✕

Titan, sotto accusa l’impresa di Rush: materiali scadenti e “poche misure di sicurezza, correva grossi rischi”

(afp)
Prima di lasciare la compagnia David Lochridge, direttore delle operazioni marittime della OceanGate, aveva messo in guardia il Ceo sulla scarsa sicurezza di alcuni materiali usati
2 minuti di lettura

LONDRA – La passione per il Titanic e per le esplorazioni nelle profondità degli abissi è costata la vita a Stockton Rush. Adesso si tratta di vedere se e quanto costerà alla azienda e alla famiglia lasciate sole dal 61enne fondatore e amministratore delegato della OceanGate Expeditions. Le polemiche sulla insufficiente sicurezza del Titan, il mini sottomarino imploso mentre scendeva verso il relitto del celebre transatlantico, erano cominciate a circolare anche nei quattro giorni di febbrili tentativi di ritrovare e salvare i cinque membri del suo equipaggio. Ora che la loro terribile fine sul fondo dell’Atlantica è stata accertata, le accuse sono destinate a crescere, come riporta stamane il Financial Times. Non è escluso che portino a un’inchiesta giudiziaria e a un processo per danni.

LONDRA – La passione per il Titanic e per le esplorazioni nelle profondità degli abissi è costata la vita a Stockton Rush. Adesso si tratta di vedere se e quanto costerà alla azienda e alla famiglia lasciate sole dal 61enne fondatore e amministratore delegato della OceanGate Expeditions. Le polemiche sulla insufficiente sicurezza del Titan, il mini sottomarino imploso mentre scendeva verso il relitto del celebre transatlantico, erano cominciate a circolare anche nei quattro giorni di febbrili tentativi di ritrovare e salvare i cinque membri del suo equipaggio. Ora che la loro terribile fine sul fondo dell’Atlantica è stata accertata, le accuse sono destinate a crescere, come riporta stamane il Financial Times. Non è escluso che portino a un’inchiesta giudiziaria e a un processo per danni.

Le posizioni di Rush

L’anno scorso la rete televisiva Cbs chiese a Rush se i suoi “viaggi turistici” intorno al Titanic stavano producendo un profitto. “No”, fu la lapidaria risposta, “Non ancora”, aggiunse, “qualcuno può pensare che 250mila dollari a persona siano un sacco di soldi, ma soltanto il carburante ci costa più di un milione di dollari”. È lecito immaginare che la OceanGate cercasse di risparmiare il più possibile, perché la compagnia non ha scopi filantropici, bensì è un business.

Al tempo stesso, Rush non nascondeva la sua avversione per le tradizionali misure di sicurezza. “A un certo punto”, dichiarò sempre alla Cbs, “la sicurezza diventa puro spreco”. In un’altra intervista precedente alla rivista Smithsonian, definì l’industria dei sottomarini come “oscenamente sicura”, osservando che il settore dei sommergibili per le esplorazioni sottomarine private “non può innovare o crescere perché ci sono tutte queste regole”.

Fred Hagen, un uomo d’affari che ha compiuto due viaggi sul Titan, sostiene che Rush “correva dei rischi” e diceva chiaramente a tutti che il piccolo sottomarino era “un veicolo sperimentale, non regolamentare e che noi rischiavamo la vita partecipando alle sue missioni”. In effetti, racconta Hagen al quotidiano della City, la parola “morte” appariva ben tre volte nel documento che ogni passeggero doveva firmare prima di intraprendere il viaggio. La necessità di tagliare i costi pare avere guidato una decisione cruciale e altamente rischiosa del progetto: quella di avere usato fibre di carbonio per il Titan, perché è un materiale più leggero e più facile ed economico da trasportare rispetto ad altri tradizionali metalli.

I dubbi sulle fibre di carbonio 

Proprio la sicurezza delle fibre di carbonio furono il motivo della rottura tra Rush e David Lochridge, direttore delle operazioni marittime della OceanGate, che nel 2018 aveva espresso preoccupazioni sul livello dei test effettuati sul Titan. Il sottomarino aveva un sistema di allarme che segnalava se le sue strutture stessero per implodere, come è tragicamente avvenuto domenica scorsa, ma li avvertiva soltanto “frazioni di secondi” prima che il disastro avvenisse. Lochridge voleva un allarme che desse più tempo ai passeggeri, abbastanza tempo per risalire in superficie. Inoltre temeva che l’uso ripetuto del sottomarino ne avrebbe indebolito le strutture al carbonio. Invece di rispondere ai suoi timori, Rush lo licenziò immediatamente.

Sempre nel 2018, la US Marine Technology Society, una commissione che esamina la sicurezza sui mari, avvertì Rush dei rischi potenziali comportati dal suo approccio, scrivendogli che avrebbero potuto risultare in problemi minori o anche “in una catastrofe”, con serie conseguenze per tutti nel settore, afferma una lettera firmata da Will Kohnen, presidente della commissione.

Gli avvertimenti degli esperti 


Per questi e altri motivi, vari esperti internazionali hanno dichiarato nei giorni scorsi che un incidente al Titan era una possibilità considerata da molti nell’ambiente delle esplorazioni marine. Ora cinque persone hanno perso la vita. Quattro erano passeggeri paganti, incluso un ragazzo di 19 anni. Se tra i loro familiari in questo momento prevale il dolore, è verosimile che presto nascerà anche la rabbia. È vero che nessuno era obbligato a immergersi con il Titan. Ma se venisse appurato che il suo fondatore ha “schivato le regole”, come accusa qualcuno, per risparmiare sui costi, potrebbero scattare conseguenze giudiziarie.

La “maledizione” del Titan sembra la stessa del Titanic, che colpì l’iceberg ignorando avvertimenti e perché a bordo non c’era nemmeno un cannocchiale: nessun sortilegio, nessuna sfortuna, soltanto errori, azzardo e disattenzione da parte umana.
 

Leggi i commenti