LONDRA - Si scrive Biden, ma si legge Trump. Almeno per quanto riguarda il temperamento, e la propensione ad arrabbiarsi, secondo un curioso retroscena del sito Axios tra i due rivali non ci sarebbero grandi differenze. Poi si possono discutere i dettagli, cioè chi usa le sfuriate a fin di bene, e chi invece ha solo incontenibili problemi di carattere.
Almeno in apparenza, però, il comportamento irascibile non è poi tanto diverso, e non mancano i consiglieri che suggeriscono a Biden di mostrare più pubblicamente questo lato del suo carattere, per rispondere a chi lo invita a non ricandidarsi per le debolezze della sua età avanzata.
Il capo della Casa Bianca ha sempre cercato di presentarsi all’America come uno zio calmo, saggio e comprensivo, che sa come traghettare il paese nelle burrascose acque della nostra complicata era. Axios però rivela che dietro le quinte è un’altra persona: «Gli ammonimenti del presidente, secondo collaboratori del presente e del passato che sono stati oggetto dei suoi sfoghi, includono le seguenti frasi: "God dammit, how the f**k don’t you know this?!"; "Don’t f**cking bullsh*t me!"; e "Get the f**k out of here"».
A beneficio di chi non conoscesse l’inglese, possiamo chiarire che si tratta di improperi non pubblicabili su un giornale decente, e quindi eviteremo di tradurli letteralmente. Gli asterischi sono usati come bip messi negli audio per silenziare le parolacce. In generale però manifestano il suo disappunto perché qualcuno non sapeva una certa cosa, la preghiera di non imbrogliarlo, e l’invito ad andare a quel paese.
Testimoni oculari assicurano che nessuno è esente da queste sfuriate. Ad esempio aveva travolto l’allora zar contro il Covid, Jeff Zients, perché non otteneva risultati abbastanza rapidi con i vaccini. Non porta rancore, però, perché poi ha promosso Zients a capo di gabinetto della Casa Bianca. Secondo Chris Whipple, autore della biografia The Fight of His Life, la portavoce Jen Psaki «aveva detto al presidente che avrebbe considerato le sue urla come la conferma del loro rapporto di fiducia. Non ha dovuto aspettare molto per riceverla».
E’ noto poi, perché esiste la registrazione, che nel gennaio del 2022 aveva definito così Peter Doocy, corrispondente dalla Casa Bianca per la televisione nemica Fox News: «E’ uno stupido figlio di puttana». L’abitudine è così radicata, che secondo Axios molti funzionari del governo portano con loro dei colleghi, quando devono incontrare Biden, nella speranza che la presenza di un’altra persona freni i suoi impulsi.
Tutti sanno che Trump aveva sfoghi di rabbia incontrollabili, incluso il lancio di piatti con pietanze varie contro i muri della Casa Bianca. Nessuno finora ha riportato reazioni simili da parte di Biden, ma soprattutto i suoi collaboratori cercano di mettere il temperamento di Joe in un contesto differente da quello di Donald.
Secondo Ted Kaufman, storico capo di gabinetto dell’allora senatore del Delaware, è vero che il presidente perde la pazienza e urla, ma lo fa solo a fin di bene. Pretende il massimo dai suoi collaboratori, per essere messo in condizione di prendere le decisioni giuste, e quindi li interroga con severità sulla correttezza dei briefing e i documenti ricevuti: «Lo scopo non è imbarazzare le persone, ma fare la scelta giusta».
Lo stesso vale per chi gli manca di rispetto o gli fa perdere tempo. Parlargli è come manovrare un ferro rovente, per navigare i suoi umori. Poi però è generosissimo con i collaboratori, che capiscono le sue buone intenzioni e non si offendono. Anzi, alcuni gli suggeriscono di mostrarsi ogni tanto al naturale, per provare la sua energia agli elettori americani.