Le donne francesi in strada per placare la rivolta: “Fermate le distruzioni”
dal nostro inviato Antonello GuerreraIl corteo delle donne vicino a Clichy: in piazza per chiedere ai ragazzi di fermare le violenze
PARIGI - Women have the power. Solo le donne, dopo il fallimento della politica, della repressione della polizia e delle istituzioni, sembrano in grado di far sbollire davvero la violenza in Francia dopo la scioccante uccisione del 17enne Nahel a Nanterre, alla periferia di Parigi. Ieri, la prima a metterci la faccia è stata la nonna proprio del ragazzo, l’anziana Nadia: «Fermatevi!», ha esortato alla tv Bfm, «Alla gente che sta distruggendo tutto, dico: non rompete le vetrine, non devastate le scuole o gli autobus, li prendono le mamme tutti i giorni. Ho fiducia nella giustizia, meno male che ci sono i poliziotti, che fanno il loro dovere».
Eccolo, quel patto repubblicano francese, moribondo di rece…
PARIGI - Women have the power. Solo le donne, dopo il fallimento della politica, della repressione della polizia e delle istituzioni, sembrano in grado di far sbollire davvero la violenza in Francia dopo la scioccante uccisione del 17enne Nahel a Nanterre, alla periferia di Parigi. Ieri, la prima a metterci la faccia è stata la nonna proprio del ragazzo, l’anziana Nadia: «Fermatevi!», ha esortato alla tv Bfm, «Alla gente che sta distruggendo tutto, dico: non rompete le vetrine, non devastate le scuole o gli autobus, li prendono le mamme tutti i giorni. Ho fiducia nella giustizia, meno male che ci sono i poliziotti, che fanno il loro dovere».
Eccolo, quel patto repubblicano francese, moribondo di recente, ma che pulsa ancora in queste banlieue. Grazie alle donne che fanno sentire la loro voce. C’è chi le ha accusate di non saper educare i propri figli. E invece, ieri sera, sono scese in strada le madri di Neuilly-sur-Marne, un’altra periferia 13 km a Est di Parigi.
Sono quasi tutte musulmane: «Abbiamo deciso di mobilitarci e parlare con i rivoltosi, con i nostri figli, discutere con loro per trovare una soluzione», dicono tre donne velate in un video su Instagram diventato virale. Ora ogni sera, alle 22, si incontrano fuori da una farmacia del quartiere e iniziano una “ronda”. Se incontrano qualche casseur, iniziano a parlarci: «È una questione di responsabilità, anche nostra».
Torna alla mente la storia delle Tre donne forti, franco-africane in lotta contro il loro discriminato destino, raccontate nel grande romanzo di Marie Ndiaye, di padre senegalese e madre francese, vincitore del premio Goncourt nel 2009. Oggi, quasi 15 anni dopo, in Francia ci sono invece centinaia di donne forti, che si attivano nelle banlieue per fermare la furia della scorsa settimana.
Gli scontri con la polizia a Nizza, nel Sud-Est della Francia, durante la quinta notte di disordini per l’omicidio di Nahel
Ad Aulnay-sous-Bois, non lontano da Clichy-sous-Bois dove iniziarono le rivolte del 2005, ieri pomeriggio decine di donne improvvisano una manifestazione in strada. Nonne, madri, ragazze, bambine. Quasi tutte francesi di origini straniere, molte col velo islamico.
Sono qui per calmare i ragazzi che di notte combattono contro tutto e tutti. Mostrano cartelli, cantano: “Justice aux victimes!”, “Stop aux casses!”, “Stop a la violence!”. Giustizia alle vittime. Basta devastazione. Stop alla violenza. Grazie a queste donne forti, a queste madri delle periferie dimenticate di Parigi, è risorta un’alba di normalità, dopo la tragedia di Nahel e una settimana di devastante follia. Grazie a loro, si torna a respirare.