Meloni: “Non esiste soltanto la Cina, l’alleanza guardi al Mediterraneo”
dal nostro inviato Tommaso CiriacoRiga — Nella capitale della Lettonia la bandiera ucraina è ovunque: sui tetti, sulle pinte delle birre, agli incroci, sulle macchine fotografiche dei lettoni, nelle stanze degli hotel, sugli edifici pubblici, nei ristoranti. In realtà il vertice Nato non è qui, ma Vilnius è a quaranta minuti d’aereo e comunque i baltici vivono la resistenza di Kiev come un imperativo morale, l’unica garanzia di un’indipendenza conquistata trent’anni fa dopo un millennio di dominio straniero.
Dopo la tappa in Lettonia, Giorgia Meloni approda a tarda sera nella capitale della Lituania. Porta in dote l’impegno militare italiano sul fronte orientale dell’Europa e la voglia di spingere al massimo sui partner dell’Alleanza per non abbandonare un dossier di riforma della Nato caro a Roma e al resto dei Paesi mediterranei, ma poco curato da Washington: il rafforzamento dell’impegno nell’area mediterranea. In Africa, in particolare. Dove negli ultimi dieci anni il disimpegno degli Stati Uniti ha prodotto l’av…
Riga — Nella capitale della Lettonia la bandiera ucraina è ovunque: sui tetti, sulle pinte delle birre, agli incroci, sulle macchine fotografiche dei lettoni, nelle stanze degli hotel, sugli edifici pubblici, nei ristoranti. In realtà il vertice Nato non è qui, ma Vilnius è a quaranta minuti d’aereo e comunque i baltici vivono la resistenza di Kiev come un imperativo morale, l’unica garanzia di un’indipendenza conquistata trent’anni fa dopo un millennio di dominio straniero.
Dopo la tappa in Lettonia, Giorgia Meloni approda a tarda sera nella capitale della Lituania. Porta in dote l’impegno militare italiano sul fronte orientale dell’Europa e la voglia di spingere al massimo sui partner dell’Alleanza per non abbandonare un dossier di riforma della Nato caro a Roma e al resto dei Paesi mediterranei, ma poco curato da Washington: il rafforzamento dell’impegno nell’area mediterranea. In Africa, in particolare. Dove negli ultimi dieci anni il disimpegno degli Stati Uniti ha prodotto l’avanzata incontrastata di Mosca e Pechino.
È un nodo strategico che occuperà il vertice di Vilnius. Per Joe Biden, però, la priorità è puntellare lo scacchiere indo-pacifico. Gli Stati Uniti già pensano al prossimo scontro tra super potenze, si spera combattuto soltanto sul piano commerciale. Per questo, lavorano al coinvolgimento sempre più stretto di Giappone e Australia nel perimetro dell’Alleanza, immaginando partnership sempre più stringenti. Non a caso, il premier giapponese sarà domani al summit, a cui parteciperà a sorpresa anche Zelensky.
Ma Meloni, come detto, spinge su un altro approccio: investire risorse e peso politico nel settore che più tocca gli interessi di Roma. «La nostra nazione – è la linea che trapela da Palazzo Chigi - è consapevole delle sfide securitarie poste dalla Cina nel lungo periodo, ma tali sfide non sono concentrate unicamente nel quadrante indo-pacifico, bensì anche nella regione euroatlantica, passando soprattutto per l’Africa e la regione mediorientale».
Ma in che modo è possibile arruolare questi Paesi alla causa? Secondo la presidente del Consiglio, è prioritario rafforzare i partenariati della Nato, coinvolgendo e rendendo «soggetti attivi del dialogo con gli Alleati gli Stati del Mediterraneo allargato», in modo da «assicurare maggiore stabilità e sicurezza a tutto il quadrante». Il resto è promessa di sostegno incondizionato a Kiev, come rileva anche Meloni incontrando a Riga il premier lettone. Un aiuto che Roma non intende ridurre nei prossimi mesi, semmai accompagnare con una comunicazione poco urlata, in modo da evitare che i nodi politici di maggioranza si sfoghino sugli equilibri di governo.
Prima di volare in Lituania, la premier visita assieme al ministro della Difesa Guido Crosetto anche i 270 militari italiani impegnati in Lettonia. È uno dei tasselli dell’azione italiana di contrasto alla pressione russa, assieme alla partecipazione al progetto europeo Eumam per formare militari ucraini nel nostro Paese. E d’altra parte, nei confronti di Kiev la filosofia dell’esecutivo italiano non cambia: massima apertura alla prospettiva di un ingresso nella Nato, ovviamente nella fase postbellica, sostenendo anche la semplificazione delle modalità di adesione.
Al termine del vertice, Meloni spiegherà la posizione italiana alla stampa. Così almeno promette a sera, dribblando ancora le domande di politica interna che i cronisti provano a porle fuori dal Palazzo presidenziale di Riga. «Sono molto in ritardo, parliamo di tutto alla fine del summit». Si vedrà, anche perché va così da ormai molti giorni, con la presidente del Consiglio che evita accuratamente ogni incrocio con i giornalisti.