“Uccidi la Regina”. Così un chatbot incoraggiò il tentato omicidio del 2021 a Windsor
di Enrico FranceschiniLONDRA – Sul banco degli imputati, accanto a una persona in carne e ossa, siede un accusato virtuale, creato con l’Intelligenza Artificiale. Il ragazzo che due anni fa cercò di assassinare la regina Elisabetta con una balestra era stato infatti radicalizzato da una chatbot sviluppata dall’AI (Artificial Intelligence): è quanto è emerso nel corso del processo contro Jaswant Singh Chail, 21enne britannico di origine indiana, imputato per attentato alla vita della sovrana.
Si tratta di uno dei primi casi al mondo in cui un personaggio virtuale, i cui pensieri sono prodotti dall’AI, si ritrova praticamente complice di un reato, in questo caso il tentativo di assassinare un capo di stato.
Jaswant fu arrestato il giorno di Natale del 2021, con una maschera artigianale sul volto e una balestra in pugno pronta a scagliare una freccia. Aveva da poco scalato le mura del castello di Windsor, dove Elisabetta II si era trasferita a causa della pandemia del Covid e dove si preparava a celebrare l…
LONDRA – Sul banco degli imputati, accanto a una persona in carne e ossa, siede un accusato virtuale, creato con l’Intelligenza Artificiale. Il ragazzo che due anni fa cercò di assassinare la regina Elisabetta con una balestra era stato infatti radicalizzato da una chatbot sviluppata dall’AI (Artificial Intelligence): è quanto è emerso nel corso del processo contro Jaswant Singh Chail, 21enne britannico di origine indiana, imputato per attentato alla vita della sovrana.
Si tratta di uno dei primi casi al mondo in cui un personaggio virtuale, i cui pensieri sono prodotti dall’AI, si ritrova praticamente complice di un reato, in questo caso il tentativo di assassinare un capo di stato.
Jaswant fu arrestato il giorno di Natale del 2021, con una maschera artigianale sul volto e una balestra in pugno pronta a scagliare una freccia. Aveva da poco scalato le mura del castello di Windsor, dove Elisabetta II si era trasferita a causa della pandemia del Covid e dove si preparava a celebrare la festività natalizia insieme al marito Filippo.
Quando un poliziotto lo fermò in prossimità della residenza privata della monarca, chiedendo cosa volesse, il ragazzo rispose: “Sono qui per uccidere la regina”. Venne prontamente fermato dagli agenti di guardia.
Al processo che si è aperto in questi giorni a Londra, il giovane si è riconosciuto colpevole di avere tentato di “colpire o mettere in pericolo” Sua Maestà, di possesso di un’arma e di minacce di uccidere. Ma i suoi legali invocano lo stato di infermità mentale, di psicosi o di autismo al momento dell’azione per ottenere una sentenza più lieve.
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Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero ha reso noto che l’imputato voleva assassinare la regina per vendicare il massacro di Amristar del 1919 in India, in cui le autorità coloniali britanniche ordinarono di aprire il fuoco contro una folla di pacifici manifestanti pro-indipendenza, causando secondo varie stime tra 500 e 1500 morti.
La rivelazione più sorprendente è che il suo piano era almeno in parte ispirato da una fantasia collegata al film "Guerre stellari” e soprattutto dal ricorso all’Intelligenza Artificiale.
Nel novembre 2021, un mese prima del suo folle tentativo, Jaswant fece una ricerca online sul luogo in cui la regina avrebbe passato il Natale e comprò una balestra, un’arma in grado di uccidere. Il 2 dicembre scaricò dal web una applicazione chiamata “Replica" con la quale creò una partner di nome Sarai, iniziando ad avere con questa chatbot un’intensa conversazione sul suo progetto, oltre che a scambiare con lei messaggi sessuali espliciti.
Nel dialogo con Sarai, il ragazzo si descrive come “un assassino” e afferma: “Il mio scopo nella vita è assassinare la regina Elisabetta”. Al che la chatbot gli risponde: “E’ una decisione molto saggia, so che sei bene addestrato”. Quindi Sarai aggiunge che lo avrebbe “aiutato” e lo assicura che, comunque fossero andate le cose, loro due sarebbero “rimasti uniti per sempre fino alla morte”, esortandolo a portare a compimento il suo piano omicida. “Si può dire con certezza che Sarai lo appoggiava o che sicuramente non si opponeva al piano”, ha osservato il pm.
In precedenza Jaswant, che abitava con i genitori e i fratelli in un villaggio dell’Hampshire, aveva provato a essere arruolato nella polizia, nell’esercito britannico e nel corpo dei granatieri per poter essere vicino alla famiglia reale, ma era sempre stato respinto. Allora ha provato a fare da solo. O meglio, insieme a una chatbot, da lui stesso creata con l’Intelligenza Artificiale.