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Elezioni Spagna, Sánchez e Díaz provano la rimonta nelle urne d’estate

Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez

 

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Il leader socialista punta sui successi economici e sulla paura della destra. A due settimane dal voto il Paese è distratto da vacanze e mondanità
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BARCELLONA — Un luglio come un altro, all’apparenza, se non fosse che tra due settimane esatte, domenica 23, la Spagna è chiamata a scegliere tra la continuità del governo progressista di Pedro Sánchez e un’alternativa conservatrice, in cui per la prima volta i popolari, per poter governare, sarebbero costretti ad allearsi con l’ultradestra di Vox.

La campagna per le legislative è partita quasi in perfetta sintonia con il tradizionale “chupinazo”, lo scoppio del mortaretto che ha dato il via alla festa di San Fermín, in una Pamplona che per una settimana sarà finalmente stracolma di turisti a sancire l’addio definitivo all’incubo della pandemia.

Sulle spiagge della Catalogna, la preoccupazione principale sembra essere per quei rubinetti a secco dell…

BARCELLONA — Un luglio come un altro, all’apparenza, se non fosse che tra due settimane esatte, domenica 23, la Spagna è chiamata a scegliere tra la continuità del governo progressista di Pedro Sánchez e un’alternativa conservatrice, in cui per la prima volta i popolari, per poter governare, sarebbero costretti ad allearsi con l’ultradestra di Vox.

La campagna per le legislative è partita quasi in perfetta sintonia con il tradizionale “chupinazo”, lo scoppio del mortaretto che ha dato il via alla festa di San Fermín, in una Pamplona che per una settimana sarà finalmente stracolma di turisti a sancire l’addio definitivo all’incubo della pandemia.

Sulle spiagge della Catalogna, la preoccupazione principale sembra essere per quei rubinetti a secco delle docce, “causa siccità”, si scusano le autorità locali. In tv si raccontano tutti i dettagli delle “nozze dell’anno”: si sposa Tamara Falcó, nata dalle seconde nozze di Isabel Preysler (che prima fu moglie di Julio Iglesias, poi anche di Miguel Boyer, ex ministro dell’Economia di Felipe González, infine è stata compagna del Nobel Mario Vargas Llosa).

Eventi mondani che appassionano e distraggono, così come l’imminente ingresso della principessa Leonor, erede al trono dei Borbone, all’accademia di Saragozza, dove inizierà ad agosto la sua formazione militare, a due mesi dal compimento della maggiore età.

Sullo sfondo, al momento, resta l’evento chiave di questo luglio anomalo: solo il 23 si capirà quanto la coincidenza con le vacanze estive avrà avuto conseguenze sull’affluenza alle urne. Di sicuro, si stanno moltiplicando fino a cifre mai viste le richieste di poter votare per posta.

La mobilitazione dell’elettorato è in questi giorni proprio la preoccupazione principale del premier Pedro Sánchez, ben cosciente del fatto che il magro risultato ottenuto alle amministrative del 28 maggio è da addebitare anche alla scarsa partecipazione al voto dell’elettorato socialista e di quello affine ai movimenti alla sinistra del Psoe.

La convocazione anticipata delle elezioni (si sarebbe dovuto votare a dicembre) era apparsa a molti come una scelta disperata. Ma Sánchez, da anni specialista delle imprese impossibili, ha fatto i suoi calcoli ed è sempre più convinto che i fatti gli daranno ragione.

Non solo perché i tempi strettissimi della procedura elettorale hanno costretto la sinistra alternativa al Psoe, dispersa in mille rivoli, a riunirsi compatta sotto le insegne di Sumar, il nuovo movimento guidato dalla carismatica ministra del Lavoro Yolanda Díaz.

Ma, soprattutto, perché in queste settimane di pre-campagna, la Spagna ha potuto assistere a un anticipo di quello che potrebbe accadere in caso di vittoria della destra alle politiche: nelle trattative per la formazione delle giunte regionali e comunali, il Pp di Alberto Núñez Feijóo – che si presenta come un partito conservatore moderato che ambisce a governare da solo – ha dovuto formare scomode coalizioni con gli estremisti di Vox su tutto il territorio nazionale.

La minaccia dell’ultradestra è uno dei temi su cui Sánchez punta di più per mobilitare l’elettorato progressista che il 28 maggio è rimasto a casa. Ma non solo: il premier è arrivato a rivolgersi anche a quegli elettori del Pp preoccupati da una possibile affermazione dell’estremismo conservatore.

E gli ultimi sondaggi ipotizzano già un leggero travaso di voti (per ora 2,5%, ma sarebbe comunque un fatto inedito), proprio dal Pp al Psoe. Feijóo ha impostato tutta la campagna intorno allo slogan “derogare il sanchismo”, che vuol dire smontare pezzo per pezzo tutte le leggi e le riforme varate in questi ultimi cinque anni dai socialisti insieme a Unidas Podemos.

Ma non sono mancati i passi falsi. Come quando, pochi giorni fa, ha dovuto ammettere che la riforma del lavoro (nata per iniziativa di Yolanda Díaz) è "sostanzialmente buona”: eppure il Pp, in Parlamento, aveva votato contro. Al discorso “distruttivo” dei popolari, Sánchez contrappone un programma in positivo, rivendicando i successi della politica economica (crescita superiore alla media della zona euro, inflazione in calo, creazione di posti di lavoro) e lancia nuove proposte a favore dei giovani – compresa la gratuità totale del trasporto pubblico fino a 24 anni – e per migliorare l’efficienza della sanità pubblica.

Gli ultimi sondaggi dicono che la sinistra sta riducendo lo svantaggio rispetto a una destra che partiva come favorita.

Domani sera, l’unico dibattito televisivo di questa campagna tra Sánchez e Feijóo (il leader popolare, restio al confronto, ha rifiutato tutte le altre proposte) potrebbe segnare una svolta nella corsa alla Moncloa.

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