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Titan, la Marina Usa aveva ascoltato il rumore dell'implosione con i sistemi della Guerra Fredda. Ecco cosa è successo in fondo all’Atlantico

(afp)

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L'informazione passata alla Guardia Costiera non è però stata ritenuta come "definitiva". Così sono andate avanti le ricerche. Cosa sappiamo finora su dinamica, implosione e caccia ai pezzi mancanti
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Giunti alla prima tragica conclusione di questa storia - cioè che i cinque passeggeri del Titan sono purtroppo morti durante l'implosione del sottomarino - adesso è tempo di cercare risposte.

Sono tanti gli interrogativi legati a questa vicenda che necessitano di essere risolti per più motivi: primo per comprendere cosa possa essere andato storto laggiù, secondo per avviare una riflessione sulla sicurezza e le norme che regolano l'oceano profondo e, in terzo luogo, anche per stabilire in determinati casi chi pagherà gli esorbitanti costi della ricerca andata avanti per cinque giorni.

LA DINAMICA - Ieri, durante le concitate ore di annuncio del ritrovamento di cinque pezzi di detriti da parte del Rov Odysseus 6k che li ha avvistati e fotografati, la Marina degli Stati Uniti ha dichiarato che già domenica, quando il sottomarino si era inabissato, era stato udito un suono "coerente con una implosione".

Fu descritta allora come una "anomalia acustica" e a registrarla sono stati gli idrofo…

Giunti alla prima tragica conclusione di questa storia - cioè che i cinque passeggeri del Titan sono purtroppo morti durante l'implosione del sottomarino - adesso è tempo di cercare risposte.

Sono tanti gli interrogativi legati a questa vicenda che necessitano di essere risolti per più motivi: primo per comprendere cosa possa essere andato storto laggiù, secondo per avviare una riflessione sulla sicurezza e le norme che regolano l'oceano profondo e, in terzo luogo, anche per stabilire in determinati casi chi pagherà gli esorbitanti costi della ricerca andata avanti per cinque giorni.

LA DINAMICA - Ieri, durante le concitate ore di annuncio del ritrovamento di cinque pezzi di detriti da parte del Rov Odysseus 6k che li ha avvistati e fotografati, la Marina degli Stati Uniti ha dichiarato che già domenica, quando il sottomarino si era inabissato, era stato udito un suono "coerente con una implosione".

Fu descritta allora come una "anomalia acustica" e a registrarla sono stati gli idrofoni del sistema segreto di ascolto tramite sonar a lungo raggio della Us Navy, che esiste fin dai tempi della Guerra Fredda, nel tentativo di individuare possibili sommergibili.

Proprio attraverso il Sound Sound Surveillance System creato negli anni Cinquanta per monitorare cosa accadeva nelle profondità dell'Atlantico, la Marina ha intercettato quel forte suono e successivamente lo avrebbe riferito alla Guardia Costiera Usa che portava avanti indagini e operazioni di ricerca. Pur prendendone atto, la Guardia Costiera ha considerato l'informazione come "non definitiva", ritenendo di dover andare avanti con le ricerche così come con l'analisi del suono di altri rumori intercettati dagli aerei e poi accostati probabilmente a navi di passaggio e non alla storia del Titan.

Quel suono intercettato dalla Marina potrebbe corrispondere, come timeline, alla dinamica di quanto si crede sia accaduto: dopo che la nave Polar Prince ha sganciato il Titan con i cinque passeggeri sigillati all'interno grazie a 17 bulloni, il sottomarino è sceso per un percorso verso il Titanic della durata prevista di almeno due ore (a seconda delle condizioni del mare può variare).

I contatti si sarebbero persi definitivamente dopo un'ora e 45 minuti quando il sottomarino si crede avesse superato la profondità di 3.000 metri (ed effettivamente era a meno di 800 metri dal fondo dove è presente il relitto del Titanic).

A quel punto si sarebbe verificata la tragica implosione che ha portato alla morte sul colpo dei cinque passeggeri.

L'IMPLOSIONE - I pezzi della parte posteriore del mezzo, dell'ogiva e di alcune componenti del Titan di OceanGate che sono stati individuati e fotografati, si trovavano a circa 500 metri dalla prua del Titanic. Per come sono stati mostrati dalle immagini secondo gli esperti è coerente immaginare una implosione del sottomarino che però, ad oggi, è difficile stabilire come si sia verificata.

Ricordando che a quelle profondità la pressione è oltre 300 volte superiore alla superficie è possibile che sia bastata per essere letale una sola falla nel telaio, oppure un difetto nella chiusura tramite gli stessi bulloni, o ancora un guasto di una non specificata natura.

Degli scarsi sistemi di certificazione della sicurezza del mezzo - che va però ricordato aveva già effettuato più missioni verso il Titanic per la OceanGate - è già stato detto molto ma solo l'analisi dei detriti, quando e se saranno recuperati dai Rov, potrà dare risposte concrete.

Per ora ci si limita a delle supposizioni. L'ex capitano del sottomarino della Royal Navy Ryan Ramsey ha spiegato per esempio che c'è sia la possibilità che "il portello con i 17 bulloni che usavano per sigillarli abbia avuto un cedimento che ha poi causato il collasso dello scafo sotto pressione", sia che lo scafo stesso avesse "un difetto e quando hanno navigato in profondità il mezzo si è fratturato per la pressione".

Nel momento in cui l'implosione ha avuto luogo la morte dei passeggeri è stata istantanea: probabilmente, lungo la discesa verso il Titanic, non si sono accorti di nulla fino all'incidente fatale.

LE RICERCHE - Mentre nelle prossime ore comprenderemo meglio ad esempio l'entità dei costi di questa gigantesca operazione, da una parte probabilmente coperti dai contribuenti americani (per le operazioni relative al soccorso della Guardia Costiera) e dall'altra da accordi e contratti stipulati con le varie navi internazionali venute in soccorso, adesso le ricerche continueranno ancora per qualche giorno concentrandosi su due aspetti: il recupero della maggior parte dei detriti del Titan e il complesso tentativo di ritrovare i corpi delle vittime.

Le altre squadre arrivate in soccorso verranno invece smobilitate nel giro di 24 ore e resteranno per lo più solo le navi dotate di Rov. Sui corpi, alcuni esperti sono stati chiari: è possibile che si siano lacerati durante l'esplosione e di conseguenza non si trovi alcuna traccia.

"Non ho una tempistica per quando avremmo intenzione di interrompere le operazioni remote sul fondo del mare" ha aggiunto inoltre il controammiraglio della Guardia Costiera Usa.

LA REVISIONE - Quando anche gli ultimi pezzi del Titan saranno portati in superficie, e forse anche prima, dagli Usa al Canada passando per gli altri Stati del mondo è ormai ovvia la necessità di iniziare una seria revisione sui regolamenti relativi alle esplorazioni sottomarine a livello commerciale (ma anche, ad esempio, per tutte le attività subacquee in profondità dalla posa di cavi sino alle estrazioni o al turismo).

I diversi attori in gioco sono tutti convinti che vadano rivisti regolamenti e standard di sicurezza.

Fra gli ultimi, ad affermare la necessità di normative e controlli più stringenti, anche William Kohnen presidente del Manned Underwater Vehicles Committee di Los Angeles. Secondo Kohnen la tragedia era "chiaramente prevenibile" perchè con una diversa regolamentazione, per esempio tramite una doppia o tripla certificazione dei mezzi, questi tipi di sommergibili commerciali con turisti a bordo "non sarebbero consentiti in acque statunitensi, britanniche o canadesi" ha specificato.

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