Podolyak: “Comunque finisca il golpe, per Putin è l’inizio della fine”
dal nostro inviato Fabio TonacciDRUZHKIVKA – “Comunque andrà, questo è l’inizio della fine di Putin”. Con una dose doppia di ottimismo, giustificata dalle notizie che arrivano dalla Russia, il consigliere dell’Ufficio presidenziale Mykhailo Podolyak, uno degli uomini più ascoltati da Zelensky, non nasconde la soddisfazione di vedere il caos esplodere a casa di chi, sedici mesi fa, ha deciso di invadere l’Ucraina. “Non poteva che finire così, ce lo aspettavamo…Le prossime ventiquattro ore saranno decisive per le sorti della Federazione”, dice a Repubblica, in collegamento dal suo ufficio di Kiev. “Se Prigozhin dovesse raggiungere il suo obiettivo, una parte dell’esercito regolare lo seguirà. E questo, secondo noi, avvicinerà di molto la fine della guerra”.
Come potete trarre vantaggio dalla ribellione di Prigozhin?
“Per noi al momento non cambia niente, la controffensiva va avanti. Certo, è inevitabile che i disordini interni distoglieranno l'attenzione dell’esercito russo in prima linea, costretto a valutar…
DRUZHKIVKA – “Comunque andrà, questo è l’inizio della fine di Putin”. Con una dose doppia di ottimismo, giustificata dalle notizie che arrivano dalla Russia, il consigliere dell’Ufficio presidenziale Mykhailo Podolyak, uno degli uomini più ascoltati da Zelensky, non nasconde la soddisfazione di vedere il caos esplodere a casa di chi, sedici mesi fa, ha deciso di invadere l’Ucraina. “Non poteva che finire così, ce lo aspettavamo…Le prossime ventiquattro ore saranno decisive per le sorti della Federazione”, dice a Repubblica, in collegamento dal suo ufficio di Kiev. “Se Prigozhin dovesse raggiungere il suo obiettivo, una parte dell’esercito regolare lo seguirà. E questo, secondo noi, avvicinerà di molto la fine della guerra”.
Come potete trarre vantaggio dalla ribellione di Prigozhin?
“Per noi al momento non cambia niente, la controffensiva va avanti. Certo, è inevitabile che i disordini interni distoglieranno l'attenzione dell’esercito russo in prima linea, costretto a valutare cosa sta accadendo alle sue spalle. Se a Mosca decideranno di ritirare parte delle truppe dispiegate in Ucraina per reprimere la rivolta della Wagner, vedremo una forte accelerazione del nostro contrattacco”.
Che per adesso va a rilento.
“Il nostro compito è costruire un'enorme linea di difesa lunga 1.800 chilometri, tre linee, strutture ingegneristiche, campi minati, fortificazioni…un'enorme quantità di lavoro da fare per lo Stato Maggiore”.
L’intelligence militare cosa vi dice? Ci sono già segnali di un ripiegamento delle truppe russe?
“No, finora non abbiamo conferme. Ricordatevi però che questo è l'inizio di un processo. Se Prigozhin riuscirà a tenere sotto controllo per almeno 24-48 ore le città che ha occupato, allora ci saranno cambiamenti interessanti sul fronte ucraino. Bisogna aspettare, è prematuro fare previsioni. La posta in gioco è evidente: o Prigozhin verrà distrutto, e con esso la Brigata Wagner, oppure scatenerà una guerra civile che porterà avanti fino alla fine”.
Da cosa dipende la riuscita del golpe militare?
“Ci sono quattro componenti. Innanzitutto, risorse, armi e uomini, e lui li ha. Secondo elemento: ha il supporto di una parte dell'élite di potere russa? Probabilmente sì, è questa può essere la sua carta vincente. Bisogna vedere poi se, come detto, riuscirà a mantenere il controllo dei territori presi. Il quarto elemento sono le altre possibili spinte nella società di chi vuole distruggere il sistema di potere verticale di Putin. Sicuramente Prigozhin ha le risorse”.
Qual è l’obiettivo del fondatore della Wagner?
“La sostituzione dei personaggi chiave nel governo russo, a partire da Vladimir Putin e dai suoi fedelissimi. Rovesciare il regime politico in Russia. E, auspicabilmente, anche il ritiro della Russia dalla guerra a condizioni che a quel punto non saranno le stesse di Putin. Per avere un passaggio di potere, le truppe devono tornare in Russia”.
Ritiene plausibile lo scenario in cui Putin rimane al Cremlino e vengono sostituiti solo i nemici storici di Prigozhin, cioè il ministro Shoigu e il comandante in capo Gerasimov?
“Certamente. E però, con la guerra civile in corso la messa in discussione del potere di Putin e della sua capacità di controllo del Paese è già cominciata: non importa come finirà il tentativo di golpe, Putin non sarà più la persona che era fino a ieri. La Federazione potrà attraversare una fase di transizione, ma politicamente non esisterà più in questa forma. E Putin, come attore chiave, se ne andrà”.
Le parole di Prigozhin pronunciate alla vigilia della rivolta, quelle sui finti pretesti diffusi dal Cremlino per giustificare l’invasione su larga scala, possono influenzare in maniera decisiva l’opinione pubblica russa?
“No. L'opinione pubblica in Russia sarà influenzata solo dalle azioni di Prigozhin, tese ad annichilire l'élite politica di Putin. Queste sì che hanno un impatto significativo. Oggi i russi hanno visto la guerra arrivare sul loro territorio. Non importa se si tratta di una guerra civile o di un'eco della guerra in Ucraina, è comunque guerra vera. E la società in Russia sta realizzando che Putin non è più in controllo. Sarà questo a decretare la sua fine, non le parole di Prigozhin”
Si aspetta altre operazioni sul territorio della Russia, ad esempio da parte del Corpo dei Volontari Russi o della Legione della Libertà della Russia?
“La Legione della libertà della Russia agirà sicuramente, mi aspetto di vedere diverse azioni sul territorio russo nelle prossime ore”
Come ha reagito il presidente Zelensky alla notizia della rivolta di Prigozhin?
“Ha convocato tutti i comandanti della prima linea e il comando delle forze dell'ordine per discutere della situazione in Russia. Stiamo monitorando. Ma ha detto chiaramente che stiamo lavorando nel quadro della nostra dottrina per la liberazione di tutta l’Ucraina. La Russia riceverà per intero ciò che ci ha inflitto. E’ iniziato un processo storico inarrestabile”.