Medio Oriente, tende di Hezbollah sul confine con Israele: sale la tensione
di Rossella TercatinUna postazione Unifil a Marwahin, in Libano, al confine con Israele
GERUSALEMME – Non solo la Cisgiordania. Da alcuni mesi, in Israele sale la tensione sul fronte nord. Alcune settimane fa, è emersa la notizia che Hezbollah ha realizzato alcuni avamposti sul confine con il Libano, due addirittura in territorio che lo Stato ebraico considera come proprio.
Avamposti che, nonostante gli sforzi diplomatici, il gruppo foraggiato dall’Iran che a Beirut rappresenta un vero e proprio stato nello stato continua a mantenere e utilizzare come punto di osservazione privilegiato per studiare quanto accade dall’altra parte della barriera.
In base a una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a seguito della guerra israelo-libanese del 2006, ai combattenti armati di Hezbollah non è consentito entrare …
GERUSALEMME – Non solo la Cisgiordania. Da alcuni mesi, in Israele sale la tensione sul fronte nord. Alcune settimane fa, è emersa la notizia che Hezbollah ha realizzato alcuni avamposti sul confine con il Libano, due addirittura in territorio che lo Stato ebraico considera come proprio.
Avamposti che, nonostante gli sforzi diplomatici, il gruppo foraggiato dall’Iran che a Beirut rappresenta un vero e proprio stato nello stato continua a mantenere e utilizzare come punto di osservazione privilegiato per studiare quanto accade dall’altra parte della barriera.
In base a una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a seguito della guerra israelo-libanese del 2006, ai combattenti armati di Hezbollah non è consentito entrare nell'area di confine – zona conosciuta anche come la “linea blu”. Impedire che questo accada rappresenta una delle missioni fondamentali delle truppe della Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano, meglio nota come Unifil.
"Qualsiasi presenza o attività sul lato nord della Linea Blu che non appartenga all'Unifil o alle forze armate libanesi è motivo di preoccupazione,” ha sottolineato il portavoce Kandace Ardiel. “Le forze di pace devono avere piena libertà di movimento lungo la Linea Blu e in tutta la nostra area operativa”.
Fonti dell’esercito israeliano hanno rivelato che mentre in passato gli uomini di Hezbollah accedevano comunque alla zona travestiti da civili, ora lo fanno apertamente in uniforme e con le armi in pugno. Lo scorso marzo, un esponente del gruppo è riuscito addirittura a infiltrarsi in Israele e a piazzare una bomba a uno svincolo autostradale decine di chilometri più a sud, ferendo gravemente un automobilista in un attacco che solo per circostanze fortuite non ha provocato una strage.
Hezbollah – la cui ala militare è classificata come organizzazione terrorista da Stati Uniti, Unione Europea e diversi membri della Lega Araba - è considerata da Israele uno dei suoi nemici più agguerriti, con un arsenale di 150mila razzi capaci di colpire il suo territorio.
La scorsa settimana - in un evento relativamente raro negli ultimi anni - due razzi sono stati sparati contro Israele (uno caduto in territorio libanese, l'altro proprio sul confine) - con le forze dell'Idf che in risposta hanno colpito l'area di lancio.
Fino a questo momento, Gerusalemme ha mantenuto sulla questione degli avamposti un profilo relativamente basso, segnalando di voler risolvere la vicenda per via diplomatica, tramite i rappresentanti delle Nazioni Unite e – stando a quanto riportato dalla stampa locale – con la mediazione dell’ambasciatrice Usa in Libano Dorothy Shea che starebbe gestendo i contatti con Hezbollah tramite il governo libanese.
Come risultato di questi sforzi, negli scorsi giorni, uno dei due avamposti più vicini alla Linea Blu sarebbe stato smantellato - a indicare forse che anche il gruppo sciita vorrebbe evitare il conflitto - ma l’altro rimane operativo.
Tuttavia, a intervenire sul tema in modo duro negli scorsi giorni è stato il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant.
"Non sottovalutare la nostra forza e determinazione", ha detto Gallant durante una cerimonia di commemorazione dei soldati caduti durante la guerra del 2006. “Quello che avete visto due mesi fa a Gaza e ieri a Jenin, potrebbe accadere anche in Libano. Non provocateci perché il risultato sarà distruttivo.”
Un segnale che forse, la pazienza di Israele si sta esaurendo, e che i vertici civili e militare sono decisi a risolvere la questione in tempi brevi – anche cercando vie alternative alla diplomazia.