Usa sorpresi da Prigozhin, cresce l’allarme. E Biden sente i leader europei
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – L’intelligence americana aveva colto alcuni segnali che Prigozhin si preparava a qualcosa, perché aveva osservato i movimenti delle sue truppe, però l’insurrezione ha colto di sorpresa gli Stati Uniti. Quindi hanno scelto la strategia della prudenza per capire cosa stesse succedendo, e non offrire a Putin qualsiasi appiglio per accusare l’Occidente di aver organizzato un complotto contro di lui. Il presidente Biden però ha subito riunito il suo “consiglio di guerra” alla Casa Bianca, ha sentito i leader europei di Germania, Francia e Gran Bretagna, e ha incaricato il segretario di Stato Blinken di parlare con i colleghi del G7, incluso il ministro degli Esteri italiano Tajani, per consolidare rapidamente una posizione unitaria in difesa dell’Ucraina e della Nato, qualunque saranno gli sviluppi a Mosca nelle prossime ore.
Le difficoltà interne del capo del Cremlino non erano un mistero per Washington e incoraggiano Kiev nella sua controffensiva, che procede p…
NEW YORK – L’intelligence americana aveva colto alcuni segnali che Prigozhin si preparava a qualcosa, perché aveva osservato i movimenti delle sue truppe, però l’insurrezione ha colto di sorpresa gli Stati Uniti. Quindi hanno scelto la strategia della prudenza per capire cosa stesse succedendo, e non offrire a Putin qualsiasi appiglio per accusare l’Occidente di aver organizzato un complotto contro di lui. Il presidente Biden però ha subito riunito il suo “consiglio di guerra” alla Casa Bianca, ha sentito i leader europei di Germania, Francia e Gran Bretagna, e ha incaricato il segretario di Stato Blinken di parlare con i colleghi del G7, incluso il ministro degli Esteri italiano Tajani, per consolidare rapidamente una posizione unitaria in difesa dell’Ucraina e della Nato, qualunque saranno gli sviluppi a Mosca nelle prossime ore.
Le difficoltà interne del capo del Cremlino non erano un mistero per Washington e incoraggiano Kiev nella sua controffensiva, che procede più lentamente delle aspettative. Nello stesso tempo però un vuoto di potere o una guerra civile in un paese con oltre 6.000 testate nucleari rappresenterebbe una grave minaccia per la stabilità globale.
Quando venerdì il capo di Wagner aveva iniziato ad accusare il regime di aver ordinato l’invasione dell’Ucraina solo per arricchirsi, e di aver fallito nelle operazioni militari, tutti hanno compreso la gravità della spaccatura in corso nella leadership russa, ma avevano già sentito simili uscite in passato. La marcia su Rostov ha cambiato la dinamica, aprendo la porta ad una svolta forse auspicata, ma non attesa in queste ore. Il dipartimento di Stato infatti era concentrato su una nuova offensiva retorica contro le bugie di Mosca sull’invasione e i suoi crimini di guerra, condotta all’Osce dal suo ambasciatore Michael Carpenter, che aveva accusato il Cremlino di aver negato l’assistenza umanitaria alle vittime del crollo della diga se non avevano fatto la domanda per il passaporto russo. L’approccio però è cambiato rapidamente nella notte, e ieri mattina Biden ha rimandato la partenza per il weekend a Camp David, per riunire subito i suoi collaboratori più stretti.
Così alla Casa Banca si sono trovati la vice Harris, il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan, Blinken, il segretario alla Difesa Austin che solo il giorno prima aveva visto il collega italiano Crosetto, il capo degli Stati Maggiori Riuniti Milley, la direttrice dell’intelligence nazionale Haines, quello della Cia Burns, e l’ambasciatrice all’Onu Thomas Greenfield. Nelle stesse ore ha chiamato il presidente francese Macron e i premier tedesco e britannico Scholz e Sunak, mentre Blinken sentiva i ministri degli Esteri dei G7 e il responsabile della politica estera dell’Unione Europea Borrell. Il punto comune, qualunque cosa stesse accadendo in Russia, era «riaffermare il supporto incrollabile per l’Ucraina», anche per ammonire Putin affinché non pensasse di reagire ai suoi problemi interni colpendo i paesi vicini, magari allargando la crisi con il ricorso spesso minacciato alle armi atomiche tattiche.
Il problema però è anche la stabilità di Mosca, perché l’eventuale crollo del regime provocherebbe un vuoto politico che potrebbe essere occupato dal caos, o da qualcuno peggiore di Vladimir. Quindi Sullivan ha annullato il suo previsto viaggio in Europa, per andare con Biden a Camp David e continuare a seguire la situazione.
L’annuncio del ritiro di Prigozhin ha cambiato la dinamica immediata, ma non quella di lungo termine, anche perché pochi credono che sia stato davvero l’intervento del dittatore bielorusso Lukashenko a risolvere il problema. Qualunque sia stata l’origine dell’insurrezione, cioè un’iniziativa autonoma del capo di Wagner, o magari un’operazione coordinata gli oligarchi stanchi della guerra, il danno ormai secondo l’ex ambasciatore alla Nato Kurt Volker è fatto: “Prigozhin ha rivelato la verità sulle ragioni della guerra e l’incompetenza con cui è stata condotta, incrinando il potere di Putin. Magari non avrebbe mai avuto la forza di marciare davvero su Mosca e ora può anche essere eliminato, mentre la controffensiva ucraina era sempre stata e resterà difficile. Questo episodio però ha infranto la forza del regime e perciò rappresenta l’inizio della sua fine”.