Divieti, denunce e retate di massa: la stretta dei governi europei sulle proteste ecologiste
di Elena DusiC’era una volta una ragazza che protestava per il clima. A 16 anni tutti i venerdì sedeva con un cartello davanti al parlamento di Stoccolma. Oggi, 5 anni più tardi, Greta Thunberg è cresciuta. Il 9 giugno si è diplomata e ha annunciato che cesserà le proteste del venerdì. Nel frattempo il tribunale di Malmö l’ha messa sotto accusa. A metà giugno con altri attivisti ha infatti bloccato il porto dove attraccano le petroliere, rifiutando di obbedire agli ordini di sgombero della polizia. A gennaio altri agenti in Germania l’avevano dovuta sollevare di peso e portare in cella durante una protesta contro la miniera di carbone di Lützerath.
Greta crescendo è diventata più decisa. Ma molti governi, da Francia a Gran Bretagna e Germania, passando per l’Italia e perfino il minuscolo Vati…
C’era una volta una ragazza che protestava per il clima. A 16 anni tutti i venerdì sedeva con un cartello davanti al parlamento di Stoccolma. Oggi, 5 anni più tardi, Greta Thunberg è cresciuta. Il 9 giugno si è diplomata e ha annunciato che cesserà le proteste del venerdì. Nel frattempo il tribunale di Malmö l’ha messa sotto accusa. A metà giugno con altri attivisti ha infatti bloccato il porto dove attraccano le petroliere, rifiutando di obbedire agli ordini di sgombero della polizia. A gennaio altri agenti in Germania l’avevano dovuta sollevare di peso e portare in cella durante una protesta contro la miniera di carbone di Lützerath.
Greta crescendo è diventata più decisa. Ma molti governi, da Francia a Gran Bretagna e Germania, passando per l’Italia e perfino il minuscolo Vaticano, hanno finito col reagire alle manifestazioni per il clima in modo ancora più deciso di lei.
«Incompatibile con i diritti umani e la libertà d’espressione» per esempio è il giudizio di Volker Türk, Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu, a proposito della legge sull’ordine pubblico emanata il 2 maggio da Londra. Esasperato da mesi di traffico bloccato, attivisti per il clima incatenati ai ponti o incollati alle opere d’arte, il governo inglese ha approvato con il Public Order Act una stretta al diritto di manifestare, introducendo il “reato di incatenamento”, autorizzando la polizia a perquisire e arrestare i cittadini che abbiano con sé oggetti utili a legarsi o incollarsi. Le prime vittime della legge, per paradosso, sono stati 6 repubblicani ritrovatisi in cella per aver protestato pacificamente all’incoronazione di re Carlo.
“Associazione a delinquere” è l’accusa che a metà aprile si sono visti rivolgere 5 attivisti di Ultima Generazione, indagati dalla Digos e processati dalla procura di Padova per aver bloccato il traffico ed essersi incatenati alla Cappella degli Scrovegni. Perfino il Vaticano, convinto sostenitore dell’ambiente, a metà giugno ha multato con 30mila euro i due attivisti di Ultima Generazione che si erano incollati alla base marmorea del Laocoonte, nei Musei Vaticani.
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L’Olanda ha spalancato le carceri a maggio per ben 1.500 attivisti di Extinction Rebellion. Avevano interrotto un’importante arteria dell’Aia. Proteste simili in Germania – blocchi della circolazione e azioni dimostrative sulle opere d’arte – hanno condotto a inizio giugno a una serie di blitz della polizia, che con 170 agenti ha perquisito 15 fra case e uffici degli attivisti, bloccando il sito di Ultima Generazione e due conti in banca. I soldi, secondo la polizia, erano usati per «finanziare ulteriori atti criminali». Il racconto della portavoce del gruppo, Carla Hinrichs, ritrovatasi in casa 25 poliziotti con il fucile spianato alle 7 del mattino, ha evidentemente turbato il Paese.
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Ad alzare più di altri lo scontro è stata la Francia. A marzo al bacino di Sainte-Soline c’è stata una vera e propria battaglia: 5mila attivisti contro 3mila agenti e due manifestanti finiti in coma. Il 21 giugno il presidente Emmanuel Macron ha abolito per decreto l’associazione Les soulevements de la Terre, definita dal ministro degli Interni un gruppo di «ecoterroristi». Human Rights Watch si è detta «raggelata». E lo stesso aggettivo è stato usato da Greta, invitata a parlare a Parigi dallo stesso Macron, che in quei giorni aveva organizzato un vertice mondiale sul clima. Il paradosso infatti è che fra arresti, scontri e manganellate, nel difendere il clima governi e cittadini sono spesso nella sostanza d’accordo.