Anastasia, la guerra e le graphic novel. Storia dei fumetti che raccontano l’invasione russa
di Laura Lucchini“Quando perdi la persona che ami, smetti di funzionare. Non hai più desideri. Ti devono aiutare per alzarti dal letto, ricordarti di bere l’acqua. C’è voluto molto lavoro per ritrovare il senso nelle cose”, Anastasia Blyshchyk parla con Repubblica in collegamento video dal fronte a Kherson, il punto più caldo della controffensiva. “Oggi ho rischiato di morire. Domani compio 24 anni”. Il fatto che si trovi qui ha a che vedere con la perdita.
Lei e Oleksandr Makhov erano due giornalisti. Quando è partita l’invasione russa “ho preso il mio zaino di emergenza sempre pronto e sono corsa in redazione”. Oleksandr ha ripreso l’uniforme che aveva usato nel 2014 e si è arruolato: “Ero preparata. Dal 2020 lui continuava a ripetere che ci sarebbe stata la guerra, e che in quel caso sarebbe partito. Era di Lugansk, città occupata”. Il primo maggio 2022 è stato ucciso a Izyum “da eroe” e la vita di Anastasia è crollata.
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“Quando perdi la persona che ami, smetti di funzionare. Non hai più desideri. Ti devono aiutare per alzarti dal letto, ricordarti di bere l’acqua. C’è voluto molto lavoro per ritrovare il senso nelle cose”, Anastasia Blyshchyk parla con Repubblica in collegamento video dal fronte a Kherson, il punto più caldo della controffensiva. “Oggi ho rischiato di morire. Domani compio 24 anni”. Il fatto che si trovi qui ha a che vedere con la perdita.
Lei e Oleksandr Makhov erano due giornalisti. Quando è partita l’invasione russa “ho preso il mio zaino di emergenza sempre pronto e sono corsa in redazione”. Oleksandr ha ripreso l’uniforme che aveva usato nel 2014 e si è arruolato: “Ero preparata. Dal 2020 lui continuava a ripetere che ci sarebbe stata la guerra, e che in quel caso sarebbe partito. Era di Lugansk, città occupata”. Il primo maggio 2022 è stato ucciso a Izyum “da eroe” e la vita di Anastasia è crollata.
Ha posato il microfono da cronista televisiva e si è arruolata come responsabile stampa di una brigata di assalto, per poter andare a Izyum e vedere il punto in cui era morto. Ci è riuscita esattamente cinque mesi più tardi. “Ho pensato che volevo che gli dedicassero una via per i suoi meriti in battaglia. Ho iniziato il processo e l’ho ottenuto. Quel giorno, nell’onorare la sua memoria, ho ritrovato un senso. La casa della mia famiglia è dall’altra parte del fiume nella Kherson occupata. Se ora sono qui è per rendere giustizia a loro e a Oleksandr”.
La sua storia è stata raccontata in una graphic novel. Ed è un intreccio di guerra e giornalismo che unisce Anastasyia a Inker - una casa editrice nata poco prima del conflitto con lo scopo di applicare il rigor di cronaca al fumetto.
“Il nostro progetto è partito nel Novembre del 2021”, spiega a Repubblica Sergiy Kolesnikov, direttore di Inker, “volevamo produrre comics sui diritti umani in lingua russa. Ma abbiamo avuto tempo di pubblicare un solo numero ed è scoppiata la guerra”. Il team si è sfaldato, le madri sono fuggite all’estero con i figli, alcuni sono partiti per il fronte.
A Maggio 2022, perché la vita è più forte della guerra, sono ripartite le attività, con un taglio diverso: raccontare il conflitto con un approccio giornalistico per un’audience che va dai 17 ai 24 anni.
Il nuovo contesto ha offerto terreno fertile per una collaborazione con la più grande UA Comix, che fornisce supporto dal punto di vista grafico. E’ arrivato anche l’appoggio della Cartoonist Rights Network International e un premio dell’ European Endowment for Democracy (una ong europea che ha lo scopo di promuovere la democrazia). Le prime storie sono uscite online e lo scorso mese di Aprile è stato pubblicato il primo numero stampato. Da allora sono usciti sei numeri.
“Ci interessava raccontare delle donne in guerra perché i numeri ci dicono che le donne nell’esercito in Ucraina hanno una delle percentuali più alte al mondo. Allo stesso tempo, per loro non era possibile arruolarsi prima del 2014. Prima di allora le donne nell’esercito avevano solo ruoli di servizio e logistica, ma non potevano combattere”, prosegue Kolensikov. Sono quattro storie di donne protagoniste di uno dei numeri più recenti. Insieme ad Anastasia, c’è anche la storia di una famosa blogger di prodotti di lusso e imprenditrice che ha mollato tutto ed è partita al fronte come cecchina. Così come quella di una giovane che ha paura del sangue e finisce al fronte come infermiera. E del medico che non ha mai smesso di cantare anche dopo essere stata arrestata.
Sono fumetti dedicati a un’audience giovane, che non è abituata ai lunghi articoli e per lo più segue la guerra sui canali telegram che però non offrono alcun tipo di contesto. “L’ispirazione viene da Joe Sacco e il lavoro sulla Palestina. Volevamo offrire a questi giovani il contesto che mancava loro attraverso le immagini grafiche e i dialoghi. Siamo convinti che funzioni”.
Le storie vengono scelte per la loro valenza sociale, dalle donne, al ruolo dell’esercito in questo nuovo contesto, passando per i diritti Lgbtq+. E devono avere una componente drammatica. Un team di dieci persone le sottopone a Kolensikov. Poi si conducono diverse interviste per comporre un soggetto “che spesso arriva a più di 50 pagine”, da lì la storia passa agli sceneggiatori che impostano i dialoghi. “Il criterio è strettamente giornalistico, si individuano personaggi e testimoni e il lavoro si articola sui loro racconti in prima persona. Il valore aggiunto è il carattere documentaristico, il rispetto delle date, i luoghi e i nomi dei protagonisti”.
I primi numeri sono stati dedicati a Mariupol. Sulla base dei racconti dei sopravvissuti che sono riusciti a scappare, Inker ha pubblicato una graphic novel dedicata al teatro, quello convertito a rifugio e poi bombardato. I disegni hanno tratti poetici e si imprimono nella memoria.
C’è poi la storia di un poliziotto antisommossa che i russi, dopo Euromaidan, avevano cercato di convincere a passare dalla loro parte, ma gli amici hanno persuaso a difendere il proprio Paese. C’è la storia di un ragazzo di Severodonetsk che ha intrapreso un viaggio nella sua città sotto assedio per riuscire a salvare dai russi la sua motocicletta scassata. E infine c’è la storia di un padre che è riuscito a fuggire da un campo di filtrazione nella Donetsk occupata ed ad arrivare a Mosca per salvare i suoi figli che stavano per essere dati in adozione.
La guerra produce eroi quotidiani nei paesi aggrediti. Il giornalismo ha il compito di raccontarli, anche sotto forma di fumetti, perché non prevalga l’oblio.