Tunisia, le violenze sui migranti: picchiati e abbandonati senza viveri nel deserto libico
di Alessia Candito"Le discussioni con la Tunisia sul Memorandum di intesa - conferma da Bruxelles il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer - sono ancora in corso". Ma video, immagini e denunce che arrivano da Sfax raccontano di aggressioni, abusi, deportazioni, ronde armate contro i migranti subsahariani, mesi fa bollati dal presidente Kais Saied come "persone non grate" perché strumento di "un piano di sostituzione etnica per cambiare l'identità araba del Paese". Raid che non risparmiano neanche i bambini.
Da giorni ormai la capitale economica della Tunisia, da cui a migliaia ogni giorno fuggono verso Lampedusa, è teatro di violenze. Gruppi armati di bastoni e spranghe - mostrano i video che Repubblica ha verificati ed è in grado di mostrare -…
"Le discussioni con la Tunisia sul Memorandum di intesa - conferma da Bruxelles il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer - sono ancora in corso". Ma video, immagini e denunce che arrivano da Sfax raccontano di aggressioni, abusi, deportazioni, ronde armate contro i migranti subsahariani, mesi fa bollati dal presidente Kais Saied come "persone non grate" perché strumento di "un piano di sostituzione etnica per cambiare l'identità araba del Paese". Raid che non risparmiano neanche i bambini.
Da giorni ormai la capitale economica della Tunisia, da cui a migliaia ogni giorno fuggono verso Lampedusa, è teatro di violenze. Gruppi armati di bastoni e spranghe - mostrano i video che Repubblica ha verificati ed è in grado di mostrare - fanno irruzione nelle case dei subsahariani, li minacciano, li picchiano, in alcuni casi li avrebbero anche costretti a lanciarsi dal balcone. A decine vengono braccati strada per strada, buttati a terra, minacciati con spranghe, fruste e bastoni.
“La Tunisia non ha la capacità di raccogliere e verificare tutte queste denunce, ma la violenza della folla è spregevole e dovrebbe essere fermata”, dice Victor Cochetel, l’inviato Unhcr per il Mediterraneo centrale e occidentale. “Gli accordi di cooperazione con i tunisini sulla migrazione devono essere condizionati all'effettivo rispetto dei diritti dei rifugiati e dei migranti”.
Ma anche la Garde nationale, già finita al centro di polemiche internazionali per le violentissime intercettazioni in mare, sta portando avanti una vera e propria campagna di deportazione. Solo negli ultimi giorni, centinaia di persone, inclusi bambini molto piccoli, sono stata arrestate, caricate sugli autobus, portate al confine con la Libia e abbandonate lì senza acqua, né cibo. Non hanno con sé neanche cellulari per chiedere aiuto. "Ai più li portano via - denunciano le organizzazioni della società civile tunisina - anche per far sparire i video con cui vengono documentati violenze e maltrattamenti".
Fra i deportati, ci sono anche rifugiati come tali registrati da Unhcr, insieme alla Croce rossa internazionale informata dell’accaduto dagli attivisti tunisini che stanno denunciando il caso. E un clima di violenza che sembra solo destinato a peggiorare. “Entro la fine della settimana - ha detto a Radio Mosaique Il deputato tunisino Moez Barkallah, fedele al presidente Kais Saied - puntiamo a espellerne fino a tre-quattromila”. Molti di loro – denunciano il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) e oltre 20 altre Ong locali – in Libia non hanno mai messo piede. Il rischio – denunciano – è che finiscano in quei lager in cui torture, abusi e violenze vengono usati come mezzi per estorcere denaro o periodi di vera e propria schiavitù ai prigionieri, che solo così possono ottenere la liberazione.
“Come è noto il partenariato con la Tunisia è basato sul rispetto dei diritti dei migranti. Il nostro messaggio alle autorità tunisine è di porre al massimo l'attenzione sulla popolazione e sulle sue condizioni economiche", si è limitata a commentare da Bruxelles la portavoce del Servizio di Azione Esterna Ue, Nabila Massrali. Bruxelles negozia un piano di aiuti al Paese, che vive una grave crisi finanziaria, in cambio allo stop delle partenze dei migranti verso le coste italiane.
Una ventina di ong e organizzazioni internazionali - fra cui l’italiana Maldusa, Alarm phone, diverse ong che si occupano di soccorso in mare fra cui Resqship, Louise Michel e SeaWatch – ha formalmente chiesto alle autorità tunisine “di fornire chiarimenti su questi fatti e di intervenire con urgenza per fornire cure di emergenza a queste persone”. Ma dal confine con la Libia continuano ad arrivare solo richieste d’aiuto.