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Svezia, ecco perché il rogo del Corano in piazza irrita la Turchia e fa contento Putin

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La polizia è stata costretta ad autorizzare la manifestazione di un ateo iracheno dopo alcune sentenze. Così però si complica l'ingresso di Stoccolma nella Nato. E infatti il leader del Cremlino commenta: “Da noi il libro sacro dell’Islam non si brucia”
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Ci sono due uomini davanti alla più grande moschea di Stoccolma, a Södermalm, quartiere centrale della capitale svedese, nel giorno dell'Eid al Adha, la festa musulmana del Sacrificio. Uno urla con un megafono. L’altro, occhiali da sole, sigaretta in bocca, airpods alle orecchie e bandiera svedese ben evidente, prima “palleggia” maldestramente una copia del Corano, il libro sacro dell’Islam, e poi lo calcia, lo calpesta, ne strappa le pagine, ci infila della pancetta dentro infine gli dà fuoco: “Svegliati Svezia!”. Circa 200 persone assistono, alcuni pro e altri contro. Qualcuno cerca di tirargli un sasso e viene arrestato. Qualcun altro porta la calma distribuendo cioccolatini, per far vedere il vero volto dell’Islam.



 

Il video che …

Ci sono due uomini davanti alla più grande moschea di Stoccolma, a Södermalm, quartiere centrale della capitale svedese, nel giorno dell'Eid al Adha, la festa musulmana del Sacrificio. Uno urla con un megafono. L’altro, occhiali da sole, sigaretta in bocca, airpods alle orecchie e bandiera svedese ben evidente, prima “palleggia” maldestramente una copia del Corano, il libro sacro dell’Islam, e poi lo calcia, lo calpesta, ne strappa le pagine, ci infila della pancetta dentro infine gli dà fuoco: “Svegliati Svezia!”. Circa 200 persone assistono, alcuni pro e altri contro. Qualcuno cerca di tirargli un sasso e viene arrestato. Qualcun altro porta la calma distribuendo cioccolatini, per far vedere il vero volto dell’Islam.



 

Il video che ritrae l’episodio di oggi, atteso epilogo di una manifestazione anti-islamica che la polizia è stata costretta ad autorizzare da recenti sentenze di tribunale, ha fatto rapidamente il giro del mondo ed è stato ampiamente ripreso dai media e dai social in Turchia, Paese musulmano che ora potrebbe usarlo per rafforzare il suo potere di veto nel bloccare l’ingresso della Svezia nella Nato.

L’iracheno che ha bruciato il Corano in piazza

Ma chi è l’uomo che ha bruciato il Corano? Si chiama Salwan Momika, ha 37 anni, è un cittadino iracheno che cinque anni fa è fuggito in Svezia, Paese di cui oggi è cittadino. Si dichiara ateo e ha agito per protestare contro l’Islam: "Non stiamo combattendo contro i musulmani, ma contro i loro pensieri”, ha detto all'agenzia Tt. A febbraio aveva già chiesto di seppellire il Corano fuori dall'ambasciata irachena, ma la polizia gliel'aveva vietato. Ora è indagato per incitamento all’odio e per aver appiccato un incendio.
 



La Turchia, come previsto, ha tuonato contro l’episodio. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha definito "spregevole" l'atto commesso in Svezia "contro il Sacro Corano": "È inaccettabile - ha aggiunto su Twitter - consentire queste azioni con il pretesto della libertà di espressione, acconsentire a questi atti così atroci significa essere complici".

Il primo ministro svedese Ulf Kristersson, un moderato il cui esecutivo dipende dall’appoggio esterno dell’estrema destra anti-islamica dei Democratici svedesi, ha definito con un certo imbarazzo “legittima ma inappropriata” la decisione della polizia di consentire la manifestazione. 

Il precedente di Paludan

Il 21 gennaio anche l'estremista di destra Rasmus Paludan aveva bruciato il Corano, perdipiù davanti proprio all’ambasciata turca. Un episodio che aveva appunto infiammato ancora di più i rapporti con Ankara, membro Nato che pur riluttante ha dato alla fine, ad aprile, il suo sì allo storico ingresso della Finlandia nell’Alleanza, ma continua a negarlo alla Svezia, altro Paese scandinavo che sta mandando in soffitta decenni di neutralità dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

In questi mesi la polizia svedese aveva sempre negato il permesso per altre manifestazioni simili, ma ora ha dovuto cedere dopo alcune sentenze che hanno difeso la superiorità del diritto costituzionale alla libertà di espressione anche rispetto a possibili rischi per la sicurezza. La vicenda di Paludan è diventata politicamente ancora più sensibile quando si è scoperto che era finanziato da un uomo vicino sia al partito dei Democratici sia al canale tv russo RT (Nonostante ciò, la portavoce di Lavrov Maria Zakharova accusò allora la Svezia di islamofobia).


La reazione di Putin


L’iracheno Momika sostiene di essere solo un ateo, e in passato ha detto di non voler creare problemi all’ingresso nella Nato della sua amata Svezia. Certo è che al Cremlino, dopo giorni drammatici, quel video avrà portato un po’ di buonumore. «Profanare il Corano da noi è un crimine», ha subito colto la palla al balzo Vladimir Putin. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan accusa da tempo la Svezia di dare rifugio ai «terroristi» curdi del Pkk, che a gennaio hanno bruciato una sua effige fuori dal Comune di Stoccolma.

Al telefono con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ieri Erdogan, ha ammesso che la Svezia «sta compiendo passi nella direzione giusta». Il 6 luglio il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha organizzato un nuovo incontro a Bruxelles, con rappresentanti turchi, svedesi e finlandesi.

Non è detto che Erdogan darà il suo sì al vertice Nato di Vilnius, l’11 luglio, come invece tutti sperano. Se non lo farà sarà uno schiaffo a Stoccolma e a tutti gli altri alleati (tranne la filorussa Ungheria di Viktor Orbán, che oggi ha rimandato di nuovo la ratifica parlamentare). E a facilitare il suo no sarà sicuramente stato anche lo strambo video di un iracheno in cerca di quindici minuti di popolarità.
 

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