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Ucraina, parla il ministro degli Esteri britannico James Cleverly: “Serve una pace vera, senza fretta o illusioni. Lo insegna la Crimea”

Il rappresentante del governo Sunak: “Con l’Italia di Meloni abbiamo una special relationship. Cerchiamo una convergenza sui migranti per fermare i flussi alla fonte”
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BRUXELLES — La pace del Vaticano «che non deve essere un miraggio», perché la controffensiva ucraina è lenta, cosa può fare la Cina con la Russia, la “special relationship” tra Italia e Regno Unito. Ne parliamo con James Cleverly, nel palazzo della delegazione britannica a Bruxelles. Il ministro degli Esteri del governo Sunak ci incontra in un’agenda fittissima (il vicepresidente Ue Maros Sefcovic, la presidente del Parlamento Roberta Metsola, il segretario Nato Jens Stoltenberg) per dimostrare quanto, nonostante la Brexit, «i rapporti tra Ue e Regno Unito sono sempre più maturi e collaborativi. Se l’Ue prospera, prosperiamo anche noi». Le chimere Johnson e Truss sono preistoria: «Non a caso, la leader dell’Ue Ursula Von der Leyen ha annunciato i 50 miliardi di aiuti a Kiev proprio a Londra. Un altro segnale di amicizia tra i due blocchi».

A proposito, ministro Cleverly, cosa ne pensa della recente missione del Vaticano per la pace in Ucraina?

«Il Regno Unito vuole una pace di …

BRUXELLES — La pace del Vaticano «che non deve essere un miraggio», perché la controffensiva ucraina è lenta, cosa può fare la Cina con la Russia, la “special relationship” tra Italia e Regno Unito. Ne parliamo con James Cleverly, nel palazzo della delegazione britannica a Bruxelles. Il ministro degli Esteri del governo Sunak ci incontra in un’agenda fittissima (il vicepresidente Ue Maros Sefcovic, la presidente del Parlamento Roberta Metsola, il segretario Nato Jens Stoltenberg) per dimostrare quanto, nonostante la Brexit, «i rapporti tra Ue e Regno Unito sono sempre più maturi e collaborativi. Se l’Ue prospera, prosperiamo anche noi». Le chimere Johnson e Truss sono preistoria: «Non a caso, la leader dell’Ue Ursula Von der Leyen ha annunciato i 50 miliardi di aiuti a Kiev proprio a Londra. Un altro segnale di amicizia tra i due blocchi».

A proposito, ministro Cleverly, cosa ne pensa della recente missione del Vaticano per la pace in Ucraina?

«Il Regno Unito vuole una pace di successo, perché questa è la linea di Kiev. Nessuno agogna la pace più dell’Ucraina, visto che è sotto le bombe, con i suoi ragazzi in trincea e i bambini deportati dai russi. Ma una pace affrettata, incompleta e illusoria non basta. È questa la lezione della Crimea nel 2014. Vladimir Putin deve capire che non potrà più prendersi alcun territorio con la forza e che dovrà ripagare tutti i danni della guerra. Questa sarebbe una pace vera. Rispetto coloro che chiedono la pace, come il Vaticano. Ma deve essere una pace reale, non superficiale o un miraggio. La base negoziale può essere solo il recupero permanente della sovranità dell’Ucraina».

Crede che Kiev possa davvero riconquistare tutti i territori occupati dai russi?

«Se gli ucraini pensano di potercela fare, noi li sosterremo fino alla fine».

Però l’attesa controffensiva è lenta. Non la preoccupa, anche alla luce delle capitali elezioni americane nel 2024?

«È lenta perché i russi hanno minato molti territori, mentre Kiev non sta affrettando le operazioni perché tiene alla vita dei propri soldati, a differenza di Putin. Tutti vorremmo che la controffensiva fosse rapida. Ma gli ucraini preferiscono condurla con metodo e senza frenesia. Giusto così. Li sosterremo per quanto necessario».

Crede che Putin sia più debole dopo il fallito colpo di Stato di Prigozhin?

«Spetta ai russi scegliere i propri leader, non sta a me predire il futuro. Ma certo Prigozhin ha messo a nudo per la prima volta debolezze e inettitudini di Putin, sia politiche che militari. Oltre ad aver sbugiardato, al mondo, tutte le menzogne della Russia sulla guerra e sulle sue “motivazioni”».

