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Cibo, ipotermia e il problema dell'anidride carbonica: la salvezza dei passeggeri del Titan è sempre più compromessa

(afp)
L'ossigeno per i cinque membri del sottomarino disperso è finito. Ma a preoccupare il team di ricerca c’è anche la fine delle scorte alimentari e le temperature gelide in profondità
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L'ossigeno è ormai finito. A questo punto della storia bisogna essere realisti: le speranze che i cinque passeggeri del Titan siano ancora vivi, crollano nel buio più profondo degli abissi. Ci vorrebbe un miracolo per riportarli su sani e salvi, perché la scienza purtroppo dice altro.


C'è un dettaglio non da poco che ora preoccupa seriamente: l'espirazione di anidride carbonica in quell'angusto e freddo spazio condiviso da cinque uomini, potrebbe presto farli addormentare, lasciandoli praticamente senza scampo e senza più la possibilità di usare l'unica arma a loro disposizione, quella di colpire l'interno in titanio e fibra di carbonio del sottomarino per inviare al mondo un disperato segnale sulla loro posizione.

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L'ossigeno è ormai finito. A questo punto della storia bisogna essere realisti: le speranze che i cinque passeggeri del Titan siano ancora vivi, crollano nel buio più profondo degli abissi. Ci vorrebbe un miracolo per riportarli su sani e salvi, perché la scienza purtroppo dice altro.


C'è un dettaglio non da poco che ora preoccupa seriamente: l'espirazione di anidride carbonica in quell'angusto e freddo spazio condiviso da cinque uomini, potrebbe presto farli addormentare, lasciandoli praticamente senza scampo e senza più la possibilità di usare l'unica arma a loro disposizione, quella di colpire l'interno in titanio e fibra di carbonio del sottomarino per inviare al mondo un disperato segnale sulla loro posizione.


Da domenica 18 giugno, giorno in cui la missione dell'OceanGate è iniziata inabissando il mezzo alla ricerca del Titanic, sono passati ormai quattro giorni e le stimate riserve di 96 ore di ossigeno sono finite.


Laggiù, l'imprenditore britannico Hamish Harding, Shahzada Dawood e il figlio Suleman, il ceo dell'OceanGate Stockton Rush e il pilota esperto Paul-Henry Nargeolet sono rinchiusi in una "scatola" lunga nemmeno sette metri e larga meno di tre. Stipati dentro al Titan - anche se avessero risparmiato il consumo di ossigeno grazie a tecniche di respirazione lenta come quelle dei subacquei - difficilmente da ora in poi riusciranno ad avere l'aria necessaria per sopravvivere.

A questo va aggiunto che, se come si suppone i sistemi elettrici sono saltati, anche gli impianti interni in grado di gestire meglio le riserve di ossigeno potrebbero essere fuori uso.


Non solo: c'è anche un problema di scorte d'acqua e cibo. L'immersione verso il Titanic sarebbe dovuta durare una decina di ore, forse qualcosa di più, ma le riserve di viveri e acqua molto probabilmente in quel piccolo spazio (dotato oltretutto anche di bagno che limita le dimensioni) non erano sufficienti a reggere per quattro infiniti giorni.

In caso di miracolo poi, ci sarebbero tutte le ipotetiche complicazioni relative alla risalita, con rischi che vanno dall'embolia a ripercussioni varie legate alla decompressione: anche per questo ad attenderli è pronta la Royal Canadian Navy HMCS Glace Bay con a bordo un team medico specializzato in medicina subacquea e soprattutto una camera iperbarica che potrebbe salvare la vita.


Come ha ricordato alla Bbc il dottor Ken Ledez, esperto di medicina iperbarica al Memorial University di St John's a Terranova, più l'ossigeno diminuisce più probabilmente la percentuale di anidride carbonica espirata dall'equipaggio crescerà: "Man mano che i livelli di anidride carbonica si accumulano, il tutto diventa sedativo, diventa come un gas anestetico che ti fa dormire" spiega.


Un'altra terribile considerazione da fare riguarda la temperatura: nel caso il sottomarino fosse realmente nei pressi del Titanic e dunque quasi sul fondo, probabilmente la temperatura dell'acqua sarà intorno a 0°C e con le apparecchiature interne spente e senza poter generare calore, questo è un fattore che potrebbe influire notevolmente sulle condizioni all'interno del Titan.


Anche solo queste quattro enormi criticità, mancanza di ossigeno, accumulo di anidride carbonica, ipotermia e assenza di energia dovuta alla carenza di cibo, potrebbero già essere state fatali.
 

Le due lievissime speranze di poter salvare ancora l'equipaggio sono dunque legate ad altri aspetti: il primo che il sottomarino sia già riemerso ma non è stato trovato (altamente improbabile, e comunque sarebbero ancora intrappolati dentro perché le persone vengono sigillate all'interno); il secondo è invece relativo alla quantità di imbarcazioni (ormai quasi dieci), aerei e mezzi di soccorso che continuano a scandagliare l'area nel tentativo di trovarli. Inoltre, le ricerche sono state estese a un'area sempre più vasta e perfezionate grazie all'uso di alte tecnologie, dai side step sonar a veicoli robotici subacquei.


Molto probabilmente, dato che alcune imbarcazioni specializzate e dotate di Rov (Remotely operated vehicle) non arriveranno prima di trentasei ore, le operazioni di ricerca continueranno per diverso tempo prima di essere sospese.

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