Lo scambio tra Usa e Cina: stop a Kiev nella Nato se Putin non usa l’atomica. Svezia, cade il veto turco
dal nostro inviato Claudio TitoVilnius - Nessun attacco nucleare in cambio dello stop all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Un sottilissimo filo di dialogo tra Usa e Cina nelle settimane scorse si era aperto. In particolare dopo la visita del segretario di Stato Blinken a Pechino. E uno degli effetti si è concentrato in una sorta di scambio: i cinesi avrebbero intimato a Putin di non usare le armi atomiche e gli americani avrebbero rallentato l’adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica. Il tutto per allontanare il rischio che la situazione precipiti davvero.
Il vertice della Nato che prende oggi il via a Vilnius, in Lituania, ruota proprio intorno alla parte statunitense del dialogo con Xi. Perché nonostante l’Alleanza abbia rimosso il “Map” (il Piano d’Azione per l’Adesione, il complesso delle procedure iniziali per essere ammessi al “club”), lo stop a Kiev è abbastanza netto.
Del resto, in tutte le interlocuzioni degli ultimi giorni, è emerso con chiarezza che se l’Ucraina entrasse subito nella Nato come …
Vilnius - Nessun attacco nucleare in cambio dello stop all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Un sottilissimo filo di dialogo tra Usa e Cina nelle settimane scorse si era aperto. In particolare dopo la visita del segretario di Stato Blinken a Pechino. E uno degli effetti si è concentrato in una sorta di scambio: i cinesi avrebbero intimato a Putin di non usare le armi atomiche e gli americani avrebbero rallentato l’adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica. Il tutto per allontanare il rischio che la situazione precipiti davvero.
Il vertice della Nato che prende oggi il via a Vilnius, in Lituania, ruota proprio intorno alla parte statunitense del dialogo con Xi. Perché nonostante l’Alleanza abbia rimosso il “Map” (il Piano d’Azione per l’Adesione, il complesso delle procedure iniziali per essere ammessi al “club”), lo stop a Kiev è abbastanza netto.
Del resto, in tutte le interlocuzioni degli ultimi giorni, è emerso con chiarezza che se l’Ucraina entrasse subito nella Nato come membro effettivo, il rischio di guerra globale crescerebbe in maniera esponenziale. Dopo Washington, allora, anche gli alleati europei hanno iniziato a frenare sull’iter a favore del Paese attaccato dalla Russia.
Il motivo di fondo si concentra su una paura: se l’Ucraina fosse adesso un partner ufficiale, si dovrebbe applicare subito l’articolo 5 sul mutuo soccorso. Sostanzialmente la Nato dovrebbe intervenire formalmente. La guerra con i russi a quel punto assumerebbe una dimensione impressionante. Tutto quindi va rinviato a quando sarà siglata la pace o almeno la tregua. E magari con un percorso agevolato dall’assenza del “Map”.
Basta sentire come viene commentata l’ipotesi dal Cremlino per capire che il punto resta esattamente questo: «Conoscete la posizione assolutamente comprensibile e coerente della Federazione russa – ha detto Peskov, il portavoce di Putin - secondo cui l’adesione dell’Ucraina alla Nato richiederà una risposta ferma da parte nostra». «Una fine giusta e duratura della guerra – è infatti l’osservazione del presidente turco Erdogan -, giungere alla pace, faciliterà molto la procedura di ingresso dell’Ucraina nella Nato».
Non è un caso che in questo contesto la Turchia sia tornata a far sentire la sua voce. Erdogan vuol essere ancora centrale nelle mediazioni e nelle trattative. Come è accaduto in occasione dell’apertura dei corridoi del grano (ora chiusi). Con questo obiettivo il presidente turco ha avvertito che darà il suo assenso all’adesione svedese alla Nato solo se l’Ue farà entrare il suo Paese nell’Unione.
Uno scambio piuttosto irrituale. E infatti Bruxelles ha subito replicato. «I due processi paralleli, quello dell’allargamento della Nato e quello dell’allargamento dell’Ue – ha sottolineato una portavoce della Commissione - sono separati». «L’Ue – ha ricordato - ha un processo molto strutturato di allargamento con passi molto chiari che devono compiere tutti i Paesi candidati, anche da quelli che vorrebbero essere candidati, e non può essere legato ad altro. Si tratta di un percorso basato sul merito».
Il veto di Ankara contro Stoccolma, però, alla fine è caduto. L’incontro tra il presidente turco e il premier svedese Kristersson, con la mediazione del segretario generale della Nato Stoltenberg, ha prodotto il risultato. Anche perché la Casa Bianca ha decisamente spinto in questa direzione. L’ultima sorpresa potrebbe venire dall’Ungheria, il ventre molle filorusso dell’Allenza atlantica: «C’è un Paese – ha ammonito la ministra della Giustizia ungherese, Judit Varga - i cui politici per tanti anni ci hanno attaccato con accuse infondate su Stato di diritto e situazione politica. E ora questo Paese viene e chiede qualcosa alla nostra Assemblea nazionale».
Nel frattempo il fronte occidentale si deve organizzare ulteriormente per fronteggiare l’attacco russo all’Ucraina. «Questa settimana – ha annunciato Stoltenberg - aumenteremo la nostra deterrenza e la nostra difesa anche con maggiori investimenti. Aumenteremo il nostro sostegno a Kiev e porteremo l’Ucraina più vicina alla Nato».