus erano tra i più ricchi passeggeri a bordo del transatlantico. Isidor, insieme al fratello Nathan, aveva la proprietà dei famosi grandi magazzini Macy’s di New York. I sopravvissuti al disastro raccontarono di avere visto Isidor rinunciare a un posto su una scialuppa di salvataggio per lasciarlo a donne e bambini. La moglie Ida rifiutò di mettersi in salvo senza di lui. Furono visti abbracciati mentre la nave si inabissava. La loro discendente Wendy, direttrice delle comunicazioni della Oceangates, è stata tre volte a visitare il relitto del Titanic.