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Ronde nazifasciste in Francia: una folle battaglia chiamata “resistenza etnica”

Dietro i volti coperti, le felpe nere, le mazze, i saluti romani non c’è soltanto la vecchia liturgia delle mani e del razzismo cara ai camerati. C’è qualcosa di più. Che va decifrato
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Si rischia di inciampare in un errore di lettura e di valutazione derubricando le ronde fasciste in diverse città francesi a semplice esibizione muscolare a uso e consumo della retorica “patriottica” anti-migrazionista.

Dietro i volti coperti, le felpe nere, le mazze, i saluti romani, il passo militare, i cori “blu, bianco, rosso, la Francia ai francesi” scanditi dai gruppi ultrà passati dalle curve alle piazze per difendere le città e i commercianti dalle violente proteste scoppiate dopo l’uccisione di Nahel, dietro a questo canovaccio — le cui immagini rimbalzano sui social — non c’è soltanto la vecchia liturgia delle mani e del razzismo cara ai camerati. C’è qualcosa di più. Che va decifrato.

Si chiama “…

Si rischia di inciampare in un errore di lettura e di valutazione derubricando le ronde fasciste in diverse città francesi a semplice esibizione muscolare a uso e consumo della retorica “patriottica” anti-migrazionista.

Dietro i volti coperti, le felpe nere, le mazze, i saluti romani, il passo militare, i cori “blu, bianco, rosso, la Francia ai francesi” scanditi dai gruppi ultrà passati dalle curve alle piazze per difendere le città e i commercianti dalle violente proteste scoppiate dopo l’uccisione di Nahel, dietro a questo canovaccio — le cui immagini rimbalzano sui social — non c’è soltanto la vecchia liturgia delle mani e del razzismo cara ai camerati. C’è qualcosa di più. Che va decifrato.

Si chiama “resistenza etnica”. È uno dei cavalli di battaglia della propaganda dei neonazifascisti europei. Alla “resistenza etnica” vengono allevati e addestrati da anni, anche fisicamente, militanti e adepti. La manovalanza selezionata nel serbatoio degli stadi, allenata a picchiare i “tunni” e i “bangla” (tunisini e bengalesi). La folle idea — bollita nello stesso pentolone dei sostituzionisti e dei teorici del delirante piano Kalergi — è che i “difensori della nazione” devono essere pronti quando arriverà il momento di proteggere il “sangue” e il “suolo” dall’invasione e dall’aggressione degli immigrati. Il momento è ora. “Sangue e suolo”, dunque. Il blut und boden del Nuovo ordine europeo nazista rideclinato.

Gli immigrati fanno casino? Attaccano lo Stato che uccide un 17enne fermato a un controllo stradale? I “soldati politici” scendono in piazza. Ronde per fermare con la violenza la violenza degli impuri, quelli che non sono “blu, bianchi e rossi”. Ronde contro il caos meticcio, per ripristinare l’ordine.

Registrato che i guardiani neofascisti fanno i duri nei centri delle città ma nelle banlieue non ci mettono piede (negli anni ’90 non andò benissimo), va detto che, in prospettiva, con l’avanzata dell’estrema destra in diversi Paesi europei, lo schema delle ronde nere potrebbe ripetersi con serialità. Oltre la Francia.

I gruppi ultrà da tempo portano acqua ai partiti nazionalisti della destra estrema. Ovunque, anche in Italia. Le ronde sono un loro linguaggio. Se in ballo ci sono gli immigrati, eccoli sostituirsi alle stesse forze dell’ordine con cui si scontrano negli (e intorno agli) stadi. Lo storico delle ronde dice Lega (soft), Forza Nuova, CasaPound.

C’era una volta Mario Borghezio che a una reunion della comunità di Avanguardia Nazionale si mise al servizio del “comandante” Stefano Delle Chiaie (“noi siamo pronti”). Poi sono arrivati i Castellino e le barricate contro i lockdown Covid. Adesso si torna, anzi si arriva, alla madre di tutte le battaglie. Lei, la “resistenza etnica”.

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