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La rivolta delle isole Orcadi: caro Regno Unito ce ne andiamo in Norvegia

“Non riceviamo abbastanza fondi né dal governo scozzese, né dal governo britannico”, ha dichiarato il presidente del Consiglio municipale, che ha un piano per diventare indipendenti o territorio norvegese
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LONDRA – Le secessioni non vanno più di moda come qualche anno fa: la Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, si è rivelata un dannoso fallimento; la cosiddetta Scoxit, ossia il piano per un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, ha perso consensi dopo le dimissioni e l’arresto per corruzione della leader indipendentista Nicola Sturgeon.

Ma c’è ancora qualcuno che considera seriamente una possibilità simile: le isole Orcadi, che appartengono alla Scozia, che a sua volta appartiene al Regno Unito, hanno annunciato domenica che potrebbero separarsi sia dall’una che dall’altra, per diventare una piccolissima entità indipendente o per unirsi alla Norvegia, alla Danimarca o all’Islanda.

“Non riceviamo abbastanza fondi né dal governo scozzese, né dal governo britannico, ed è venuto perciò il momento di valutare nuove forme di governo per il nostro arcipelago”, ha dichiarato James Stockan, presidente del Consiglio municipale delle Orcadi, con…

LONDRA – Le secessioni non vanno più di moda come qualche anno fa: la Brexit, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, si è rivelata un dannoso fallimento; la cosiddetta Scoxit, ossia il piano per un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, ha perso consensi dopo le dimissioni e l’arresto per corruzione della leader indipendentista Nicola Sturgeon.

Ma c’è ancora qualcuno che considera seriamente una possibilità simile: le isole Orcadi, che appartengono alla Scozia, che a sua volta appartiene al Regno Unito, hanno annunciato domenica che potrebbero separarsi sia dall’una che dall’altra, per diventare una piccolissima entità indipendente o per unirsi alla Norvegia, alla Danimarca o all’Islanda.

“Non riceviamo abbastanza fondi né dal governo scozzese, né dal governo britannico, ed è venuto perciò il momento di valutare nuove forme di governo per il nostro arcipelago”, ha dichiarato James Stockan, presidente del Consiglio municipale delle Orcadi, convocando per martedì una riunione con l’obiettivo di discutere i prossimi passi. “Dovremmo sostituire tutta la flotta dei traghetti che ci collegano con la terraferma, ma non abbiamo le risorse necessarie. Veniamo trattati peggio delle isole Shetland e delle Ebridi (altri due arcipelaghi scozzesi, ndr.). Adesso basta”.

Nel 2017 il Consiglio delle Orcadi aveva già approvato una risoluzione per richiedere maggiore autonomia al governo regionale scozzese e a quello nazionale britannico. Ora verrà messa ai voti una proposta per andare oltre, analizzando varie opzioni per una differente forma di governo: di fatto per l’indipendenza, cioè per la secessione dalla Scozia e dal Regno Unito.

Fra le idee fatte circolare dal presidente Stockan c’è quella di avere uno statuto speciale come alcune isole della Manica (Guernsey e Jersey), del mare d’Irlanda (l’isola di Man) o come i territori oltremare delle Falkland, le isole al centro della guerra lanciata nel 1982 dal governo britannico di Margaret Thatcher per riconquistarle dall’Argentina che le aveva invase. Sul piatto c’è anche la possibilità di abbandonare del tutto il Regno Unito per congiungersi con altre nazioni del Nord Europa: Norvegia, Danimarca o Islanda.

Per due di queste ultime ci sarebbe un precedente legame storico: le Orcadi rimasero sotto controllo norvegese e danese, prima di diventare parte della Scozia nel 1472. “In effetti siamo stati parte della Norvegia più a lungo che del Regno Unito”, afferma il presidente Stockan. “Abbiamo una forte affinità culturale con i norvegesi”. Questo è innegabile: discendono tutti dai vichinghi. Ma il governo di Londra non vuole saperne: “Saremo sempre più forti restando uniti”, commenta un portavoce di Downing Street. Peccato che un argomento del genere non venisse citato nel 2016, all’epoca del referendum sulla Brexit.

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