✕

Biden: “Affari interni, noi estranei”. Ma la Casa Bianca teme un Putin debole

Kirby: “Il cambio di regime non fa parte della politica Usa”. I timori che l’instabilità possa aumentare il rischio nucleare
2 minuti di lettura

«Noi abbiamo chiarito che non siamo coinvolti. Non abbiamo nulla a che vedere con questo. È parte della lotta all’interno del sistema russo». La linea ufficiale degli Usa, peraltro già indicata nei giorni scorsi, l’ha data ieri il presidente Biden, commentando per la prima volta l’insurrezione di Prigozhin. E si capisce, perché Washington non ha interesse a offrire a Putin appigli per accusare l’Occidente di aver ordito il complotto contro di lui, tanto per evitare rappresaglie che potrebbero arrivare all’uso delle atomiche, quanto per non alimentare la retorica secondo cui la sua invasione dell’Ucraina è in realtà una resa dei conti per procura con Usa e Nato.

Questo però non vuol dire che gli americani e i loro alleati non abbiano sperato nel successo del mezzo colpo di Stato, o che lo abbiano temuto, per il rischio caos in un Paese con circa 6.000 testate nucleari. Quindi a maggior ragione impone di prepararsi al dopo Putin, perché potrebbe comunque arrivare, con potenziali sc…

«Noi abbiamo chiarito che non siamo coinvolti. Non abbiamo nulla a che vedere con questo. È parte della lotta all’interno del sistema russo». La linea ufficiale degli Usa, peraltro già indicata nei giorni scorsi, l’ha data ieri il presidente Biden, commentando per la prima volta l’insurrezione di Prigozhin. E si capisce, perché Washington non ha interesse a offrire a Putin appigli per accusare l’Occidente di aver ordito il complotto contro di lui, tanto per evitare rappresaglie che potrebbero arrivare all’uso delle atomiche, quanto per non alimentare la retorica secondo cui la sua invasione dell’Ucraina è in realtà una resa dei conti per procura con Usa e Nato.

Questo però non vuol dire che gli americani e i loro alleati non abbiano sperato nel successo del mezzo colpo di Stato, o che lo abbiano temuto, per il rischio caos in un Paese con circa 6.000 testate nucleari. Quindi a maggior ragione impone di prepararsi al dopo Putin, perché potrebbe comunque arrivare, con potenziali scenari diametralmente opposti. Infatti Biden, che ieri ha parlato con la premier italiana Meloni, ha aggiunto: «Continueremo a valutare gli effetti degli eventi del fine settimana e le implicazioni per la Russia e l’Ucraina. Ma è troppo presto per raggiungere una conclusione definitiva su cosa sta accadendo».

Casa Bianca: “Il cambio di regime non è la nostra politica”

Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Kirby ha approfondito il concetto, dicendo che «il cambio di regime non fa parte della politica Usa». E ha rivelato che mentre Wagner marciava su Mosca, gli Usa e gli alleati hanno «valutato diversi scenari possibili». Non ha chiarito quali, ma è presumibile che la discussione sia andata dal rischio che le armi atomiche finissero fuori controllo, a quello di reazioni militari irresponsabili da parte di Putin o di chi avrebbe potuto prendere il suo posto. Kirby ha assicurato che l’intelligence non ha notato movimenti per l’uso di armi nucleari, ma non ha speculato sul futuro di Wagner, che potrebbe spostarsi in Bielorussia per aggredire Kiev da nord o minacciare altri Paesi europei.

Una fonte di intelligence occidentale avverte: «Il messaggio chiave è che sebbene Putin e il regime siano indeboliti dagli eventi del fine settimana, è troppo presto per dire se lo siano fatalmente. Prigozhin sembra avere pochi, se non nessuno, alleati di alto livello al Cremlino. Quindi è sicuramente una situazione molto instabile e imprevedibile». In sostanza c’è scetticismo, negli ambienti dell’intelligence che si occupa di Russia per mestiere, riguardo l’impatto dell’insurrezione e il suo valore per il futuro politico di Putin. Però è indebolito e potrebbe non durare a lungo, perciò bisogna prepararsi all’ipotesi del dopo. Nell’immediato, i primi interrogativi riguardano il futuro di Wagner. Andrà via da Libia, Siria, Sahel? Il disorientamento dei mercenari potrebbe creare uno spazio da occupare in fretta.

L’incognita del dopo-Putin 

Se poi la successione a Putin tornasse in agenda, toccherebbe ancora a un membro dell’élite dei “siloviki”? Patrushev, Bortnikov o magari Shojgu, se le forze armate restassero con lui? Il rischio, non commentato da Kirby, è di passare dalla padella alla brace. Uno scenario migliore immaginerebbe qualcuno più aperto a chiudere l’invasione ucraina, in cambio di un progressivo allentamento delle sanzioni e magari una qualche riapertura dei rubinetti dell’energia. Sullo sfondo poi va chiarito il ruolo degli oligarchi, con Vladimir Jakunin sospettato di stare con Prigozhin, e Jurij Kovalchuk contro.

Anche la Cina forse ci pensa, perché l’alleanza di Xi con Putin non è stata senza limiti, dal no alle armi per l’Ucraina a quello sul gasdotto dalla Siberia alla Cina. Anche se pubblicamente resta l’appoggio, in privato Pechino non vuole restare col cerino in mano di un regime che crolla. Non è sfuggito che il premier Li Qiang ha invitato il collega Mikhail Mishustin, e il 24 maggio Xi lo ha ricevuto nella Great Hall, aggirando il protocollo. Un segnale di cortesia verso Putin, o un colpo alla sua autorità? Mishustin, pur essendo figlio di un membro del Kgb, non viene nominato in genere tra i probabili successori, ma può darsi che Pechino stesse comunque cercando di prendere le misure e allargare il panorama dei rapporti al vertice dello Stato. 

Leggi i commenti