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La controffensiva avanza: primi militari di Kiev oltre il ponte sul Dnepr

Nel Donetsk preso Rivnopil, villaggio che consente di colpire Mariupol coi missili a lungo raggio
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Kramatorsk — Assalto al Dnepr. Un gruppo di un centinaio di incursori ucraini ha attraversato il fiume a Kherson, riuscendo a mettere piede sulla riva sinistra e a tenercelo, nascondendosi nei case e lungo le strade a ridosso del famoso ponte Antonovsky, nella zona occupata dai russi. Sono approdati dall’altra parte grazie alla copertura del fuoco dell’artiglieria e dei sistemi elettronici di oscuramento che impediscono ai droni di volare e inviare agli obici le coordinate per colpirli con precisione. E, a giudicare dai video che circolano nelle chat dei blogger militari, sia russi che ucraini, stanno mettendo in difficoltà le forze armate di Putin.

In gergo militare si tratta di una testa di ponte,un pezzo di territorio controllato in area nemica. Ci sono cadaveri a terra, combattimenti in corso e si sono viste operazioni frenetiche di recupero dei feriti. Il gruppo dei soldati ucraini viene rifornito di munizioni e materiale tecnico dai motoscafi che a tutta velocità attra…

Kramatorsk — Assalto al Dnepr. Un gruppo di un centinaio di incursori ucraini ha attraversato il fiume a Kherson, riuscendo a mettere piede sulla riva sinistra e a tenercelo, nascondendosi nei case e lungo le strade a ridosso del famoso ponte Antonovsky, nella zona occupata dai russi. Sono approdati dall’altra parte grazie alla copertura del fuoco dell’artiglieria e dei sistemi elettronici di oscuramento che impediscono ai droni di volare e inviare agli obici le coordinate per colpirli con precisione. E, a giudicare dai video che circolano nelle chat dei blogger militari, sia russi che ucraini, stanno mettendo in difficoltà le forze armate di Putin.

In gergo militare si tratta di una testa di ponte,un pezzo di territorio controllato in area nemica. Ci sono cadaveri a terra, combattimenti in corso e si sono viste operazioni frenetiche di recupero dei feriti. Il gruppo dei soldati ucraini viene rifornito di munizioni e materiale tecnico dai motoscafi che a tutta velocità attraversano il Dnepr, largo in quel tratto 900 metri. Che la situazione non sia semplice lo dimostra il fatto che da 48 ore gli ufficiali russi sul campo stanno chiedendo al comando di bombardare a tappeto con l’aviazione entrambe le sponde per non permettere che la testa di ponte si espanda al punto di diventare la porta di ingresso dello sfondamento della controffensiva nella regione di Kherson.

Le incursioni 

Un filmato messo in rete due giorni fa mostra un blindato russo (un Btr-82 A) lanciato verso l’Antonovsky: spara decine di colpi in direzione di un blocco di edifici vicino ai piloni del ponte, presumibilmente rifugio degli incursori, si ferma a circa duecento metri dal fiume, fa inversione a “u” e raggiunge il gruppo di soldati che trasportano un ferito in barella per esfiltrarli. «Il nemico ha preso una porzione di terra lunga circa 150 metri», ammettono i russi nei canali Telegram. «Le nostre unità si sono dovute ritirare temporaneamente dall’area, due gruppi sono stati costretti a evacuare. Gli ucraini stanno aumentando di numero e non se ne vanno perché il bombardamento dell’aviazione finora è risultato inefficace».

Non è la prima volta che riescono ad affacciarsi sulla riva sinistra (la chiamano sinistra perché considerano il corso dell’acqua, se si guarda la mappa è la riva destra del Dnepr), secondo alcune fonti lo avevano fatto anche ad aprile, tuttavia finora si era trattato di sporadiche incursioni prive di seguito. Ciò che sta accadendo in queste ore, nel silenzio del governo di Kiev che come da tradizione mantiene il riserbo sulle operazioni più delicate e non le comunica fino a quando non portano a qualche risultato, sembra qualcosa di più. I filorussi, invece, sminuiscono e negano. L’autoproclamatosi governatore del Kherson Vladimir Saldo parla di «tentativi senza successo» delle truppe ucraine. «Negli ultimi tre giorni, gruppetti separati di nemici hanno fatto diversi tentativi di attraversare il Dnepr in barca e di nascondersi sotto l’Antonovsky. Lì sono stati distrutti dai nostri militari». Tuttavia il video dell’esfiltrazione dei feriti dimostra che l’area è molto calda.

La visita di Zelensky

Nel momento del grande disordine in Russia, dove le sorti della Wagner e del suo fondatore Prigozhin sono in bilico così come quelle dei vertici militari, l’assalto alla sponda sinistra del Dnepr ha comunque un valore simbolico non da poco. Solo col passare dei giorni, però, si capirà se è davvero l’inizio di qualcosa oppure solo l’ennesimo tentativo velleitario di oltrepassare la più imponente difesa naturale a protezione delle terre occupate dalla Russia.

Simbolica è anche la visita lampo di Zelensky a Kostantinvka, a pochi chilometri da Bakhmut, e in altri punti del fronte di Donetsk. Se il morale delle truppe russe vacilla a causa dell’incertezza della situazione all’interno della Federazione — è il messaggio che ha voluto lasciare il presidente ucraino ai suoi uomini — questo è il momento di spingere al massimo la controffensiva. Che continua a procedere molto lentamente, talvolta si misura in centinaia di metri.

Ieri è stato liberato il villaggio di Rivnopil, ormai disabitato, ma che rappresenta un altro passo di avvicinamento verso Mariupol, con l’obiettivo di raggiungere una distanza tale da poter usare sulle linee di difesa russe i missili a lungo raggio. Per ora il territorio faticosamente riconquistato, calcolano gli analisti, è di 130 km quadrati in tutto, poco più della metà della superficie dell’Isola d’Elba. «È davvero difficile per le nostre truppe adesso, ma stanno andando avanti», ammette la vice ministra della Difesa Hanna Malyar. «Cercheranno di fermare la nostra avanzata ad ogni costo e con ogni mezzo». Minaccia nucleare compresa.

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