Titan, la zia dello studente pakistano: “Non voleva andarci, era terrorizzato. Ha accettato solo per fare un regalo a suo padre”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Suleman Dawood, lo studente anglopakistano di 19 anni morto insieme al padre Shahzada nell’implosione del Titan, era “terrorizzato” all’idea di immergersi nell’Atlantico con il minuscolo sottomarino per andare a vedere il relitto del Titanic. Ha partecipato all’impresa “soltanto per fare piacere a suo padre come regalo per la Festa del Papà”.
Lo afferma sua zia, Azmeh Dawood, sorella maggiore di Shahzada, in una intervista con la rete televisiva americana Nbc News riportata da Sky News in Gran Bretagna, dove vivevano padre e figlio. Un’affermazione che aggiunge ulteriore angoscia all’orrore per l’atroce fine dei cinque passeggeri del mini sommergibile, apparentemente imploso per la pressione dell’oceano su strutture al carbonio indebolite o non in grado di resistervi e insufficienti misure di sicurezza.
LONDRA – Suleman Dawood, lo studente anglopakistano di 19 anni morto insieme al padre Shahzada nell’implosione del Titan, era “terrorizzato” all’idea di immergersi nell’Atlantico con il minuscolo sottomarino per andare a vedere il relitto del Titanic. Ha partecipato all’impresa “soltanto per fare piacere a suo padre come regalo per la Festa del Papà”.
Lo afferma sua zia, Azmeh Dawood, sorella maggiore di Shahzada, in una intervista con la rete televisiva americana Nbc News riportata da Sky News in Gran Bretagna, dove vivevano padre e figlio. Un’affermazione che aggiunge ulteriore angoscia all’orrore per l’atroce fine dei cinque passeggeri del mini sommergibile, apparentemente imploso per la pressione dell’oceano su strutture al carbonio indebolite o non in grado di resistervi e insufficienti misure di sicurezza.
“Mio nipote non aveva voglia di prendere parte al viaggio”, racconta la zia. “Aveva l’impressione che non fosse una buona idea, non era a suo agio a partecipare. Ma era un dono per la Festa del Papà (che nel Regno Unito si celebra il 18 giugno, ndr.). Era un‘esperienza per avvicinare padre e figlio, una grande avventura che suo padre voleva e allora era disposto a farla anche Suleman, un ragazzo che avrebbe fatto qualunque cosa per chiunque”. Gli altri passeggeri del Titan, aggiunge Azmeh Dawood, erano partiti “per le proprie ragioni”, ma Suleman ci era andato soltanto come “modo per sentirsi unito al padre nella Festa del Papà”.
La testimonianza della zia
Suleman Dawood studiava all’università di Glasgow, ma era cresciuto a Londra. Il padre, che aveva 48 anni, era uno degli uomini più ricchi del Pakistan, appartenente a una delle dinastie imprenditoriali più famose del suo Paese. Aveva anche una grande passione per lo spazio, era membro di un istituto internazionale per la ricerca di forme di intelligenza nell’universo, e per le esplorazioni di ogni genere.
Sua sorella Azmeh si è trasferita ad Amsterdam per curare con la cannabis medica la sclerosi multipla di cui soffre. Anche a causa di questa decisione, non era più in buoni rapporti con Shahzada. “Ma ho seguito con enorme apprensione quello che è successo negli ultimi giorni”, afferma nell’intervista alla Nbc. “Era mio fratello minore, il fratellino che tenevo in braccio da piccola. Stento a credere a quanto è accaduto. Mi sembra un film dell’orrore”. Adesso all’orrore della scomparsa di fratello e nipote si aggiunge la sua testimonianza, secondo cui il 19enne Suleman aveva paura di scendere verso il Titanic ma l’avrebbe fatto soltanto per compiacere il padre, come “regalo per la Festa del Papà”.