Israele torna in piazza contro la riforma della giustizia: occupate autostrade e aeroporto
di Rossella TercatinGERUSALEMME – Bloccate le strade 1 e 443 che collegano Gerusalemme e Tel Aviv, così come molte delle arterie principali nelle due città e in giro per Israele, con la polizia che in alcuni casi utilizza gli idranti per disperdere i manifestanti. Mentre all’aeroporto di Ben Gurion, un gruppo di veterani della Guerra del Kippur viene sgombrato dagli arrivi. È un altro giorno di proteste di massa in Israele, ancora volta per dire no alla riforma della giustizia portata avanti dal governo di Benjamin Netanyahu.
La scorsa notte la Knesset ha approvato in prima lettura l’abolizione del cosiddetto “criterio di ragionevolezza”, utilizzato dai tribunali per annullare decisioni delle autorità locali e nazionali ritenute appunto “non ragionevoli” per non aver tenuto conto di tut…
GERUSALEMME – Bloccate le strade 1 e 443 che collegano Gerusalemme e Tel Aviv, così come molte delle arterie principali nelle due città e in giro per Israele, con la polizia che in alcuni casi utilizza gli idranti per disperdere i manifestanti. Mentre all’aeroporto di Ben Gurion, un gruppo di veterani della Guerra del Kippur viene sgombrato dagli arrivi. È un altro giorno di proteste di massa in Israele, ancora volta per dire no alla riforma della giustizia portata avanti dal governo di Benjamin Netanyahu.
La scorsa notte la Knesset ha approvato in prima lettura l’abolizione del cosiddetto “criterio di ragionevolezza”, utilizzato dai tribunali per annullare decisioni delle autorità locali e nazionali ritenute appunto “non ragionevoli” per non aver tenuto conto di tutte le considerazioni pertinenti ad una particolare questione, o non aver dato il giusto peso a tali considerazioni, anche se nel caso in cui le decisioni non violino alcuna particolare legge o atto amministrativo.
Il provvedimento è stato votato oltre mezzanotte dopo un dibattito pieno di tensione. L’iter legislativo prevede che torni oggi a essere discusso in Commissione Affari Costituzionali e Giustizia. L’obiettivo del governo è quello di approvarlo anche in seconda e terza lettura (che di solito avvengono contestualmente) entro il 30 luglio, quando la Knesset sospenderà i lavori parlamentari per la pausa estiva.
“Anche dopo questa modifica, i diritti dei tribunali e dei cittadini israeliani non saranno danneggiati in alcun modo,” ha dichiarato Netanyahu. “La corte continuerà a verificare la legalità delle decisioni e delle nomine del governo". “Almeno dite la verità”, la risposta del leader dell’opposizione Yair Lapid.
“Questa legge consente la nomina di un ministro condannato; di inviare mandati di cattura a chi protesta contro il governo; di licenziare il procuratore generale, e di organizzare un patteggiamento per il vostro capo,” ha continuato Lapid, facendo riferimento ai processi di Netanyahu per corruzione e abuso d’ufficio.
Per molti anni in Israele si è discusso della necessità di definire in modo più preciso i limiti per applicare il criterio di ragionevolezza – che a detta di molti critici offre all’autorità giudiziaria un potere troppo ampio e vago. Tuttavia, la proposta del governo di abolire completamente il parametro è una mossa ritenuta profondamente problematica anche da esperti a favore di qualche modifica.
Il disegno di legge approvato ieri è parte di un pacchetto di provvedimenti che mirano a limitare i poteri dei tribunali – e in particolare della Corte Suprema – che secondo il governo e i suoi sostenitori da anni hanno assunto un atteggiamento eccessivamente “attivista” andando a interferire nelle prerogative degli organi eletti. Gli oppositori della riforma invece sostengono che quanto proposto dalla maggioranza mini le fondamenta della democrazia israeliana – in un paese in cui non esiste una costituzione formale.
A prendere posizione contro la riforma sono stati anche moltissimi esponenti di due settori che normalmente in Israele si tengono fuori dal dibattito politico, le industrie high-tech, motore dell’economia del paese, e l’esercito, istituzione simbolo e tra le più rispettate.
Da mesi dunque movimenti civici di protesta e partiti di opposizione stanno portando in piazza ogni settimana decine se non centinaia di migliaia di persone. Con il governo che preme sulla polizia perché confronti i manifestanti con maggiore durezza.
A metà giornata si registrano una quarantina di arresti e le strade principali vengono riaperte al traffico. Ma i leader della protesta promettono che è solo l’inizio.