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A Mosca spariscono le difese anti-golpe. Dopo la paura in città torna la vita

Reportage dalla capitale, che torna alla normalità anche se resta in regime antiterrorismo. Solo un corazzato davanti al ministero di Shojgu ricorda il fallito putsch
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MOSCA — Davanti alla sede del ministero della Difesa russo è rimasto soltanto un mezzo corazzato, un Kamaz Taifun. È una delle rare vestigia dell’attesa del fallito putsch. Passeggiando dall’altro lato della Moscova, a Gorkij Park, non si vede neppure. È nascosto da uno dei moli di attracco dei battelli che sono tornati a fare su e giù per il fiume dopo il momentaneo stop al traffico fluviale di sabato. Soltanto il giorno prima i mercenari di Wagner premevano alle porte della capitale facendo presagire un confronto militare che sarebbe potuto sfociare potenzialmente in un conflitto civile o in un golpe, ma di quell’atmosfera di tesa vigilia non c’è più alcun segno.

Sebbene sia formalmente ancora in vigore, non si vedono tracce neppure del regime antiterrorismo indetto sabato dal sindaco Sergej Sobjanin prima che Evgenij Prigozhin annunciasse il dietrofront dei suoi uomini. Certo, la piazza Rossa resta cordonata, ma non è raro vederla chiusa e la gente non ci fa alcun caso. …

MOSCA — Davanti alla sede del ministero della Difesa russo è rimasto soltanto un mezzo corazzato, un Kamaz Taifun. È una delle rare vestigia dell’attesa del fallito putsch. Passeggiando dall’altro lato della Moscova, a Gorkij Park, non si vede neppure. È nascosto da uno dei moli di attracco dei battelli che sono tornati a fare su e giù per il fiume dopo il momentaneo stop al traffico fluviale di sabato. Soltanto il giorno prima i mercenari di Wagner premevano alle porte della capitale facendo presagire un confronto militare che sarebbe potuto sfociare potenzialmente in un conflitto civile o in un golpe, ma di quell’atmosfera di tesa vigilia non c’è più alcun segno.

Sebbene sia formalmente ancora in vigore, non si vedono tracce neppure del regime antiterrorismo indetto sabato dal sindaco Sergej Sobjanin prima che Evgenij Prigozhin annunciasse il dietrofront dei suoi uomini. Certo, la piazza Rossa resta cordonata, ma non è raro vederla chiusa e la gente non ci fa alcun caso. Qualcuno si scatta un selfie appollaiato sulle transenne prima di infilarsi dentro ai Grandi Magazzini Gum. I poliziotti di guardia parlano e ridono tra loro, senza neppure guardarsi intorno. Tra la Duma, la sede della Camera Bassa del Parlamento, e il Cremlino non si nota alcuna rilevante presenza militare, soltanto qualche poliziotto che passeggia sotto la statua di Marx che guarda il teatro Bolshoj. C’è aria di smobilitazione. Già all’alba sono stati rimossi i blindati e i sacchi di sabbia che creavano un imbuto sulle principali arterie all’ingresso di Mosca. Il traffico nella regione di Mosca è stato completamente ripristinato. Anche il ponte sul fiume Oka sull’autostrada M4 “Don”, su cui sabato marciava la colonna di mezzi Wagner, è stato riaperto. Sopravvive soltanto qualche sparuto posto di blocco della Rosgvardia all’ingresso della capitale.



I moscoviti hanno ripreso la loro vita come se niente fosse. In molti hanno scelto di trascorrere questo soleggiato weekend di fine giugno nelle loro case di campagna le case dove potranno allungarsi anche questo lunedì approfittando della giornata non lavorativa proclamata da Sobjanin quando la rivolta di Wagner era ancora in corso e il sindaco prospettava una “situazione difficile” consigliando di limitare gli spostamenti in città.
 

Chi è rimasto non aveva cambiato di granché i propri programmi neppure sabato. Erano in pochi ad aver obbedito alle indicazioni del sindaco di restare in casa o ad aver seguito con apprensione i progressi della “marcia della giustizia” indetta da Evgenij Prigozhin. Come Svetlana, estetista 26enne, che oggi ha tirato un sospiro di sollievo. Dopo aver mandato in onda il discorso alla nazione di Vladimir Putin alle 10 del mattino di sabato, le tv avevano centellinato le informazioni sull’avanzata dei mercenari e perciò si era incollata all’app di messaggistica Telegram. «Per ore ho seguito gli aggiornamenti minuto per minuto, ma poi mi sono detta che non potevo mettere la mia vita in pausa per seguire le notizie. E alla fine sono uscita. Ora che il pericolo è passato, potrò farlo senza paura e senza sentirmi in colpa».




Non è stata la sola a ignorare gli avvertimenti. Dopo che il municipio ha rinviato il concerto previsto nella capitale per la festa dei diplomati delle scuole superiori, molti hanno organizzato dei party privati. Anche Aleksandr, contabile di 31 anni, non ha rinunciato al suo sabato sera. «Mi sono visto con un paio di amici in un bar. I locali e le discoteche intorno agli Stagni del Patriarca traboccavano di gente. La guerra va avanti da più di un anno ormai. Non c’è niente che io possa fare al riguardo. Perché smettere di godersi la vita? Certo, un po’ di paura c’era», ammette infine. Il ventinovenne Georgij, manager commerciale, invece si dice deluso: «Che peccato! Ieri avevo tante aspettative. Pensavo di poter assistere a un golpe come mio padre nel 1991 e nel 1993, ma non è andata così».

Anche il 41enne Viktor fremeva. Ma per altre ragioni. «Sono stanco dei nostri fallimenti militari in Ucraina, perciò ero contento che Prigozhin stesse reagendo. Certo, non volevo che morissero altri russi, ma speravo che Wagner arrivasse fino a Mosca pacificamente e convincesse Putin che il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov e il ministro della difesa Sergej Shojgu stanno facendo un pessimo lavoro. Sarebbe potuto essere il giorno più importante della storia russa nel 21° secolo».

Non tutti condividono il suo entusiasmo per il leader di Wagner. Tantomeno le autorità. A Vladimir e a Ekaterinburg sono stati rimossi gli striscioni che invitavano a unirsi ai ranghi della compagnia militare privata. Il governatore della regione di Kursk, Roman Starovoit, invece, si è rifiutato di farlo: «Le ambizioni del leader non dovrebbero cancellare i meriti passati dei combattenti ordinari».

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