Cina, attacco in un asilo: 6 morti di cui 3 bambini
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Tre bambini, due genitori e un’insegnante: sono le sei vittime di un accoltellamento avvenuto in un asilo nella città di Lianjiang, nella provincia meridionale del Guangdong. L’attacco è avvenuto alle 7.40, ora locale. Venti minuti dopo la polizia ha arrestato un 25enne, definendo il suo gesto “un’aggressione intenzionale”.
Una settima persona è rimasta ferita. La polizia sta ancora indagando sulle cause del gesto dell’uomo, identificato solamente al momento col suo cognome, Wu.
“Una fonte che ha chiesto l'anonimato ha riferito che una delle vittime aveva in passato investito il figlio dell'aggressore con un'auto e non gli aveva mai dato alcun risarcimento. L'aggressore era in cerca di vendetta", scrive il Global Times.
Su Weibo, il Twitter cinese, i post relativi all’attacco a Lianjiang hanno quasi raggiunto 300 milioni di visualizzazioni. "È scandaloso fare questo a dei bambini. Sono favorevole alla pena di morte”, scrive un utente. "Perché continuano a verificarsi casi de…
PECHINO - Tre bambini, due genitori e un’insegnante: sono le sei vittime di un accoltellamento avvenuto in un asilo nella città di Lianjiang, nella provincia meridionale del Guangdong. L’attacco è avvenuto alle 7.40, ora locale. Venti minuti dopo la polizia ha arrestato un 25enne, definendo il suo gesto “un’aggressione intenzionale”.
Una settima persona è rimasta ferita. La polizia sta ancora indagando sulle cause del gesto dell’uomo, identificato solamente al momento col suo cognome, Wu.
“Una fonte che ha chiesto l'anonimato ha riferito che una delle vittime aveva in passato investito il figlio dell'aggressore con un'auto e non gli aveva mai dato alcun risarcimento. L'aggressore era in cerca di vendetta", scrive il Global Times.
Su Weibo, il Twitter cinese, i post relativi all’attacco a Lianjiang hanno quasi raggiunto 300 milioni di visualizzazioni. "È scandaloso fare questo a dei bambini. Sono favorevole alla pena di morte”, scrive un utente. "Perché continuano a verificarsi casi del genere?”, si legge in un altro post.
Crimini violenti sono relativamente rari in Cina (Pechino ha controlli rigorosissimi sul possesso di armi da fuoco), anche se negli ultimi anni gli attacchi all’arma bianca, soprattutto nelle scuole, si sono moltiplicati, spingendo le autorità a rafforzare la sicurezza intorno agli edifici scolastici.
I precedenti
Nell'agosto dello scorso anno, un uomo uccise tre persone e ne ferì sei in un asilo nella provincia del Jiangxi. Nell'aprile 2021, due bambini morirono e altri 16 rimasero feriti a Beiliu, nel Guangxi: all’epoca le autorità dissero che l’autore del gesto soffriva di schizofrenia. Nel dicembre dello stesso anno un altro accoltellamento di massa in una piccola città della provincia nord-orientale di Liaoning causò sette morti e altri sette feriti: i media raccontarono che il sospettato, 62 anni, aveva perso il figlio e aveva divorziato, e aveva compiuto l'attacco per esprimere la sua "insoddisfazione verso la società”.
Nel 2018 i bambini feriti furono 14 in un asilo della megalopoli di Chongqing. Sempre nello stesso anno un 28enne uccise nove studenti universitari e ne ferì altri 12 fuori dalla loro scuola nella provincia settentrionale dello Shaanxi. L'aggressore dichiarò all’epoca di aver agito per vendetta dopo essere stato importunato da uno studente della stessa scuola.
Secondo gli annunci ufficiali, quando si verificano questo tipo di tragedie, gli assalitori vengono spesso definiti come soggetti affetti da malattie mentali o in cerca di vendetta contro i loro datori di lavoro, i funzionari governativi o la società in generale.
La salute mentale
In Cina, l'accesso pubblico ai servizi di salute mentale rimane limitato, anche se in miglioramento, in parte a causa della carenza di professionisti qualificati. Lo stigma sociale che circonda i disturbi mentali scoraggia inoltre molte persone dal cercare aiuto. Nel 2013 è entrata in vigore la prima legge cinese sulla salute mentale, volta a tutelare gli interessi delle persone con disturbi mentali e a migliorare le procedure, i ricoveri e i trattamenti. Negli anni successivi, il Consiglio di Stato - il governo cinese - ha continuato ad impegnarsi per migliorare il sistema.
In un report del 2019, il primo studio sulla salute mentale in Cina condotto su scala nazionale, veniva indicato che i disturbi come la depressione e l'ansia erano in aumento nel Paese. "I risultati della nostra indagine suggeriscono che la maggior parte dei disturbi mentali è diventata più comune in Cina negli ultimi 30 anni", scrivevano i ricercatori. Tre anni di lockdown durissimi per il Covid abbinati alle incertezze e alle frustrazioni economiche (la disoccupazione giovanile è record: 20,8%) potrebbero aver aggravato la situazione.