Sorpresa in Guatemala: il leader della primavera guatemalteca sfida al ballottaggio per le presidenziali l’ex first lady Torres
di Daniele MastrogiacomoSorpresa in Guatemala. La destra estrema viene bocciata alle urne e passano al ballottaggio quelli che i sondaggi davano per ultimi. Saranno l’ex first lady Sandra Torres, dell’Unità Nazionale della Speranza, candidata Onu, socialdemocratica passata ai conservatori, e Bernardo Arévalo, del Movimento Semilla, già protagonista della Primavera guatemalteca del 2015, a sfidarsi il prossimo 20 agosto per la carica di presidente. Se l’affermazione della Torres (15,69 per cento dei voti) , ex moglie dell’ex presidente Álvaro Colom (2008-2011), era prevedibile, il successo di Arévalo (11,8 per cento), sociologo, dottore di ricerca in filosofia e antropologia sociale, è un segnale chiaro della disaffezione degli elettori, del Paese più numeroso e povero del Centroamerica, al sistema dei partiti.
La candidata dei presidenti
Al primo posto, per numero di schede, si impone il voto nullo o bianco: insieme raggiungono il 23,48 per cento. Un quarto dei 5,5 milioni che si sono recati domenica …
Sorpresa in Guatemala. La destra estrema viene bocciata alle urne e passano al ballottaggio quelli che i sondaggi davano per ultimi. Saranno l’ex first lady Sandra Torres, dell’Unità Nazionale della Speranza, candidata Onu, socialdemocratica passata ai conservatori, e Bernardo Arévalo, del Movimento Semilla, già protagonista della Primavera guatemalteca del 2015, a sfidarsi il prossimo 20 agosto per la carica di presidente. Se l’affermazione della Torres (15,69 per cento dei voti) , ex moglie dell’ex presidente Álvaro Colom (2008-2011), era prevedibile, il successo di Arévalo (11,8 per cento), sociologo, dottore di ricerca in filosofia e antropologia sociale, è un segnale chiaro della disaffezione degli elettori, del Paese più numeroso e povero del Centroamerica, al sistema dei partiti.
La candidata dei presidenti
Al primo posto, per numero di schede, si impone il voto nullo o bianco: insieme raggiungono il 23,48 per cento. Un quarto dei 5,5 milioni che si sono recati domenica ai seggi ha barrato il proprio voto, altri 3,8 milioni si sono addirittura astenuti. L’affluenza è stata del 60 per cento, due punti in più delle elezioni del 2019 quando vinse Alejandro Giammattei sconfiggendo al ballottaggio la stessa Torres.
L’esito finale è quasi scontato. Difficile se non impossibile una nuova affermazione del leader di Semilla. I partiti della destra, la maggioranza dei 22 candidati, riverserà i voti su quella che viene soprannominata negli ambienti politici “la candidata che fa i presidenti”. È molto probabile che questa volta non si presterà al ruolo di gregaria in un confronto dove si sa già chi vince.
Un Paese piegato dalla corruzione
Ma gli umori dei guatemaltechi sono variabili. C’è anche chi scommette su uno scatto di orgoglio che potrebbe segnare un destino finalmente diverso per un Paese da sempre al centro di golpe e dittature, reduce da una sanguinosa guerra civile (1960-1996) che ha sterminato la popolazione indigena, infettato da una corruzione dilagante. Il declino democratico del Guatemala è stato scandito da una repressione furibonda e da un’impunità impressionante nei confronti dei corrotti. Sono stati perseguitati giudici, attivisti, giornalisti; il voto è sembrato sempre di più una formalità nella quale si puntava al male minore. La rassegnazione è ben espressa nel voto nullo o bianco e nell’astensione: insieme raggiungono la maggioranza assoluta.
La campagna elettorale, del resto, aveva seguito il percorso tracciato da anni: tre candidati che spiccavano in testa nei sondaggi erano stati esclusi, c’erano state accuse di frodi, i media fastidiosi erano stati chiusi, i loro direttori mandati in esilio. Persino la Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG) aveva pagato con lo scioglimento l’azione di contrasto e i suoi esponenti, tra cui molti giudici internazionali, cacciati dal Paese perché indesiderati. Da “cortile degli Usa”, la terra dei Maya si è trasformata nel “Paese delle mazzette". È inevitabile che gli interessi prevalenti finiranno per condizionare il probabile incarico a Sandra Torres: potrà fregiarsi di essere la prima donna presidente.
La primavera guatemalteca
Bernardo Arévalo partiva da una previsione del 3 per cento. È riuscito a sconfiggere Zury Ríos, figlia del dittatore Efraín Ríos Montt, il diplomatico Edmond Mulet e il rappresentante del partito di governo Manuel Conde. Il suo partito Semilla ha appena sei anni di vita. È nato nel 2017 sulla spinta di intellettuali e professionisti protagonisti dell’ondata di manifestazioni che rovesciò l’allora presidente Otto Pérez Molina. Riuscire in questa impresa che lo ha proiettato al ballottaggio è motivo di speranza per molti guatemaltechi. Ma è appunto solo una Semilla, un seme: deve ancora sbocciare.