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Israele ritira le truppe da Jenin. Migliaia in corteo per i funerali dei 12 palestinesi uccisi

L’esercito annuncia di aver indebolito il potenziale offensivo all’interno del capo profughi della città. Le vittime, tra le quali anche un soldato israeliano, sono rimaste coinvolte nella più imponente operazione in Cisgiordania degli ultimi vent’anni
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GERUSALEMME – Determinazione e rabbia. Il giorno dopo la fine dell’operazione militare israeliana a Jenin, centro palestinese nel nord della Cisgiordania, la città seppellisce i suoi morti e comincia a ricostruire.

Lanciata lunedì e durata circa 48 ore, l’azione delle truppe dell’IDF aveva l’obiettivo di sradicare infrastrutture militari e miliziani del campo profughi della città, una zona definita dai vertici israeliani – a partire dal primo ministro Benjamin Netanyahu – come un “rifugio del terrorismo”.

Nel raid, che ha visto la partecipazione di almeno mille soldati e il ripetuto intervento di droni ed elicotteri, sono rimasti uccisi almeno 12 palestinesi, ferite oltre cento persone e sono stati causati gravi danni anche ad abitazioni, strade ed edifici civili.

GERUSALEMME – Determinazione e rabbia. Il giorno dopo la fine dell’operazione militare israeliana a Jenin, centro palestinese nel nord della Cisgiordania, la città seppellisce i suoi morti e comincia a ricostruire.

Lanciata lunedì e durata circa 48 ore, l’azione delle truppe dell’IDF aveva l’obiettivo di sradicare infrastrutture militari e miliziani del campo profughi della città, una zona definita dai vertici israeliani – a partire dal primo ministro Benjamin Netanyahu – come un “rifugio del terrorismo”.

Nel raid, che ha visto la partecipazione di almeno mille soldati e il ripetuto intervento di droni ed elicotteri, sono rimasti uccisi almeno 12 palestinesi, ferite oltre cento persone e sono stati causati gravi danni anche ad abitazioni, strade ed edifici civili.

La maggior parte delle vittime (secondo Israele la totalità) è stata identificata come affiliata a gruppi armati in città – in alcuni casi però, ragazzi giovanissimi, appena adolescenti.

Secondo quanto dichiarato da Israele, l’esercito ha fermato circa 150 miliziani e distrutto infrastrutture chiave come depositi di armi, centri di comando e laboratori per la fabbricazione di esplosivi.

“Abbiamo operato in modo molto sistematico con numerose forze in una delle aree più densamente popolate del pianeta, e siamo stati in grado di attaccare i terroristi evitando vittime civili,” ha commentato oggi Netanyahu, aggiungendo che Jenin non rappresenterà più un “santuario” del terrorismo e che l’esercito è pronto a colpire di nuovo.

Oggi a Jenin in migliaia hanno partecipato ai funerali. Durante la processione, la folla, compresi decine di miliziani armati, si è scagliata contro tre rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), accusandoli di non aver protetto la città e intimando loro di lasciare l’evento.

Secondo filmati condivisi sui social media e citati da Al Jazeera, durante la giornata centinaia di palestinesi si sono ritrovati per protestare anche davanti all'ufficio del governatore dell’Anp, bersagliandone le mura di pietre.

Negli ultimi anni, complice la debolezza dell’Anp, Jenin è diventata la base di numerosi gruppi armati, e secondo stime dell’esercito israeliano almeno il 50% degli abitanti della città si identifica con Hamas – il gruppo terroristico che controlla Gaza – o la Jihad Islamica palestinese, che pur avendo la sua base principale nella Striscia conta comunque diverse roccaforti in Cisgiordania.

Proprio la Jihad Islamica ha cantato vittoria dopo il ritiro delle truppe israeliane. “Il nemico ha mobilitato le sue forze ben armate via aerea e via terra contro i nostri eroi del battaglione Jenin delle Brigate al-Quds", ha detto Abu Hamza, portavoce militare dell'ala armata della Jihad islamica (le Brigate al’Quds appunto), secondo quanto riportato da Al Jazeera. “La resistenza in Cisgiordania e Jenin non si è piegata e non è stata né sarà sconfitta.”

In mattinata, da Gaza sono esplosi cinque razzi verso il territorio israeliano (con l’aviazione che ha poi bombardato obiettivi militari nella Striscia), mentre ieri un palestinese affiliato ad Hamas, ha compiuto un attentato a Tel Aviv, lanciando la sua auto contro una fermata dell’autobus e ferendo nove persone, tra cui una donna incinta che ha perso il bambino. A Jenin, le conseguenze dell’azione israeliana si sono estese ben oltre gli obiettivi militari.

Secondo il vice governatore della città Kamal Abu al-Rub, oltre l’80% delle abitazioni del campo profughi, oggi a tutti gli effetti un quartiere di Jenin dove vivono tra la 15 e le 20mila persone, sono state danneggiate.

"Le case e le infrastrutture hanno subito gravi danni durante l'offensiva", ha detto al-Rub all'agenzia di stampa Anadolu. “Hanno detto che sono venuti per gli uomini armati, ma invece hanno punito la gente," Raed Jameel Mohammad Taleb, un residente della zona, ha sottolineato parlando con Al Jazeera.

Taled ha raccontato che cecchini israeliani sono entrati nella sua casa – dove l’uomo vive con la moglie, la madre e due figli - e l'hanno usata come piattaforma da cui lanciare attacchi.

Le truppe dell’IDF hanno anche raso al suolo la strada, distruggendo numerose automobili, inclusa la sua. “Usavo quella macchina per andare al lavoro tutti i giorni”, ha detto Taleb. “Non ci aspettavamo una tale devastazione.”

Diverso il sentimento espresso a Reuters da un altro abitante del campo profughi. "Non hanno ottenuto quello che volevano, grazie a Dio. I giovani stanno bene, le famiglie stanno bene e il campo va bene", ha affermato Mutasem Estatia, padre di sei figli, dopo aver trascorso due notti lontano, una in stato di fermo presso l’esercito israeliano. "Ci sono 12 martiri e ne siamo orgogliosi, ma ci aspettavamo più danni vista la portata del raid".

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