Prigozhin torna ad attaccare Shojgu. Che cosa ha detto e perché
di Rosalba CastellettiPrigozhin contro Shojgu. È oramai una saga. E si arricchisce ogni giorno di un virulento attacco del fondatore della compagnia militare privata Wagner contro il ministro della Difesa.
Oggi l’ultima sortita. Un nuovo video di mezz’ora dove Evgenij Prigozhin, sostanzialmente, accusa Sergej Shojgu di avere “ingannato” il Paese e lo stesso presidente Vladimir Putin trascinando la Russia nel conflitto contro l’Ucraina.
Un ennesimo tentativo di catalizzare l’attenzione benché il suo pubblico sia limitato ai blogger militari e ai “patrioti Z” che si muovono su Telegram e spesso condividono il suo disprezzo per i vertici militari, mentre i media di Stato, a cui si abbevera la popolazione, hanno l’ordine di non rilanciare le sue esternazioni, ma solta…
Prigozhin contro Shojgu. È oramai una saga. E si arricchisce ogni giorno di un virulento attacco del fondatore della compagnia militare privata Wagner contro il ministro della Difesa.
Oggi l’ultima sortita. Un nuovo video di mezz’ora dove Evgenij Prigozhin, sostanzialmente, accusa Sergej Shojgu di avere “ingannato” il Paese e lo stesso presidente Vladimir Putin trascinando la Russia nel conflitto contro l’Ucraina.
Un ennesimo tentativo di catalizzare l’attenzione benché il suo pubblico sia limitato ai blogger militari e ai “patrioti Z” che si muovono su Telegram e spesso condividono il suo disprezzo per i vertici militari, mentre i media di Stato, a cui si abbevera la popolazione, hanno l’ordine di non rilanciare le sue esternazioni, ma soltanto gli aggiornamenti sui movimenti di Wagner al fronte.
Non a caso, in un sondaggio di qualche mese fa dell’istituto indipendente Levada Tsentr che esaminava il tasso di fiducia nei “politici”, a nominare Prigozhin erano soltanto tre persone sulle 1.600 interpellate, vale a dire lo 0,18 per cento.
L'attacco di Prigozhin
Nel nuovo video, il cosiddetto “cuoco di Putin” sostiene che il 24 febbraio del 2022 “non sia successo nulla di particolarmente inusuale”.
Militari russi e ucraini si scambiavano colpi nel Donbass, ma non c’era nessuna “pazza aggressione” da parte dell’Ucraina o suo tentativo “di pianificare un attacco con l’intera Nato”, come strombazza invece la propaganda statale russa – e come ha sostenuto più volte lo stesso Putin.
L’operazione militare speciale, a suo dire, sarebbe “cominciata per ragioni completamente differenti”. Innanzitutto, teorizza il capo di Wagner, “la guerra serviva a Shojgu per entrare nella storia come un grande condottiere di Tuva, per diventare maresciallo e due volte Eroe della Russia. La guerra serviva non per denazificare e smilitarizzare l’Ucraina, serviva solo affinché lui avesse questa stelletta di maresciallo sulle spalline, serviva affinché quest’uomo, malato di mente, quando si stenderà nella bara, abbia quella stella accanto a lui sul cuscino”.
E in secondo luogo, continua Prigozhin, “serviva agli oligarchi, a quel clan che oggi effettivamente dirige la Russia… per nominare Medvedciuk come tale presidente dell’Ucraina… e spartire gli asset dopo aver preso l’Ucraina sotto il proprio controllo. Già nel Donbass si rubava alla grande, ma volevano ancora di più”.
In conclusione, “la nostra guerra santa contro coloro che offendono il popolo russo si è trasformata in racket, in ladrocinio”. Prigozhin usa, a essere precisi, la parola “krysjatnicestvo”, citando il gergo malavitoso.
Per mezz’ora il capo di Wagner non fa che sbugiardare le rivendicazioni della Difesa. L’operazione in Siria del 2015? “A fare il lavoro principale era Wagner, mentre l’esercito non faceva che far volare gli aerei e i generaloni non facevano che appuntarsi medaglie come addobbi sull’albero di Natale”. I 60 Leopard della Nato distrutti nelle scorse settimane in Ucraina? “Una totale assurdità”.
Poi martella sui soliti tasti: “l’esercito scarso”, “senza addestramento, senza comando, senza armi e senza una serie di criteri”, assolutamente impreparato a lanciare l’operazione iniziata il 24 febbraio del 2022. Un’operazione peraltro “mal pianificata”, disastrosa e piena di “errori”, soprattutto nei primi mesi.
Shojgu, insiste Prigozhin, “non ha avuto palle, era spaventato” tanto che a metà marzo “si è nascosto, è sparito”. Non era che un “vecchietto tremante che stava pensando a come tirarsi fuori dalla situazione. Già allora bisognava buttarlo nella spazzatura, punirlo per aver ammazzato (già allora!) decine di migliaia di soldati”.
“Il ministero della Difesa – è la conclusione di Prigozhin – inganna il presidente che riceve rapporti che non corrispondono in nessun modo alla realtà. Così si formano due agende: una sul terreno e l’altra sulla scrivania del presidente. Shojgu vive secondo il principio: per fare credere a una menzogna, questa menzogna deve essere smisurata”.
Come sempre, Prigozhin evita accuratamente di prendere di mira il leader del Cremlino. Ma, teorizzando che non conosce la realtà sul campo ed è ingannato dal suo stesso entourage, di fatto dichiara che Putin non ha il controllo del Paese.
Le reazioni della Difesa e di Putin
Per una volta la Difesa ha reagito. I soldati della 42esima divisione della fanteria motorizzata, con la “Z” in bella vista sul petto, hanno diffuso un video in cui dicono di essere stufi dei continui attacchi di Prigozhin contro l’esercito russo.
Putin invece soprassiede. Sembrerebbe assistere in silenzio alla lotta intestina tra esercito regolare e milizie di “volontari”, come li chiama l’ordinamento russo. Sarebbe sbagliato però pensare che il Re è nudo soltanto perché lo dice Prigozhin.
Primo: non è detto che l’eco delle invettive del leader di Wagner lo raggiungano. Lo scopo del “macellaio di Putin”, come si è auto-soprannominato, del resto, potrebbe essere proprio questo: fare arrivare le sue lamentele al sommo.
A dispetto dei nomignoli, infatti, non ha un diretto accesso al Cremlino. E cerca di guadagnarselo a furia di sparate. Soprattutto ora che sta lottando per non sottoscrivere entro il primo luglio il contratto che lo dovrebbe sottomettere a Shojgu.
Secondo: Putin, da un lato, approfitta delle divisioni per governare meglio le fazioni in lotta secondo l’antico principio del “divide et impera”. Dall’altro, ha bisogno di Prigozhin perché gli fornisce “carne da cannone”, ma non esiterà a liberarsene se dovesse alzare troppo la cresta.
Gli ha già lanciato due chiari segnali. Prima ha preso le parti della Difesa contro Prigozhin che si rifiuta di siglare il contratto. E poi canali Telegram collegati al Cremlino hanno diffuso le foto dei figli di Prigozhin a un party a Dubai. La stessa cosa di cui lo “chef” ha accusato in passato i figli della nomenklatura: gozzovigliare invece di essere in prima linea a combattere.
Come ha detto all’Associated Press Andrej Kolesnikov del think tank Carnegie Endowment, "è sufficiente che il comandante in capo muova il dito per far sparire il capo di Wagner”.