Srebrenica, in migliaia in marcia per commemorare la strage: altre 30 vittime identificate verso la sepoltura
a cura della redazione EsteriIn Bosnia una colonna di automezzi con a bordo le bare con i resti di altre 30 vittime del genocidio di Srebrenica, identificate negli ultimi 12 mesi con i test del Dna, si è mossa oggi in direzione del cimitero-memoriale di Potocari, alle porte di Srebrenica, dove saranno tumulate l'11 luglio nel corso delle commemorazioni ufficiali per il 28esimo anniversario del massacro di oltre 8 mila bosgnacchi musulmani ad opera delle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladic.
Partita dall'obitorio di Visoko, non lontano da Sarajevo, la triste colonna funebre farà delle brevi soste a Ilijas, Vogosca, attraversando poi le strade della capitale bosniaca per l'omaggio della popolazione di Sarajevo, la città rimasta sotto assedio dei serbo-bosniaci per oltre tre anni. A Potocari i 30 feretri attenderanno la tumulazione all'interno del capannone dell'ex fabbrica di batterie per auto, ed ex base dei caschi blu olandesi, dove iniziò il massacro nel luglio 1995.
Emza Fazlic…
In Bosnia una colonna di automezzi con a bordo le bare con i resti di altre 30 vittime del genocidio di Srebrenica, identificate negli ultimi 12 mesi con i test del Dna, si è mossa oggi in direzione del cimitero-memoriale di Potocari, alle porte di Srebrenica, dove saranno tumulate l'11 luglio nel corso delle commemorazioni ufficiali per il 28esimo anniversario del massacro di oltre 8 mila bosgnacchi musulmani ad opera delle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladic.
Partita dall'obitorio di Visoko, non lontano da Sarajevo, la triste colonna funebre farà delle brevi soste a Ilijas, Vogosca, attraversando poi le strade della capitale bosniaca per l'omaggio della popolazione di Sarajevo, la città rimasta sotto assedio dei serbo-bosniaci per oltre tre anni. A Potocari i 30 feretri attenderanno la tumulazione all'interno del capannone dell'ex fabbrica di batterie per auto, ed ex base dei caschi blu olandesi, dove iniziò il massacro nel luglio 1995.
Emza Fazlic, portavoce dell'Istituto bosniaco per le persone scomparse, ha detto all'Ansa che tra le ultime vittime identificate vi sono quattro minorenni, il più giovane dei quali, Elvir Salcinovic, aveva solo 15 anni quando fu ucciso.
Il corteo funebre con i resti delle ultime vittime identificate è una tradizione delle cerimonie commemorative per l'anniversario del genocidio di Srebrenica, come la Marcia per la pace partita ieri nella quale migliaia di persone percorrono a ritroso - da Tuzla a Srebrenica - l'itinerario di oltre 100 km seguito dai circa 15 mila bosniaci che nel luglio 1995, dopo la conquista di Srebrenica da parte dei serbo-bosniaci , fuggendo attraverso i boschi, cercarono la salvezza a Tuzla che era sotto il controllo delle forze governative bosniache.
L'attacco contro Srebrenica, dopo oltre tre anni di assedio e dopo che era stata proclamata 'zona protetta dell'Onu, iniziò il 6 luglio 1995 e si concluse cinque giorni dopo con l'ingresso in città dell'Esercito serbo-bosniaco al comando del generale Ratko Mladic.
Secondo l'accusa del Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi), i soldati di Mladic fino al 19 luglio uccisero, in modo organizzato e sistematico, più di 8 mila uomini e ragazzi musulmani, mentre 30 mila donne, anziani e bambini, consegnati ai serbi dai caschi blu olandesi, furono deportati.
Sono oltre 6.700 i resti delle vittime identificate finora e e sepolte al cimitero-memoriale di Potocari, che colpisce per la sterminata e raccapricciante estensione di stele bianche su ogni tomba. Altre decine di vittime, i cui resti sono stati rinvenuti in fosse comuni della regione e identificate con il metodo del Dna, attendono il via libera definitivo delle famiglie per la sepoltura.
Per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo decine di criminali di guerra serbi sono stati condannati dal Tribunale dell'Aja, alcuni all'ergastolo, compresi i due principali responsabili - Ratko Mladic e Radovan Karadzic, rispettivamente capo militare e leader politico dei serbo-bosniaci,ai quali i giudici internazionali hanno inflitto il carcere a vita. La guerra di Bosnia del 1992-1995 provocò oltre 100mila morti e due milioni di profughi.