Spera anche agli occhi della Cina, sinora ambigua sull’Ucraina? Oggi Putin parla con il presidente Xi e quello indiano Modi.

«L’ho detto più volte ai rappresentanti del governo cinese. Putin vuole apparire come grande amico di Pechino, ma per la Cina è solo una grossa macchia, oltre che un imbarazzo. Nessun Paese deve sostenere, a livello finanziario o militare, la Russia. La Cina ci ha chiarito che non lo farà, che la sovranità territoriale deve essere rispettata e che le armi nucleari non devono essere usate. Con Pechino concordiamo su tutto questo e spero che Xi convinca Putin a fermarsi».

Ma ci si può fidare della Cina, dopo le minacce su Taiwan e quanto sta accadendo a Hong Kong? Ieri sono stati spiccati mandati di arresto contro dissidenti anche in Regno Unito.

«Non tollereremo alcuna intimidazione contro libertà di parola e democrazia. Ma, sulla Russia, hanno promesso che non sosterranno Putin. Mi aspetto che rispettino la parola data».

Lei sostiene un ingresso “rapido” dell’Ucraina nella Nato?

«Credo possa farlo senza la trafila usuale, come accaduto per Svezia e Finlandia. Non so quando accadrà, anche perché non sappiamo quanto durerà questa guerra. Ma l’esercito d Kiev oramai ha esperienza di forniture di armi, standard e addestramento Nato».

Sull’Ucraina, ma non solo, vedi il progetto di caccia avveniristico Tempest, Regno Unito e Italia stanno saldando un asse sempre più solido. È la vostra “special relationship” nella Ue?

«Sì… soprattutto negli ultimi tempi, visto l’impegno di Roma sempre più intenso. Abbiamo fortissime relazioni bilaterali. Sunak e Meloni hanno un grosso affiatamento politico e anche personalmente con la mia controparte Tajani, uno che conosce benissimo l’Inghilterra, abbiamo un gran rapporto. Cerchiamo una convergenza anche sui migranti, per fermare i flussi alla fonte».

Ma l’immigrazione rientra nelle politiche europee.

«Certo. Però l’Italia è un Paese del Mediterraneo, con i suoi problemi specifici e quindi cerchiamo di collaborare, anche con i Paesi singoli, come abbiamo fatto con la Francia.L’instabilità in Africa e in Libia per l’Italia è un grosso problema ma anche per noi, come come nel Sahel. Serve una risposta internazionale contro i trafficanti di uomini, e dobbiamo attivarci come Regno Unito, Italia e Ue».

Attraverso un Paese così amico come l’Italia, il Regno Unito crede di restare influente anche in Ue, nonostante la Brexit?

«Uscendo dalla Ue, abbiamo perso tutti quegli incontri regolari con gli altri Stati, a margine dei consessi europei. Perciò per noi ora è importante interagire sia con le istituzioni Ue che con i singoli Paesi. Certo, è più faticoso: sono sempre in viaggio».

Come è cambiato il rapporto con la Ue? Lei è stato ministro nei governi Johnson, Truss e ora Sunak e ora dice che il rapporto è più maturo…

«Qualcuno dice che la svolta è arrivata con il Windsor Framework, l’accordo sull’Irlanda del Nord. In realta’ viene da molto lontano. La guerra in Ucraina, per esempio, ha compattato molto UK e UE. E quando noi britannici, con la Brexit, dicevamo che volevamo lasciare la Ue ma non l’Europa, dicevamo sul serio. Abbiamo una grande relazione e vogliamo prosperare insieme».

Beh, però un nuovo primo ministro come Rishi Sunak ha cambiato le cose. Con Johnson e Truss, il Regno Unito in Europa era considerato una minaccia. Ora non più.

«Beh, Sunak ha fatto campagna per la Brexit e io anche. Per noi, la Brexit non e’ mai stata qualcosa per danneggiare la Ue. Il miglior futuro per il Regno Unito è con una Unione Europea felice e prospera, cosi’ come il miglior futuro per la Ue è con un Regno Unito felice e prospero. È chiaro che cambiare le personalità al comando talvolta aiuta perché è come un reset e non c’è dubbio che sia anche questo il caso. Ma ora pensiamo al futuro. Apprezziamo moltissimo l’impegno dell’Europa in Ucraina e la presidente della Commissione leader Ue Ursula Von der Leyen ha annunciato i 50 miliardi di aiuti a Kiev proprio a Londra. Un altro grande segnale di amicizia tra i due blocchi»

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