I 15 minuti di popolarità di Salwan Momika – il 37enne iracheno che ieri, durante la festa islamica del Sacrificio, ha preso a calci il Corano, ci ha infilato dentro della pancetta e poi lo ha bruciato davanti alla più importante moschea di Stoccolma – sono già diventati un caso internazionale, con leader di Paesi musulmani che condannano la Svezia e richiamano gli ambasciatori e proteste di piazza che rischiano di degenerare.
Nel mirino c’è la decisione delle autorità svedesi di autorizzare la manifestazione di Stoccolma, cui hanno preso parte solo Momika e un’altra persona, nonostante fosse previsto che avrebbero appunto dato fuoco al libro sacro dell’Islam. E pensare che governo e polizia avrebbero volentieri proibito questo tipo di manifestazione, come era successo nei mesi scorsi, se non fossero stati costretti da alcune sentenze di tribunali, che hanno stabilito come “il rischio per la sicurezza” fosse costituzionalmente meno rilevante rispetto al diritto alla libera espressione. Una posizione discutibile ma liberale, molto “europea”, tipica di Paesi sempre in cima alle classifiche mondiali del Freedom Index e della libertà di stampa, ma incomprensibile per Paesi che non brillano per il rispetto delle libertà di opinione e di quelle individuali.
L’attacco di Erdogan
Le parole più dure e politicamente più significative le ha pronunciate il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan: "La Turchia reagirà nel modo più forte fino a quando non verrà condotta una lotta decisa contro le organizzazioni terroristiche e i nemici dell'Islam. Chi consente questo crimine con il pretesto della libertà di pensiero e chi chiude un occhio davanti a questa insolenza non raggiungerà i propri obiettivi – ha detto intervenendo in videocollegamento a un evento del suo partito, l’Akp – Alla fine insegneremo ai monumenti occidentali di arroganza che insultare i musulmani non è libertà di pensiero”.
Erano parole molto attese, perché Ankara sta sfruttando il suo potere di veto all’interno della Nato per bloccare da sola, insieme alla filorussa Ungheria di Viktor Orbán – che ieri ha rinviato al 25 settembre il voto parlamentare – lo storico ingresso nell’Alleanza da parte della Svezia, che sta dicendo addio a decenni di neutralità a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Ad aprile la vicina Finlandia è riuscita a strappare faticosamente il sì di Ankara, che invece non perdona a Stoccolma il sostegno ai “terroristi” curdi del Pkk. Non sono bastate le consegne di attivisti curdi e le nuove leggi varate. Erdogan si fa leader del mondo musulmano e alza la posta, magari per costringere gli Stati Uniti a sbloccare la consegna dei caccia F-16 o comunque per aumentare il suo potere di ricatto, forte della recente conferma alle elezioni presidenziali. E così si fa sempre più difficile che al vertice Nato di Vilnius dell’11 luglio, come invece si sperava, arrivi il via libera all’ingresso della Svezia.
L’assalto all’ambasciata di Baghdad
Il gesto dell’iracheno Momika, un 37enne ateo fuggito in Svezia cinque anni fa, ha scatenato oggi una violenta reazione nella sua patria di origine. Alcune decine di sostenitori del leader sciita Moqtada al Sadr hanno fatto irruzione nell'ambasciata svedese di Baghdad. Sono rimasti circa un quarto d’ora e sono poi usciti con calma quando è arrivata la polizia. Al Sadr ha condannato fermamente l'azione di Momika, così come il governo iracheno, che ha parlato di atti che si verificano “ripetutamente” e sono compiuti da “menti malate ed estremiste”, mentre il ministero degli Esteri ha denunciato "il permesso concesso dalle autorità svedesi a un estremista di bruciare una copia del Sacro Corano". I manifestanti hanno distribuito volantini su cui era scritto "La nostra Costituzione è il Corano. Il nostro leader Al Sadr", in inglese e in arabo, e hanno anche bruciato bandiere arcobaleno, simbolo della comunità Lgbtq+.
La protesta del Marocco
Qualche ora prima, un altro Paese musulmano, il Marocco, aveva richiamato il proprio ambasciatore in Svezia. "Questo nuovo atto offensivo e irresponsabile ignora i sentimenti di oltre un miliardo di musulmani, in questo periodo sacro del grande pellegrinaggio alla Mecca e della festa benedetta di Eid al Adha", aveva affermato il ministero marocchino degli Esteri in una nota, criticando "queste ripetute provocazioni, commesse sotto lo sguardo compiaciuto del governo svedese".
Proteste ufficiali sono arrivate anche da Egitto, Arabia Saudita, Iran, Kuwait, Siria, Emirati (che hanno convocato l’ambasciatore svedese), Palestina, dall’Hezbollah libanese e dai talebani al potere in Afghanistan. Sembra così di essere tornati all’autunno del 2005, quando le vignette satiriche su Maometto scatenarono le proteste del mondo musulmano. Anche allora all’origine c’era un Paese scandinavo, la Danimarca del giornale che le pubblicò, lo Jyllands-Posten.