Putin parla alla nazione: “Pugnalati alle spalle, come nel 1917”
di Riccardo RicciMOSCA – La ribellione armata messa in atto in queste ore dai gruppi paramilitari contro l’esercito regolare rappresenta una minaccia mortale per la Russia e ricorda la “pugnalata alle spalle” del 1917 che ha consegnato la vittoria al nemico comune nella Prima Guerra Mondiale.
Con queste parole il presidente russo Vladimir Putin questa mattina ha rotto il silenzio sulla ribellione del leader del gruppo paramilitare Wagner Evgenij Prigozhin, che nella notte ha preso il controllo della regione di Rostov sul Don, cruciale per le attività in Ucraina. Lo ha fatto in un videomessaggio in cui in abito nero e con tono marziale, ha rivolto un appello a tutti cittadini russi e al personale militare che è rimasto al proprio posto per “respingere gli attacchi nemici”.
Lo ha fatto senza nominare neanche una volta nei cinque minuti di discorso il nome di Prigozhin, che però meno di un’ora prima aveva annunciato di aver preso sotto controllo diversi siti militari nella regione di Rostov sul Don…
MOSCA – La ribellione armata messa in atto in queste ore dai gruppi paramilitari contro l’esercito regolare rappresenta una minaccia mortale per la Russia e ricorda la “pugnalata alle spalle” del 1917 che ha consegnato la vittoria al nemico comune nella Prima Guerra Mondiale.
Con queste parole il presidente russo Vladimir Putin questa mattina ha rotto il silenzio sulla ribellione del leader del gruppo paramilitare Wagner Evgenij Prigozhin, che nella notte ha preso il controllo della regione di Rostov sul Don, cruciale per le attività in Ucraina. Lo ha fatto in un videomessaggio in cui in abito nero e con tono marziale, ha rivolto un appello a tutti cittadini russi e al personale militare che è rimasto al proprio posto per “respingere gli attacchi nemici”.
Lo ha fatto senza nominare neanche una volta nei cinque minuti di discorso il nome di Prigozhin, che però meno di un’ora prima aveva annunciato di aver preso sotto controllo diversi siti militari nella regione di Rostov sul Don e di avere a disposizione un contingente di 25 mila fedelissimi armati. È un trattamento che il presidente russo era solito riservare ai suoi più pericolosi oppositori, come l’attivista Navalny, a cui il Putin in pubblico si riferisce solo con l’appellativo “blogger”.
"Quello che stiamo affrontando non è altro che un tradimento – ha detto Putin - causato dalle eccessive ambizioni”. Un tradimento che potrebbe avere conseguenze catastrofiche, oggi come in passato, in un momento in cui contro la Russia è diretta “l'intera macchina militare, economica e informativa dell'Occidente”.
“Intrighi, litigi, politica alle spalle dell'esercito e del popolo si sono trasformati nel più grande shock, la distruzione dell'esercito e il crollo dello stato, la perdita di vasti territori”, ha ricordato Putin. Oggi, come nel 1917 di conseguenza si fa reale il rischio di una “guerra civile”. “Non permetteremo che accada di nuovo”, ha detto Putin e ha annunciato di aver dato mandato a tutte le autorità di intraprendere le misure necessarie.
Nel frattempo la Procura ha avviato un procedimento per ribelione armata e contro Prigozhin e i suoi uomini. L’Fsb ha rinvitato i membri dalla compagnia di mercenari a prendere le distanze dalle decisioni del proprio leader. Misure antiterrorismo sono state adottate persino a Mosca e nelle regioni circostanti. Il governatore della regione di Rostov ha invitato la popolazione a “restare a casa”, e anche quello di Lipetsk, 420 chilometri a sud di Mosca, ha annunciato “misure di sicurezza rafforzate”.
Nelle vie centrali della capitale circolano mezzi militari mobilitati per rafforzare la sicurezza delle strutture critiche. "Continuiamo, andremo fino in fondo"- Prigozhin ha replicato con fermezza da suo canale Telegram - "distruggeremo tutto ciò che si mette sulla nostra strada".
La presidenza ucraina ritiene che per la Russia "questo sia solo l'inizio". O meglio, l’epilogo di una crescente "divisione tra le élite”. “Accettare e fingere che tutto sia sistemato non funzionerà", ha aggiunto Mykhailo Podoliak su Twitter. Il politico dell'opposizione in esilio Mikhail Khodorkovskij a sua volta ha commentato “ è un duro colpo per la reputazione di Putin I troll del Cremlino stanno dicendo che domani andrà tutto bene. Ahimè, non sarà così!”