Soldatov: “Putin vuole dimostrare di avere tutto sotto controllo. Ma in realtà preoccupa le forze di sicurezza”
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - «Putin deve dimostrare di avere tutto sotto controllo, di essere al di sopra delle faide e di essere in grado di tenerle a bada. Perciò tutti i rivali, Evgenij Prigozhin da un lato e Sergej Shojgu e Valerij Gerasimov dall’altro, possono restare al loro posto». A parlare è Andrej Soldatov, massimo esperto sui servizi russi d’intelligence che, insieme a Irina Borogan, ha fondato il sito web Agentura.ru e scritto i libri “The New Nobility”, “The Red Web” e “The Compatriots”. Dopo le sue scomode inchieste sulle purghe all’interno dei servizi dopo l’inizio dell’offensiva russa in Ucraina, è finito nel mirino dell’Fsb che lo ha inserito nella lista dei ricercati. «Certo, a dispetto di quello che pensa Putin — prosegue dal suo esilio al telefono con Repubblica — la sua ondivaga relazione con Prigozhin è un indice di debolezza, un cattivo segnale per i siloviki», gli uomini delle forze di sicurezza a lui più vicini.
I servizi ucraini sostenevano che l’Fsb avesse avuto l’ordine di uccid…
MOSCA - «Putin deve dimostrare di avere tutto sotto controllo, di essere al di sopra delle faide e di essere in grado di tenerle a bada. Perciò tutti i rivali, Evgenij Prigozhin da un lato e Sergej Shojgu e Valerij Gerasimov dall’altro, possono restare al loro posto». A parlare è Andrej Soldatov, massimo esperto sui servizi russi d’intelligence che, insieme a Irina Borogan, ha fondato il sito web Agentura.ru e scritto i libri “The New Nobility”, “The Red Web” e “The Compatriots”. Dopo le sue scomode inchieste sulle purghe all’interno dei servizi dopo l’inizio dell’offensiva russa in Ucraina, è finito nel mirino dell’Fsb che lo ha inserito nella lista dei ricercati. «Certo, a dispetto di quello che pensa Putin — prosegue dal suo esilio al telefono con Repubblica — la sua ondivaga relazione con Prigozhin è un indice di debolezza, un cattivo segnale per i siloviki», gli uomini delle forze di sicurezza a lui più vicini.
I servizi ucraini sostenevano che l’Fsb avesse avuto l’ordine di uccidere Prigozhin, invece il capo dei mercenari ribelli continua a fare la spola tra Mosca e San Pietroburgo...
«Non credo sia in pericolo di vita immediato. A quanto pare, Putin crede ancora che Prigozhin possa essergli utile. Le sue reti in Africa e Medio Oriente sono ancora rilevanti e Wagner è ancora molto richiesta. Prigozhin inoltre non gestiva soltanto i mercenari, ma tanti altri affari sporchi. Putin ne ha bisogno».
Quindi Prigozhin manterrà un certo grado di potere e influenza?
«Sembra che Putin voglia che resti nei paraggi, forse non nel pieno dei suoi precedenti poteri, ma parzialmente».
Certo stupisce tanta clemenza nei confronti di un “traditore”...
«Il problema è che sembra che Putin sia cambiato parecchio nell’ultimo anno. Prima della guerra in Ucraina, era molto più decisivo. Puniva le persone molto rapidamente, da un giorno all’altro. Adesso si prende il suo tempo. Ed è per questo che tanti elementi di questa vicenda non sono molto chiari e che è così difficile fare previsioni».
In ogni caso, come l’offensiva in Ucraina, l’ammutinamento è un disastro che Putin stesso si è auto-inflitto. Quali conseguenze avrà sulla sua stabilità?
«Il contraccolpo più basilare e più ovvio è quello sulla sua reputazione. Promuove da anni l’idea di sovranità nazionale, ma quando si è trovato in una vera e propria crisi, ha dovuto chiedere al suo partner minore. il bielorusso Aleksandr Lukashenko, d’intervenire, il che a me non è sembrato molto “sovrano”. E non lo è sembrato neppure a esercito ed Fsb. Ma la lezione più grave che i servizi di sicurezza hanno tratto da questa vicenda è che, davanti a una battaglia all’interno del cerchio magico di Putin, è meglio non interferire. Ed è una lezione molto pericolosa. Durante la rivolta, le forze di sicurezza continuavano a combattere contro gli ucraini, ma non sapevano che cosa fare di Prigozhin. Vuol dire che il sistema progettato da Putin è in grado di resistere alle minacce esterne, come la controffensiva di Kiev, ma non sa come gestire quelle interne. E se domani, faccio solo ipotesi, Kadyrov o un membro del Consiglio di sicurezza dicesse “Vladimir Vladimirovich si è ammalato”, nessuno saprebbe che cosa fare».
Qualcuno potrebbe approfittare di questa paralisi?
«Non adesso. Ma se, ad esempio, un domani la controffensiva ucraina portasse a un vero disastro sul campo di battaglia, si potrebbe creare un’altra situazione potenzialmente pericolosa per Putin».
Tornando all’Fsb, l’anno scorso fu responsabile del fallimento della fase iniziale dell’operazione in Ucraina. Adesso sembra che non sia stato in grado di anticipare i piani di Prigozhin. È così?
«I servizi ne erano a conoscenza. Hanno agenti dentro Wagner. Il problema è che non sapevano come comunicarlo al presidente senza subire ripercussioni personali. È lo stesso motivo per cui ogni relazione inviata a Putin viene firmata da più dirigenti. In questo modo tutti condividono la responsabilità e nessuno in fin dei conti è davvero responsabile. Stavolta hanno deciso di aspettare e vedere».
Qualcuno pagherà? Ci sarà un’epurazione? Il generale Surovikin è davvero stato arrestato o interrogato?
«Non ho alcuna conferma che Surovikin sia stato arrestato. Il che non vuol dire che non sia in prigione. Una delle ali del carcere di Lefortovo è isolata e riservata ai detenuti speciali. Potrebbe trovarsi lì. E, come Sergej Beseda un anno fa, potrebbe essere presto rilasciato e rimesso al suo posto perché Putin è a corto di generali. Quello che mi sciocca però è che tutte le voci di purghe riguardino soltanto l’esercito, ma non i servizi di sicurezza o la Guardia Nazionale, il che è singolare perché sono l’Fsb e la Guardia Nazionale i responsabili della sicurezza nazionale. Ma Putin ha deciso che a pagare saranno solo i militari».