Crosetto: “Prigozhin ha aperto una ferita nella narrativa russa”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliWashington - Non manca tra gli analisti chi si chiede quanto vivrà ancora, il capo dei mercenari Wagner Yevgheny Prigozhin, dopo la dichiarazione con cui ha definito l’esercito russo “una bolla d'aria scoppiata” e l’invasione dell’Ucraina un’occasione per arricchire i corrotti. O magari quanto sopravviverà lo stesso Putin, se fra i suoi collaboratori più stretti serpeggiano simili rivalità. Più concretamente il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, venuto in visita al Pentagono per incontrare il collega Lloyd Austin, nota che l’ex "cuoco" del capo del Cremlino “ha aperto una ferita nella narrativa russa, ha squarciato un velo di omertà e di disinformazione. È un elemento di rottura in quello che finora sembrava un monolite russo”. Quale impatto avrà sul futuro della guerra, o se possa rappresentare l’inizio di una ribellione, è ancora tutto da vedere, ma forse è un segnale più importante delle difficoltà incontrate finora dalla controffensiva di Kiev.
Ricevendo Cros…
Washington - Non manca tra gli analisti chi si chiede quanto vivrà ancora, il capo dei mercenari Wagner Yevgheny Prigozhin, dopo la dichiarazione con cui ha definito l’esercito russo “una bolla d'aria scoppiata” e l’invasione dell’Ucraina un’occasione per arricchire i corrotti. O magari quanto sopravviverà lo stesso Putin, se fra i suoi collaboratori più stretti serpeggiano simili rivalità. Più concretamente il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, venuto in visita al Pentagono per incontrare il collega Lloyd Austin, nota che l’ex "cuoco" del capo del Cremlino “ha aperto una ferita nella narrativa russa, ha squarciato un velo di omertà e di disinformazione. È un elemento di rottura in quello che finora sembrava un monolite russo”. Quale impatto avrà sul futuro della guerra, o se possa rappresentare l’inizio di una ribellione, è ancora tutto da vedere, ma forse è un segnale più importante delle difficoltà incontrate finora dalla controffensiva di Kiev.
Ricevendo Crosetto al Pentagono, Austin ha detto che “l'Italia è un alleato fondamentale sul fianco sud della Nato. Apprezziamo il suo robusto contributo per la sicurezza nel mondo, in ambito Nato, Ue e Onu, con la partecipazione a molte missioni internazionali, dai Balcani all'Artico, dal Medio Oriente all'Africa e ora all'Indo-Pacifico”. Il ministro della Difesa ha risposto che “l'Italia non ha mai pensato un momento da che parte stare nel conflitto ucraino e continua a sostenere Kiev anche con governi diversi”.
Incontrando poi i giornalisti, Crosetto ha chiarito che “da Austin non ci sono state altre richieste, se non considerazioni sui possibili sviluppi del conflitto. Non si è parlato della coalizione aerea perché l'Italia ha escluso la sua partecipazione. Austin ci ha chiesto solo di continuare con la strategia attuale per aiutare Kiev a difendersi”. Il ministro ha detto che al momento non c’è allo studio un nuovo pacchetto di forniture militari, ma si è augurato che “il prossimo venga dopo la fine della guerra e sia finalizzato alla ricostruzione di questo paese distrutto”.
Crosetto ha spiegato che “il dialogo comincerà quando il rumore delle bombe cesserà, e quando finiranno di arrivare i missili russi”. Forse un accenno agli aiuti che l’Italia ha dato per la difesa aerea, che magari potrebbero rafforzarsi in futuro. Sulle difficoltà incontrare dalla controffensiva, ha aggiunto che “non avevo bisogno di leggerle nei fatti, avevo già manifestato le mie preoccupazioni a Zelensky. Le protezioni russe sono rilevanti, i russi sono di più, e quindi non c'è nulla di nuovo rispetto a quello che ci si aspettava. Le difficoltà erano note a tutti”. È presto però per dare un giudizio sull’esito della controffensiva, e la speranza resta che gli eventuali successi di Kiev convincano Mosca a negoziare sul serio una via d’uscita diplomatica, perché se finora non è stata possibile la causa resta l’intransigenza di Putin. Crosetto però ha cercato anche di smentire la propaganda del Cremlino, secondo cui la Nato e l’intero mondo occidentale complottano per annientare il paese: “La fine della guerra è l'Ucraina libera, non la sconfitta della Russia”.
Venendo al fronte geograficamente più vicino all’Italia, cioè la Libia e il suo continente, il ministro ha detto che con Austin “ci siamo confrontati sulle nostre idee e strategie, come il ‘piano Mattei’ per l'Africa. Abbiamo chiesto aiuto agli Usa, anche in vista della crescente importanza che assumerà il continente a medio e lungo termine. Il Ventunesimo secolo sarà forse il secolo dell'Africa, dobbiamo aiutarla a svilupparsi senza depredarla, come fanno Cina e Russia”. Il capo del Pentagono ha chiarito che appoggia la strategia italiana, e anzi Washington spera che il nostro paese possa contribuire alla stabilizzazione dell’intera regione. Si tratta ora di vedere se l’appoggio politico americano si estenderà anche all’assistenza militare, di intelligence ed economica.
Di sicuro "Austin ha chiesto un impegno maggiore dell'Italia nei Balcani, perché probabilmente è la zona che forse meglio conosce e dove meglio può dialogare”. E Roma “ha confermato la sua disponibilità ad aumentare la presenza nella missione Althea e a continuare la partecipazione in Kfor, che è stata quella che ha garantito la stabilità in tutto questo periodo difficile”.
La visita del ministro ha toccato anche altri ambiti della cooperazione tra Usa e Italia, come lo spazio e la sicurezza cibernetica, “due domini sempre più rilevanti, dove passeranno i conflitti del futuro. Gli americani sono all'avanguardia, ma anche l'Italia ha tecnologia di punta e capacità industriali”, di cui ha discusso poi con le imprese private del settore. Quanto alla sicurezza digitale, “quella cyber è una guerra quotidiana e in tutte le nazioni. Magari le bombe cyber non si sentono, ma fanno male lo stesso”.
Resta invece aperto il nodo dei finanziamenti alla difesa, che erano stati progressivamente ridotti dopo la fine della Guerra fredda, ma ora la realtà dell’aggressione russa e l’espansionismo cinese stanno riportando al centro dell’attenzione: “Investire il 2% del Pil nelle spese militari? Austin non ha chiesto nulla in questo senso, ma non deve chiederlo, perché l'Italia si è già impegnata nel 2014. Dipende però dai vincoli di bilancio Ue. Non si possono aggirare, ma discutere, come sta facendo il ministro dell'Economia Giorgetti”. Lo scopo è “togliere dal patto di stabilità le spese per la difesa, in un momento così cruciale”.