Israele, nuove tensioni per la riforma della giustizia: oggi alla Knesset l’abolizione della “clausola di ragionevolezza”
di Rossella TercatinIl primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu
(reuters)GERUSALEMME – Si riaccendono le tensioni legate alla controversa riforma della giustizia portata avanti dal governo guidato da Benjamin Netanyahu.
La maggioranza infatti si prepara a portare stasera alla Knesset uno degli elementi fondamentali del progetto, l’abolizione della cosiddetta “clausola di ragionevolezza”. Con le opposizioni pronte a dare battaglia, in parlamento, ma soprattutto in piazza.
Il criterio di ragionevolezza viene utilizzato dai tribunali per annullare decisioni delle autorità locali e nazionali ritenute appunto “non ragionevoli” per non aver tenuto conto di tutte le considerazioni pertinenti ad una particolare questione, o non aver dato il giusto peso a tali considerazioni, anche se nel caso in cui le decisioni no…
GERUSALEMME – Si riaccendono le tensioni legate alla controversa riforma della giustizia portata avanti dal governo guidato da Benjamin Netanyahu.
La maggioranza infatti si prepara a portare stasera alla Knesset uno degli elementi fondamentali del progetto, l’abolizione della cosiddetta “clausola di ragionevolezza”. Con le opposizioni pronte a dare battaglia, in parlamento, ma soprattutto in piazza.
Il criterio di ragionevolezza viene utilizzato dai tribunali per annullare decisioni delle autorità locali e nazionali ritenute appunto “non ragionevoli” per non aver tenuto conto di tutte le considerazioni pertinenti ad una particolare questione, o non aver dato il giusto peso a tali considerazioni, anche se nel caso in cui le decisioni non violino alcuna particolare legge o atto amministrativo.
Per molti anni in Israele si è discusso della necessità di definire in modo più preciso i limiti per applicare il criterio – che a detta di molti critici offre all’autorità giudiziaria un potere troppo ampio e indefinito.
E tuttavia, la proposta del governo è quella di abolire completamente la clausola – una mossa ritenuta profondamente problematica anche da esperti a favore di qualche modifica – compreso il professor Yoav Dotan dell’Università Ebraica di Gerusalemme, sul cui parere la maggioranza sostiene di essersi basata per scrivere il nuovo testo della legge.
Per di più, per abbreviare la discussione in Commissione Affari Costituzionali e Legislativi, la coalizione ha scelto di presentare il disegno non come presentato dal ufficialmente dal ministero della Giustizia, com’è d’uso in casi del genere, ma come proposta della stessa commissione, che ha concentrato il dibattito in pochi giorni.
La manifestazione di Tel Aviv di sabato scorso contro la riforma della giustizia
Se approvata in prima lettura, la riforma verrà rinviata in commissione per essere presentata per la seconda e la terza lettura in seduta plenaria (che di solito avvengono congiuntamente), voto che potrebbe avvenire già questa settimana.
E tuttavia, come già negli scorsi mesi, non solo i partiti di opposizione, ma la rete di organizzazioni della società civile che si oppone alla riforma ha promesso ancora una volta di sbarrare il cammino dell’iter legislativo con imponenti manifestazioni di piazza che domani potrebbero paralizzare il paese, incluso l’aeroporto di Ben Gurion.
Sin dai primissimi giorni dell’entrata in carica del nuovo governo alla fine di dicembre, la riforma della giustizia è stata presentata come la prima priorità dell’esecutivo, una priorità condivisa da tutte le forze di coalizione, il Likud di Netanyahu, i partiti ultra-ortodossi Shas e United Torah Judaism, e le forze dell’estrema destra religiosa-nazionalista Partito Sionista Religioso, Potere Ebraico e Noam.
Al cuore del progetto, l’obiettivo di limitare i poteri della Corte Suprema attraverso una serie di disegni di legge.
Tra i punti fondamentali della proposta del governo la modifica della composizione della commissione incaricata di selezionare i giudici di ogni livello per conferire la maggioranza dei suoi membri alle forze di governo e lo svuotamento della possibilità del tribunale di bocciare le leggi perché ritenute in contrasto le Leggi fondamentali che in Israele fungono da costituzione informale (un punto che qualche giorno fa Netanyahu ha dichiarato essere stato accantonato, poi smentito da alcuni suoi stessi alleati di governo).
Negli scorsi mesi, man mano che la maggioranza procedeva spedita con l’iter legislativo della riforma, il paese si è ritrovato percorso da proteste senza precedenti, che hanno portato in piazza ogni settimana decine e talvolta centinaia di migliaia di persone, contro un piano che è stato descritto da molti esperti, a partire dalla presidente della Corte Suprema Esther Hayut e dai leader dell’opposizione, come una minaccia alla democrazia.
A prendere posizione contro la riforma sono stati anche due settori che normalmente in Israele si tengono fuori dal dibattito politico, le industrie high-tech, motore dell’economia del paese, e l’esercito, istituzione simbolo e tra le più rispettate.
Lo scorso marzo, proprio la richiesta del Ministro della Difesa Yoav Gallant di fermare il cammino della riforma a favore di un compromesso – alla luce del diffuso malcontento tra veterani e ufficiali, specialmente nelle unità di élite – ne aveva causato il brusco licenziamento da parte di Netanyahu.
Nelle 24 ore successive centinaia di israeliani erano scesi in piazza per protestare, e le principali aziende e sindacati avevano proclamato uno sciopero generale, serrando i servizi fondamentali del paese.
Da quel momento il premier ha cambiato approccio, aprendo ai negoziati con l’opposizione e procedendo con più cautela, con una tendenza a posticipare le decisioni sulla materia.
E tuttavia, alcune settimane fa l’opposizione ha deciso di congelare i negoziati, accusando il governo di non agire in buona fede e i falchi della maggioranza hanno ripreso a premere per riprendere l’iter legislativo.
“Questo è un governo che ha perso ogni controllo,” ha denunciato il leader di Yesh Atid Yair Lapid. “L'annullamento del criterio ragionevolezza nella forma che hanno presentato alla Knesset dice una cosa sola, che si ritengono al di sopra della legge.”
Sia Lapid che il leader del partito di Unità Nazionale Benny Gantz hanno insistito che è ancora possibile tornare ai negoziati, con Gantz che ha rivelato di aver esortato il presidente Isaac Herzog a convocare un incontro con lui, Netanyahu e Lapid prima del voto per discutere di un'immediata ripresa del dialogo.