Zuppi vola a Mosca dopo Kiev: la missione di pace del Papa nell'ora della debolezza di Putin
di Iacopo ScaramuzziC’è chi, con una punta di humor, la definisce provvidenza. Il cardinale Matteo Zuppi è partito per Mosca nel momento in cui Vladimir Putin è più debole, a causa dell’ammutinamento poi rientrato di Evgenij Prigozhin, e per questo, potenzialmente, più incline ad ascoltare chi nella comunità internazionale cerca una via d’uscita dalla guerra in Ucraina.
Quella dell’arcivescovo di Bologna è una missione quasi impossibile, fortemente voluta nei mesi scorsi da papa Francesco. Non si tratta di una mediazione vaticana, gli uomini di Bergoglio sono consapevoli di non avere la bacchetta magica. È piuttosto il tentativo di costruire una rete di rapporti che permetta, come ha avuto a dire il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, di “togliere ogni ostacolo” per la pace. O, come ha detto lo stesso Zuppi, “trasformare il nemico in avversario”, passare “dalla mentalità militare alla mentalità politica”.
Dall’inizio dell’invasione russa il Pontefice argentino ha mostrato una “equivi…
C’è chi, con una punta di humor, la definisce provvidenza. Il cardinale Matteo Zuppi è partito per Mosca nel momento in cui Vladimir Putin è più debole, a causa dell’ammutinamento poi rientrato di Evgenij Prigozhin, e per questo, potenzialmente, più incline ad ascoltare chi nella comunità internazionale cerca una via d’uscita dalla guerra in Ucraina.
Quella dell’arcivescovo di Bologna è una missione quasi impossibile, fortemente voluta nei mesi scorsi da papa Francesco. Non si tratta di una mediazione vaticana, gli uomini di Bergoglio sono consapevoli di non avere la bacchetta magica. È piuttosto il tentativo di costruire una rete di rapporti che permetta, come ha avuto a dire il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, di “togliere ogni ostacolo” per la pace. O, come ha detto lo stesso Zuppi, “trasformare il nemico in avversario”, passare “dalla mentalità militare alla mentalità politica”.
Dall’inizio dell’invasione russa il Pontefice argentino ha mostrato una “equivicinanza” al popolo ucraino e al popolo russo che ha suscitato più di un’irritazione a Kiev. Nel corso del tempo, però, ha distinto chiaramente tra aggredito e aggressore, ha condannato le violenze dell’esercito russo. Ed ha ricevuto in Vaticano il presidente ucraino Volodomyr Zelensky, che gli ha chiesto aiuto per interventi umanitari, come il recupero dei bambini deportati in Russia, rifiutando, però, una mediazione vaticana.
Al fine di sottolineare l’attenzione per le ragioni ucraine, il cardinale Zuppi ha iniziato la sua missione, a inizio giugno, proprio da Kiev. Una iniziativa, recitava il comunicato della Santa Sede, tesa ad “ascoltare in modo approfondito le Autorità ucraine circa le possibili vie per raggiungere una giusta pace e sostenere gesti di umanità che contribuiscano ad allentare le tensioni”. Una tripla sottolineatura – l’ascolto, la pace “giusta”, e la collaborazione sul piano umanitario – che intendevano sgombrare dal campo equivoci circa una mancanza di empatia nei confronti dell’Ucraina. A Kiev Zuppi ha incontrato Zeleneksy, con lui hanno parlato, peraltro, della opportunità di coinvolgere il “global south”, come si leggeva in un comunicato congiunto finale: apertura multilaterale confermata la settimana scorsa dal Papa, nel corso dell’udienza che ha concesso in Vaticano al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva.
Ora, ha resto noto la sala stampa vaticana, "nei giorni 28 e 29 giugno 2023, il Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza episcopale italiana, accompagnato da un officiale della Segreteria di Stato, compirà una visita a Mosca, quale inviato di papa Francesco. Scopo principale dell’iniziativa è incoraggiare gesti di umanità, che possano contribuire a favorire una soluzione alla tragica situazione attuale e trovare vie per raggiungere una giusta pace”.
Il porporato romano, a quanto si apprende, è già partito alla volta da Istanbul, e di là volerà a Mosca, dove atterrerà prevedibilmente questa sera. A margine di una veglia di preghiera della comunità di Sant’Egidio per i migranti morti nel Mediterraneo, a Trastevere, Zuppi aveva riferito nei giorni scorsi che avrebbe incontrato papa Francesco prima di partire per Mosca.
Non è nota la sua agenda, e non è dato sapere, al momento, quali personalità politiche Zuppi potrebbe incontrare. L’accenno della nota ufficiale del Vaticano a “gesti di umanità” fa trasparire, ad ogni modo, l’intenzione di caldeggiare iniziative quali il rilascio dei bambini ucraini per i quali Zelensky si è rivolto al Papa.
La tela vaticana
È poi plausibile che il cardinale incontri il Patriarca ortodosso Kirill: se nel 2016 incontrò Francesco a Cuba, nel primo incontro della storia tra un Papa e un Patriarca russo, i rapporti si sono guastati a causa della guerra in Ucraina. Il Pontefice lo ha pungolato più volte ad impegnarsi per la pace, arrivando a tacciarlo di essere il “chierichetto di Putin”. Parole accolte con gelo a Mosca. L’inviato del Papa, ora, tenterà prevedibilmente di riallacciare i fili che si sono spezzati, cercando in Kirill un interlocutore tanto fedele a Putin – a Roma non è sfuggito il suo tempestivo sostegno a Putin nelle ore in cui la brigata Wagner marciava su Mosca – quanto cruciale nel tentativo di un’iniziativa ecumenica a favore della pace. Non sfugge al Papa e al suo inviato, del resto, la stretta relazione tra autorità religiose ed autorità politiche russe, confermato dalla recente girandola di incontri tra i vertici del patriarcato e il nuovo ambasciatore presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky: espressione dell’inner circle putiniano (è lui ad aver chiuso la rappresentanza diplomatica presso il Consiglio d’Europa, come rappresaglia diplomatica alle critiche alla guerra), il presidente russo lo ha nominato neppure una settimana dopo la fine del mandato del predecessore, Aleksander Avdeev, a riprova dell’attenzione prestata dal Cremlino a Roma.
Il viaggio di Zuppi
Quella di Mosca potrebbe non essere l’ultima tappa della missione di Zuppi, che martedì prossimo a Roma presenta il nuovo libro di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, “Il grido della pace” (San Paolo editore). In base all’andamento dei colloqui, non è escluso che, dopo le visite nelle due capitali direttamente coinvolte nel conflitto, l’inviato del Papa visiti anche Washington. Nel palazzo apostolico, poi, si guarda con interesse, misto a prudenza, alle mosse della Cina di fronte all’evolversi della guerra ucraina.
Di certo l’arcivescovo italiano deciderà ogni mossa d’accordo con il Papa e con la Segreteria di Stato vaticana. Seguendo un metodo che ha già sperimentato più volte. Se Zuppi è noto per essere stato tra i demiurghi della pace in Mozambico, con la comunità di Sant’Egidio, ha promosso iniziative anche nei Paesi Baschi, e ha dato un contributo significativo alla pacificazione in Congo, in Burundi, in Guatemala. E’ ben consapevole che ogni situazione è a se stante e non può essere replicata. Ma ritiene che il tentativo vada fatto. “Spes contra spem”, sperando nonostante tutto. E confidando, magari, in un aiuto della provvidenza.