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Finisce in Algeria la fuga di “Mimo”, il boss della droga di Marsiglia

La Castellane, Marsiglia

 
Ricercato dal 2018 è stato arrestato a Orano. Continuava a gestire da lontano lo spaccio nei grattacieli della malavita che dal complesso Le Castellane arrivava in tutta Europa
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In Francia non ci speravano più di beccarlo. E invece Mohamed Djeha, alias “Mimo”, il boss del traffico di droga a Marsiglia, con diramazioni in tutta la Francia e altrove in Europa, è stato ritrovato oggi a Orano, nell’Ovest dell’Algeria. 41 anni, franco-algerino, era sparito dalla circolazione dal 2018. La moglie e i due figli condividevano la sua vita da fuggiasco. E di temibile narcotrafficante.

Proprio il mese scorso Mimo era stato condannato dalla Corte di assise di Aix-en-Provence a trent’anni di carcere, per essere il mandante di un assassinio sull’A55, che attraversa Marsiglia. Era la notte del 16 febbraio 2017. Inseguita da una Bmw nera, una Twingo bianca sfrecciava a 160 km all’ora su quest’autostrada, che collega la città a Martigues. A un certo punto la Bmw arrivò all’altezza dell’altra vettura: risuonarono una serie di colpi. La Twingo procedette ancora a zigzag, poi si ribaltò su sé stessa. Un uomo scese dalla Bmw per finire il “lavoro”: l’ultima e definitiva esecuzione…

In Francia non ci speravano più di beccarlo. E invece Mohamed Djeha, alias “Mimo”, il boss del traffico di droga a Marsiglia, con diramazioni in tutta la Francia e altrove in Europa, è stato ritrovato oggi a Orano, nell’Ovest dell’Algeria. 41 anni, franco-algerino, era sparito dalla circolazione dal 2018. La moglie e i due figli condividevano la sua vita da fuggiasco. E di temibile narcotrafficante.

Proprio il mese scorso Mimo era stato condannato dalla Corte di assise di Aix-en-Provence a trent’anni di carcere, per essere il mandante di un assassinio sull’A55, che attraversa Marsiglia. Era la notte del 16 febbraio 2017. Inseguita da una Bmw nera, una Twingo bianca sfrecciava a 160 km all’ora su quest’autostrada, che collega la città a Martigues. A un certo punto la Bmw arrivò all’altezza dell’altra vettura: risuonarono una serie di colpi. La Twingo procedette ancora a zigzag, poi si ribaltò su sé stessa. Un uomo scese dalla Bmw per finire il “lavoro”: l’ultima e definitiva esecuzione del conducente, prima di un’ultima raffica sul retro della Twingo, che prese fuoco. Gli assassini scomparvero nella notte.

Qualche ora più tardi la Bmw sarà ritrovata: un relitto incendiato sulla strada per Aix-en-Provence. Venne identificata la vittima, si trattava di Kader Benaicha, 31 anni. Quando gli investigatori fecero il prelievo genetico, si resero conto che le sue impronte erano state ritrovate sulla scena di un altro crimine, l’omicidio di Mourad Boughanmi, abbattuto a Marsiglia nella notte del 24 maggio 2016, con il figlio di due anni spettatore dell’assassinio, seduto dietro. Sui luoghi si ritrovarono anche le impronte di Karim Boukhiar, ucciso sette giorni dopo l’assalto sull’autostrada.

Insomma, si trattava di un duplice regolamento di conto. E, sulla base di intercettazioni telefoniche, i giudici non hanno avuto dubbi: era la vendetta di Mimo, già condannato, nel 2019, a dieci anni per riciclaggio di denaro sporco. Lui era il boss della Castellane, un complesso di palazzoni, alloggi sociali in pessime condizioni. Vi abitano 7mila persone. Ci sono grattacieli di difficile accesso (anche per la polizia), ma all’incrocio di importanti assi stradali, che attraversano Marsiglia.

La Castellane fu costruita tra il 1969 e il 1971, soprattutto per accogliere l’immigrazione in arrivo dal Maghreb. Lì è cresciuto anche Zinédine Zidane. Era in particolare la Tour K, un grattacielo enorme con vista mare, il luogo dello spaccio, che assicurava un fatturato di 80mila euro al giorno per il traffico di stupefacenti. È stato demolito a partire dal 2019. Ma non per questo i traffici sono scomparsi e, apparentemente, Mimo gestiva ancora tutto a distanza.

Dal 2018, lui viaggiava sotto falsa identità tra l’Algeria, Dubai e il Marocco. Negli ultimi tempi, però, restava rintanato in Algeria, per la paura di essere estradato verso la Francia.

Oggi è stato arrestato nel suo nascondiglio dalla polizia algerina, che ha ovviamente collaborato con quella francese. La sua vicenda ricorda quella del protagonista di un film presentato all’ultimo Festival di Cannes, Omar à la fraise, diretto dal francese Elias Belkeddar. È la storia un po’ trash e “tarantinesca” di un boss della droga, impersonato da Reda Kateb, condannato in Francia, che si ritrova in una sorta di “prigione dorata” nella terra dei suoi genitori, l’Algeria.

Dopo l’arresto, Gérald Darmanin, ministro francese degli Interni, ha subito twittato: “Evento importante: uno dei più grossi trafficanti di droga di Marsiglia, condannato il mese scorso a 30 anni di prigione dalla Corte d’assise, è stato arrestato in Algeria”.

Ma ora a Mimo cosa succederà? Avendo anche la nazionalità algerina, può rifiutare di essere estradato. Una fonte vicina al dossier, citata dal Journal du Dimanche, indica: “Ci sono poche possibilità che venga portato in Francia. L’obiettivo è che sconti le sue pene in Algeria”. Sarà li giudicato di nuovo per i crimini per i quali è stato condannato dalla giustizia francese. La sua corsa impazzita, comunque, è finita.

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