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Prigozhin vuole salvare gli affari: il “cuoco” cerca un nuovo patto

(ansa)

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Il gruppo mercenario pronto a trasferire attività e caserme in Bielorussia. Il leader punta a mantenere gli affari in Africa e nel resto del mondo
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Il gruppo di mercenari russo Wagner in teoria doveva essere sciolto per legge fra quattro giorni e passare sotto il controllo del ministro – e arcinemico – Sergej Shojgu. Invece dopo la rivolta armata di poche ore contro Mosca, dopo il gran “tradimento” come l’ha chiamato di nuovo Putin ieri sera, la situazione dal punto di vista di Prigozhin è ben diversa: la Wagner trasferirà le attività e le caserme dalla Russia alla Bielorussia, il capo si gode un’immunità speciale e mantiene i suoi affari in Africa e nel resto del mondo.

La base centrale del gruppo a Molkino, vicino alla città di Krasnodar nella Russia meridionale, è ancora aperta e accetta reclute come se l’ammutinamento di tre giorni fa non fosse mai avvenuto: basta presentare un documento valido. Le forze dell’esercito regolare di Mosca che sabato si erano avvicinate adesso si tengono a distanza di sicurezza.

Gli uomini di Evgenij Prigozhin non hanno deposto le armi e non hanno ancora consegnato i mezzi pesanti e i sistem…

Il gruppo di mercenari russo Wagner in teoria doveva essere sciolto per legge fra quattro giorni e passare sotto il controllo del ministro – e arcinemico – Sergej Shojgu. Invece dopo la rivolta armata di poche ore contro Mosca, dopo il gran “tradimento” come l’ha chiamato di nuovo Putin ieri sera, la situazione dal punto di vista di Prigozhin è ben diversa: la Wagner trasferirà le attività e le caserme dalla Russia alla Bielorussia, il capo si gode un’immunità speciale e mantiene i suoi affari in Africa e nel resto del mondo.

La base centrale del gruppo a Molkino, vicino alla città di Krasnodar nella Russia meridionale, è ancora aperta e accetta reclute come se l’ammutinamento di tre giorni fa non fosse mai avvenuto: basta presentare un documento valido. Le forze dell’esercito regolare di Mosca che sabato si erano avvicinate adesso si tengono a distanza di sicurezza.

Gli uomini di Evgenij Prigozhin non hanno deposto le armi e non hanno ancora consegnato i mezzi pesanti e i sistemi missilistici per far saltare carri, elicotteri e aerei che hanno usato senza esitazioni nella marcia verso la capitale. Non hanno per ora accettato di farsi assorbire nelle Forze armate, come avrebbe voluto Shojgu che pure aveva fissato la scadenza entro fine giugno. Prigozhin nel messaggio di ieri dice che soltanto l’uno per cento dei suoi uomini dopo la marcia si è arruolato nella Difesa. Adesso, dopo che il presidente Putin nel suo discorso ha detto che molti fra i ribelli sono patrioti finiti in una situazione sbagliata e possono restare in Russia se lasciano il gruppo, è da vedere quanti accetteranno l’offerta che arriva dall’alto.

È la fase fredda della rivolta. Ieri mattina Kommersant, uno dei giornali più importanti del Paese, ha rivelato che l’incriminazione contro Prigozhin per insurrezione armata non è stata cancellata e vale ancora vent’anni di carcere. Il leader della Wagner nel messaggio audio s’è guardato dal dire dove si trova, perché vuole lasciarsi un po’ di spazio di manovra e far capire che la questione non è ancora risolta. Secondo i canali Telegram russi specializzati in affari militari, i mercenari hanno lasciato soltanto ieri pomeriggio l’aeroporto civile di Rostov e della vicina base aerea di Millerovo, che tenevano sotto controllo.

Avevano un accordo temporaneo con i piloti, gli elicotteri militari non decollavano se non c’era un garante della Wagner a bordo per assicurarsi che non ci fossero azioni ostili contro il gruppo. Se ci fosse un qualche gesto di buona volontà da parte della Wagner oppure se qualche mercenario si consegnasse ai soldati lo sapremmo perché i media russi fedeli al governo darebbero subito risalto alla notizia. Come talvolta capita in Russia, si capisce quello che succede da quello che non succede. Il ministro Shojgu e il capo di Stato maggiore Gerasimov – nemici mortali dei mercenari Wagner – tacciono. È uscito un breve video del ministro mentre fa una visita tra i militari in Ucraina e vola in elicottero ma per quanto si sa potrebbe risalire a prima della crisi. Molto più significativo è che Shojgu sia apparso in riunione assieme a Putin ieri sera. Il presidente russo ieri ha anche incassato il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, che sono stati alleati della Wagner nelle operazioni in Libia.

Il patto annunciato dal portavoce Dmitrij Peskov sabato sera, che voleva dare l’impressione che il presidente Putin avesse schiacciato la rivolta dei mercenari, non è stato rispettato. Entrambe le parti – Putin e Prigozhin – erano in linea di principio d’accordo sui termini dello scambio, ma poi ci sono state aggiunte. Nasce un nuovo patto, con differenze significative. Non sarà soltanto Prigozhin a trasferirsi sotto la protezione del dittatore bielorusso Lukashenko, sarà tutta la Wagner. Secondo media locali, sono già in corso i preparativi per allestire le caserme che ospiteranno migliaia di uomini del gruppo. Anche gli attivisti bielorussi anti putinisti, che tengono d’occhio tutti gli spostamenti militari e sono contro la propaganda del regime di Lukashenko, tendono a credere alla notizia. Nel pomeriggio è persino circolata la voce che Prigozhin fosse già nella capitale bielorussa Minsk, ma sarebbe nell’interesse dei russi fare vedere che ha obbedito all’ordine di esilio di Putin e per ora non c’è alcuna prova del suo trasferimento, nemmeno una fotografia. Un altro punto del patto che prova la fretta del Cremlino: come si è visto Prigozhin non è tenuto al silenzio, può parlare e di sicuro lo farà ancora, per l’entusiasmo di alcuni russi e con effetti pesanti sull’equilibrio politico a Mosca.

Il nocciolo del patto reale riguarda le attività della Wagner all’estero, soprattutto in Africa, che sono state garantite e le consentiranno di incassare e di mantenersi in attività. Fonti del regime bielorusso sostengono che il gruppo potrà ancora lavorare in Africa e anche in Ucraina sotto la protezione di Lukashenko. Anche Prigozhin fa un accenno a questa clausola nel suo messaggio audio, quando dice che la Wagner lavorerà “nel quadro legale” della Bielorussia. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ieri con una dichiarazione ambigua ha detto che non cambia nulla nei rapporti con i Paesi africani che fanno conto sul lavoro della Wagner. 

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