✕

Paloméros, ex comandante supremo della Nato: “Putin ora è più debole e i conti con la Wagner non sono ancora chiusi”

Intervista al generale francese: “Il grande scontro con Prigozhin è sfociato in una tregua, ma non credo che possa essere risolto pacificamente. Uno dei due dovrà uscire di scena”
2 minuti di lettura

MILANO – Il generale Jean-Paul Paloméros, tra i più importanti militari francesi, tra il 2012 e il 2015 ha guidato il comando Transformation della Nato, per riorganizzare le forze del Patto Atlantico dopo il rientro della Francia, di cui aveva già guidato le forze aeree.

Che cosa succederà ora in Russia dopo la tregua tra Putin e Prigozhin?
"Il grande scontro tra i due, che maturava da mesi, è sfociato in una tregua. Ma non credo abbiamo visto tutto, né che possa essere risolto pacificamente, dopo i giudizi espressi da Prigozhin sulla guerra ingiusta, l’Ucraina e la Nato. Dichiarazioni che lo hanno opposto frontalmente a Putin: non credo potranno riallacciare i rapporti. Per il potere russo è una provocazione, una sfida che indebolisce sia Putin sia le forze militari. Vediamo se nei prossimi giorni ci saranno reazioni o risposte, dal Cremlino o dalla gerarchia dell’esercito, che per due volte non si è opposto alla marcia della Wagner su Rostov e poi su Mosca. Quale che sia la soluzion…

MILANO – Il generale Jean-Paul Paloméros, tra i più importanti militari francesi, tra il 2012 e il 2015 ha guidato il comando Transformation della Nato, per riorganizzare le forze del Patto Atlantico dopo il rientro della Francia, di cui aveva già guidato le forze aeree.

Che cosa succederà ora in Russia dopo la tregua tra Putin e Prigozhin?
"Il grande scontro tra i due, che maturava da mesi, è sfociato in una tregua. Ma non credo abbiamo visto tutto, né che possa essere risolto pacificamente, dopo i giudizi espressi da Prigozhin sulla guerra ingiusta, l’Ucraina e la Nato. Dichiarazioni che lo hanno opposto frontalmente a Putin: non credo potranno riallacciare i rapporti. Per il potere russo è una provocazione, una sfida che indebolisce sia Putin sia le forze militari. Vediamo se nei prossimi giorni ci saranno reazioni o risposte, dal Cremlino o dalla gerarchia dell’esercito, che per due volte non si è opposto alla marcia della Wagner su Rostov e poi su Mosca. Quale che sia la soluzione, penso che Putin non si arrenderà, e che tra lui e Prigozhin uno dei due dovrà uscire di scena”.


Quel che sta succedendo in Russia che sviluppi può avere sull’esito della guerra?
"Si apre una fase decisiva. I fatti degli ultimi giorni possono facilitare la controffensiva ucraina in corso, che finora sta procedendo con cautela e lentezza, perché Zelensky sa che non può permettersi grandi perdite umane e materiali: l’Ucraina ha già pagato un prezzo alto. La debolezza del fronte interno russo potrebbe scoprire altre regioni strategiche per Mosca, che ha spiegato le sue forze migliori nel Sud ucraino: Zaporizhzhia, Mariupol, Melitopol, la penisola della Crimea che per Mosca è un’area vitale da due secoli. L’Ucraina potrebbe passare da Est, prima di procedere verso Sud. E gli sviluppi dell’insurrezione russa possono essere decisivi”.


Ora è più facile anche un negoziato per sospendere gli scontri?
"Immaginarsi un negoziato è un esercizio possibile solo postulando che Putin conservi il potere, perché ogni altro scenario è un’incognita. Se Putin c’è ancora, e capisce che rischia di perdere il controllo, o la guerra, potrebbe indursi a negoziare i rapporti di vicinato con l’Europa in un quadro ampio, cercando di bilanciare diverse questioni come le forniture di energia, nuove forme di disarmo nucleare mediante il ritiro delle testate Nato in cambio magari di quelle in Bielorussia, e cose simili a quelle fatte dopo la crisi degli euromissili negli anni ‘80. Bisognerà capire il grado di resistenza dell’esercito e del popolo in Russia, un Paese molto provato, e cosa potranno accettare senza umiliazioni o danni materiali e politici che ritengano eccessivi, anche rispetto all’entrata in Ucraina del 2014. Anche un referendum per far decidere agli abitanti della Crimea il loro futuro potrebbe servire, magari a evitare l’entrata di tutta l’Ucraina nella Nato, che per Putin sarebbe un disastro”.


A questo tavolo l’Europa deve sedersi col cappello della Nato, o con un blasone che tuteli meglio i suoi interessi specifici con la Russia?
"Il modo migliore di procedere per l’Europa è ridefinire l’architettura della sicurezza europea, secondo un concetto che chiamo ‘autonomia strategica’. La Nato ha il compito di armonizzare e raccordare la difesa comune del Patto atlantico, e lo fa in modo professionale. Ma l’autonomia strategica spetta all’Europa, e riguarda molti più ambiti rispetto alla difesa comune: sicurezza digitale, trasformazione tecnologica e AI, informazione, flussi migratori, e tutti i possibili rischi strategici che, piaccia o no, il futuro riserva agli europei. Dobbiamo costruire una road map di tutti questi rischi non solo per controllarli, anche per cavalcarli per scopi positivi. Pensiamo al rapporto con Cina, India e Medio Oriente, Paesi che possono essere partner strategici dell’Europa: non possiamo limitarci a compiere le scelte di campo che ci chiedono gli Usa con loro”.


Come vede la quarta proroga, di un anno, del mandato di Jens Stoltenberg a capo della Nato?
"Mi pare probabile. Biden lo ha incontrato e dice che ‘non si cambia il capitano durante la tempesta’: e il presidente degli Usa pesa in questi dossier. Personalmente non avrei visto male una figura nuova, come la ex premier danese Mette Frederiksen. Magari sarà per l’anno prossimo”.

Leggi i commenti