Bosnia, nuova spallata del filorusso Dodik verso la secessione dei serbi: “Non riconosciamo più la figura del Rappresentante internazionale”
di Floriana BulfonUna nuova crepa rischia di aprirsi nei fragili equilibri dei Balcani, allargando le tensioni non ancora placate nel Kosovo. Questa volta la frattura è in Bosnia, dove ieri è entrata in vigore la legge promulgata da Milorad Dodik, il presidente della Repubblica serbo-bosniaca, che rifiuta l’autorità del Rappresentante internazionale ossia l’arbitro della vita della federazione creata dagli accordi di Dayton per fermare la guerra civile. Dodik, sostenitore del Cremlino, si è fatto paladino del nazionalismo serbo e da due anni cerca in tutti i modi di provocare una crisi negli organismi federali, espressione anche delle comunità bosniaca e croata.
La condanna di Usa e Ue
Il suo obiettivo esplicito è arrivare all’indipendenza dei serbi di Bosnia. La sua ultima iniziativa è …
Una nuova crepa rischia di aprirsi nei fragili equilibri dei Balcani, allargando le tensioni non ancora placate nel Kosovo. Questa volta la frattura è in Bosnia, dove ieri è entrata in vigore la legge promulgata da Milorad Dodik, il presidente della Repubblica serbo-bosniaca, che rifiuta l’autorità del Rappresentante internazionale ossia l’arbitro della vita della federazione creata dagli accordi di Dayton per fermare la guerra civile. Dodik, sostenitore del Cremlino, si è fatto paladino del nazionalismo serbo e da due anni cerca in tutti i modi di provocare una crisi negli organismi federali, espressione anche delle comunità bosniaca e croata.
La condanna di Usa e Ue
Il suo obiettivo esplicito è arrivare all’indipendenza dei serbi di Bosnia. La sua ultima iniziativa è stata immediatamente condannata dall’ambasciata statunitense di Sarajevo che l’ha definita “un attacco deliberato contro gli accordo di pace e contro la Costituzione bosniaca”, mentre per l’ambasciata della Ue si tratta di un atto “privo di valore legale”.
L’attuale Alto rappresentante è il tedesco Christian Schmidt insediato nel 2021 ma sempre contestato da Dodik: la mancata ratifica della nomina da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu viene usata dai serbi di Bosnia per considerarlo “falso e illegittimo”. Ora la mossa del presidente, che ha ratificato la legge votata dal parlamento della sua Repubblica e ha scritto una lettera all’ufficio di Schmidt: “L’Alto rappresentante in Bosnia ed Erzegovina non esiste più, l’incarico è illegale”.
I timori di Sarajevo
Grande la preoccupazione a Sarajevo. Per Denis Zvizdic, il presidente della Camera dei rappresentanti - in pratica, il Parlamento federale bosniaco - si configura un “colpo di Stato e dell’inizio della secessione: è chiaro che Dodik è pronto a sacrificare la pace”. Le minacce separatiste di Dodik non sono una novità: Stati Uniti e Gran Bretagna lo hanno sanzionato per questo motivo.
La sintonia con Mosca
Anche nell’operazione contro l’Alto rappresentante il leader serbo-bosniaco si muove in sincronia con Mosca. Un anno fa la Russia, con l’appoggio cinese, ha chiesto alle Nazioni Unite di abolire questa figura ma la domanda è stata respinta. Dodik allora ha cominciato a far approvare dai parlamentari serbi provvedimenti che smontano i pilastri dell’architettura istituzionale inventata per tutelare la pace in Bosnia: un mese fa è stata votata una legge che nega il valore delle sentenze della Corte Costituzionale federale. Ma poi proprio l’Alto commissario Schmdit aveva annullato il provvedimento, usando i suoi poteri discrezionali.
Il nuovo scontro avviene nei giorni in cui si tengono le commemorazioni del massacro di Srebrenica, in cui le forze serbe uccisero più di ottomila musulmani bosniaci, lasciati indifesi dai caschi blu olandesi. Anche su questa vicenda Dodik in passato ha avuto posizioni polemiche: “A Srebrenica è stato compiuto un crimine - ha dichiarato a Fabio Tonacci di Repubblica - Non si può dire che è stato compiuto dai serbi, intesi come nazione: è stato commesso da alcuni individui”.
Dodik ha incontrato più volte Putin: l’ultima visita risale allo scorso 28 maggio, ottenendo forniture di gas a prezzi ridotti: “Ha detto che siamo amici - ha riferito Dodik - e la Russia non abbandona mai i suoi amici”.
Un quarto di secolo dopo la fine dell’ultimo conflitto, i Balcani sono tornati a essere terreno di confronto. Con la Russia che soffia sul fuoco sostenendo le minoranze serbe. Maria Zakharova, la portavoce degli Esteri, oggi ha dichiarato che “la situazione in Kosovo è fuori controllo, l’esistenza del popolo serbo è minacciata”. In questo caso, la comunità internazionale è molto critica verso le autorità kosovare di Pristina, accusate di avere cercato di sfruttare la situazione internazionale per prendere il controllo delle comunità amministrate dai serbi.
La calma di questi giorni sembra solo annunciare nuove tempeste. E il ministero della Difesa tedesco Boris Pistorius ieri ha detto che la Germania è pronta ad aumentare il numero di soldati schierati nel contingente Nato nel Kosovo, già potenziato con cinquecento uomini dopo gli scontri di fine maggio.