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Le sorti incerte della Wagner: in Ucraina le truppe entrano nell’esercito. Incognita sui mercenari in Africa e America Latina

(ansa)
Il “core business” dell’esercito mercenario – attivo soprattutto in Africa – continuerà anche dopo l’inquadramento nei reparti della Difesa annunciato dal Cremlino dopo il golpe mancato
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Quando il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, annuncia lo scioglimento del gruppo Wagner e il suo assorbimento nell’esercito regolare trascura di dire che la brigata di mercenari è divisa in due grandi spezzoni: quello che si occupa della guerra in Ucraina e quello che fa lucrosi affari all’estero e soprattutto negli Stati africani, dalle miniere d’oro del Sudan al commercio del legno pregiato nella Repubblica Centrafricana.

I combattenti della Wagner sul fronte del Donbass possono pure finire con addosso la divisa dell’esercito (sarà difficile), ma la questione degli asset fuori dalla Russia è cruciale. Secondo fonti di Repubblica, il capo della Wagner, Evgenij Prigozhin, ora destinato all’esilio in Bielorussia, fra le condizioni per la resa ha ottenuto di tenersi il business africano. Dal suo punto di vista sembra logico: senza una fonte sicura di reddito e senza essere circondato da un cordone di uomini fidati e ben pagati, Prigozhin è in pericolo di vita. Ma gli affa…

Quando il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, annuncia lo scioglimento del gruppo Wagner e il suo assorbimento nell’esercito regolare trascura di dire che la brigata di mercenari è divisa in due grandi spezzoni: quello che si occupa della guerra in Ucraina e quello che fa lucrosi affari all’estero e soprattutto negli Stati africani, dalle miniere d’oro del Sudan al commercio del legno pregiato nella Repubblica Centrafricana.

I combattenti della Wagner sul fronte del Donbass possono pure finire con addosso la divisa dell’esercito (sarà difficile), ma la questione degli asset fuori dalla Russia è cruciale. Secondo fonti di Repubblica, il capo della Wagner, Evgenij Prigozhin, ora destinato all’esilio in Bielorussia, fra le condizioni per la resa ha ottenuto di tenersi il business africano. Dal suo punto di vista sembra logico: senza una fonte sicura di reddito e senza essere circondato da un cordone di uomini fidati e ben pagati, Prigozhin è in pericolo di vita. Ma gli affari della Wagner in Africa hanno una natura ibrida, sono affari che portano denaro e sono anche un pezzo della diplomazia all’estero del Cremlino – e di sicuro il Cremlino non vuole più condividere le sue operazioni con il fondatore della Wagner. Una delle ragioni che hanno spinto Prigozhin a opporre una resistenza feroce al piano del ministro della Difesa Shojgu, che dal primo giorno di luglio voleva dissolvere la Wagner e inquadrare i veterani sotto la sua autorità, era anche il timore che Shojgu si prendesse i business africani.

Proprio la volontà di non essere diluiti nei reparti regolari e quindi di non perdere il proprio status di combattenti Wagner spiega la compattezza e la disciplina degli uomini di Prigozhin durante le trentasei ore di rivolta armata contro Putin. Chi entra nella Wagner lo fa per sentirsi temibile e per arricchirsi, non per finire nel grande minestrone dell’esercito russo, dove grandi brigate formate in maggioranza da mobilitati con pochissima esperienza militare obbediscono controvoglia a una catena di comando lunghissima e corrotta. Meglio tentare il tutto per tutto e resistere allo scioglimento, devono avere pensato i mercenari durante la marcia su Mosca, che rassegnarsi all’arruolamento assieme con i disgraziati di leva.

Se la Difesa russa vuole addomesticare i mercenari deve considerare che nella Wagner ci sono almeno tre tipi di affiliati. Gli specialisti che curano le attività all’estero, soprattutto in Africa ma anche in Siria e altrove, e si occupano soprattutto di ottenere un ritorno immediato dalle loro missioni: controllo dei pozzi petroliferi nella Siria orientale e in Libia, contratti con gli eserciti locali per l’addestramento, sfruttamento di miniere e altro. Il loro numero è segreto, un’inchiesta dei servizi segreti ucraini (Sbu) ne ha elencati più di quattromila ma è soltanto una lista parziale. Poi ci sono i veterani che fanno da spina dorsale delle operazioni di combattimento in Ucraina e si occupano di mantenere la disciplina con esecuzioni e torture. E infine la manovalanza aggiunta di recente, i detenuti arruolati nelle prigioni con la speranza di tornare in libertà in cambio di sei mesi di combattimento sul fronte. Per migliaia di loro, in particolare questo inverno a Bakhmut, sopravvivere per sei mesi è stato impossibile. Il Cremlino può assorbire facilmente i nuovi arrivi, ma la vecchia guardia di Prigozhin formata da golpisti pronti a tutto e in cerca di nuovo denaro sarà molto più dura da persuadere e dovrà essere tenuta sotto sorveglianza.

Il capo della Commissione Difesa della Duma, Andrej Kartapolov, ieri ha dichiarato che la Wagner non dovrebbe essere sciolta, perché è l’unità più efficiente sul fronte e la sua fine sarebbe un regalo “alla Nato e agli ucraini”. Kartapolov è di Russia Unita, lo stesso partito del ministro Shojgu e del presidente Putin, e forse con questa uscita partecipa a uno schema già visto numerose volte in passato: la Duma chiede qualcosa e il Cremlino finge di lasciarsi convincere.

La Difesa russa lavora da anni alla creazione e all’irrobustimento di compagnie di mercenari rivali della Wagner e più obbedienti, come la “Patriot”, che però per adesso non hanno la stessa capacità di attrazione, le stesse ramificazioni internazionali e gli stessi contratti ricchi. E intanto ieri uno dei canali Telegram della Wagner chiariva che i centri di arruolamento e addestramento del Gruppo sono ancora attivi e accettano reclute, quasi come se non fosse successo nulla.
 

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