Usa, sospeso il nulla osta di sicurezza di Robert Malley
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Sta diventando un caso diplomatico la sorte dell’inviato speciale americano per l’Iran Robert Malley. Il dipartimento di Stato ha infatti confermato che è in aspettativa non pagata, sostituito ad interim dal vice Abram Paley, senza però specificare le ragioni. La Cnn ha rivelato che il problema nasce da un’inchiesta in corso sull’uso delle informazioni segrete di intelligence, e lui ha confermato così: “Sono stato informato che il mio nulla osta di sicurezza è in fase di revisione. Non mi sono state fornite ulteriori informazioni, ma mi aspetto che l'indagine si risolva favorevolmente e presto. Nel frattempo sono in congedo”.
Malley è un amico d’infanzia del segretario di Stato Blinken, di cui era stato compagno di scuola quando entrambi vivevano a Parigi. Da decenni si occupa di Medio Oriente con le amministrazioni democratiche, fin da quando il presidente Clinton lo aveva coinvolto nella gestione dei rapporti con i palestinesi, e poi con la Repubblica islamica. M…
NEW YORK - Sta diventando un caso diplomatico la sorte dell’inviato speciale americano per l’Iran Robert Malley. Il dipartimento di Stato ha infatti confermato che è in aspettativa non pagata, sostituito ad interim dal vice Abram Paley, senza però specificare le ragioni. La Cnn ha rivelato che il problema nasce da un’inchiesta in corso sull’uso delle informazioni segrete di intelligence, e lui ha confermato così: “Sono stato informato che il mio nulla osta di sicurezza è in fase di revisione. Non mi sono state fornite ulteriori informazioni, ma mi aspetto che l'indagine si risolva favorevolmente e presto. Nel frattempo sono in congedo”.
Malley è un amico d’infanzia del segretario di Stato Blinken, di cui era stato compagno di scuola quando entrambi vivevano a Parigi. Da decenni si occupa di Medio Oriente con le amministrazioni democratiche, fin da quando il presidente Clinton lo aveva coinvolto nella gestione dei rapporti con i palestinesi, e poi con la Repubblica islamica. Malley aveva fatto parte della squadra di diplomatici che nel 2015 aveva negoziato l’accordo nucleare Jcpoa, quando alla Casa Bianca c’era Obama e il segretario di Stato era Kerry. Nel 2021 Biden lo aveva richiamato in servizio, incaricandolo di provare a resuscitare l’intesa, dopo che Trump aveva deciso di uscirne unilateralmente. Queste trattative però non hanno mai preso davvero piede, secondo la versione americana perché gli iraniani non hanno negoziato seriamente e ponevano condizioni inaccettabili. L’uccisione della ragazza Mahsa Amini da parte della Polizia morale, e la repressione delle successive proteste, avevano definitivamente chiuso la porta del dialogo, nonostante nel gennaio scorso Malley avesse avuto un contatto diretto con l’ambasciatore di Teheran all’Onu Amir Iravani. Quindi l’inviato speciale si era concentrato soprattutto sul dossier della liberazione dei detenuti di nazionalità americana in Iran, nella speranza di ottenere questo risultato e poi lasciare l’incarico.
Nel frattempo però è cominciata l’inchiesta sull’uso delle informazioni segrete, nella quale è stata coinvolta l’Fbi, e le autorità di Washington hanno tolto a Malley il nulla osta di sicurezza, pur lasciandolo in carica. Quando l’8 maggio scorso l’Oman ha ospitato una sessione di negoziati, seguita alla visita in Arabia Saudita del consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan, gli Usa sono stati rappresentati da Brett McGurk, coordinatore per il Medio Oriente alla Casa Bianca, invece dell’inviato speciale per l’Iran. Allora è diventato chiaro che c’era qualche problema con Malley, confermato adesso dal portavoce del dipartimento di Stato Matt Miller: "E’ in congedo e Abram Paley sta servendo come inviato speciale ad interim”.
Proprio nei giorni scorsi è trapelata la notizia che il dialogo tra Usa e Iran è ripreso, per negoziare un accordo informale che prevenga la crisi nucleare. Non l’intesa Jcpoa, ma un cessate il fuoco politico momentaneo, che secondo il Times of Israel anche il premier dello Stato ebraico Netanyahu accetterebbe. Lo hanno rivelato New York Times e Wall Street Journal, dopo averne parlato con almeno tre funzionari israeliani, un iraniano e un americano.
Da quando Trump è uscito dal Jcpoa la situazione è costantemente peggiorata. Libera dai limiti imposti dall’accordo, la Repubblica islamica ha purificato 114,1 chili di uranio al 60%, secondo i dati dell’Aiea. Questo materiale non ha alcun uso civile, ma per costruire una bomba atomica serve il 90%. Le stime variano sul tempo che separa ancora Teheran dall’arma nucleare, tra 6 mesi e due anni, però il capo degli Stati Maggiori Riuniti Milley ha fatto sapere di aver preparato i piani per la risposta militare, nel caso gli ayatollah salissero al 90%. Alcuni di questi piani erano tra i documenti segreti che Trump si era portato a Bedminster, provocando la sua incriminazione, per capire la gravità dell’accusa.
Washington è impegnata con la guerra in Ucraina e la sfida cinese, e non vorrebbe aggiungerci un conflitto in Medio Oriente. Perciò ha ripreso il dialogo riservato, ma senza Malley. Il leader supremo Khamenei ha indirettamente confermato i contatti, dicendo che potrebbe appoggiare un accordo con gli occidentali, se l’infrastruttura atomica del paese restasse intatta.
In base al patto la Repubblica islamica si impegnerebbe a non arricchire l’uranio sopra il 60%, fermerebbe gli attacchi dei suoi surrogati contro gli americani in Siria e Iraq, allargherebbe la collaborazione con gli ispettori dell’Aiea, e non venderebbe missili balistici alla Russia. Incerto invece sarebbe il destino dei droni consegnati a Putin. In cambio, gli Usa eviterebbero di imporre nuove sanzioni, smetterebbero di sequestrare le petroliere iraniane che esportano greggio, non chiederebbero a Onu e Aiea altre risoluzioni punitive. Inoltre Washington ha già autorizzato l’Iraq a pagare 2,76 miliardi di dollari di debito che aveva con l’Iran per forniture di energia, e potrebbe sbloccare altri 7 miliardi dovuti dalla Corea del Sud. I soldi andrebbero in una banca del Qatar, e potrebbero essere usati solo per rimborsare debiti di Teheran all’estero o ricevere forniture umanitarie come cibo e medicine. Non sarebbe un trattato formale, che non verrebbe mai approvato dal Congresso, e avrebbe una durata limitata nel tempo. Biden verrebbe accusato di pagare il regime che aiuta Putin a bombardare i civili in Ucraina, ma eviterebbe il rischio dell’escalation nucleare e un conflitto peggiore in Medio Oriente. Secondo il Times of Israel, Netanyahu ne ha parlato con alcuni parlamentari, dicendo che potrebbe accettare questo "mini accordo".