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Ucraina, quell’Angelo biondo tra le macerie di Orichiv: “Qui per la mia gente”

Ancora ieri la cittadina sulla linea del fronte è stata colpita dai russi: 5 morti e 11 feriti. Il sindaco è fuggito mentre la sua vice, Svitlana Mandrych, coordina gli aiuti ai pochi abitanti rimasti
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Zaporizhzhia - Angelo di Orichiv ha una goccia d’argento sulle ciglia e un’ottima ragione per tenercela. «Mostrarmi alla mia gente con l’aspetto curato è anch’essa una forma di resistenza, comunica un messaggio positivo: siamo ancora esseri umani, non ci faremo rubare la bellezza».

La sua gente, partiamo da qui a raccontare questa che è una storia di coraggio. La gente della vicesindaca Svitlana Mandrych, soprannominata l’Angelo per tanti motivi a cominciare dal fatto che lei è rimasta mentre il sindaco se l’è svignata, sono gli ultimi abitanti di Orichiv. Paese della regione di Zaporizhzhia con la duplice sventura di trovarsi a cinque chilometri dal fronte di battaglia e sulla direttrice della controffensiva ucraina.

Che cosa voglia dire stare a Orichiv, la vicesindaca con la goccia d’argento sull’occhio sinistro e lo smalto fucsia sulle unghie lo spiega con un dato empirico: «Tra un bombardamento e l’altro non trascorrono mai più di quindici minuti».

Prima dell’invas…

Zaporizhzhia - Angelo di Orichiv ha una goccia d’argento sulle ciglia e un’ottima ragione per tenercela. «Mostrarmi alla mia gente con l’aspetto curato è anch’essa una forma di resistenza, comunica un messaggio positivo: siamo ancora esseri umani, non ci faremo rubare la bellezza».

La sua gente, partiamo da qui a raccontare questa che è una storia di coraggio. La gente della vicesindaca Svitlana Mandrych, soprannominata l’Angelo per tanti motivi a cominciare dal fatto che lei è rimasta mentre il sindaco se l’è svignata, sono gli ultimi abitanti di Orichiv. Paese della regione di Zaporizhzhia con la duplice sventura di trovarsi a cinque chilometri dal fronte di battaglia e sulla direttrice della controffensiva ucraina.

Che cosa voglia dire stare a Orichiv, la vicesindaca con la goccia d’argento sull’occhio sinistro e lo smalto fucsia sulle unghie lo spiega con un dato empirico: «Tra un bombardamento e l’altro non trascorrono mai più di quindici minuti».

Prima dell’invasione erano 14.000 abitanti, adesso 1.400. La maggior parte è evacuata a nord. Ma la sera, quando l’Angelo gira in macchina per i quartieri diroccati e fa il conto della sua gente, qualcuno all’appello manca sempre. Perché da qui passa la guerra e le croci aumentano.

Quando si vive, o meglio si sopravvive, così vicino alla prima linea, i giorni si dividono in brutti e pessimi. Ieri, a Orichiv, è stato un giorno pessimo. L’aviazione russa ha sganciato una bomba teleguidata sulla vecchia scuola che ospitava l’unico punto di invincibilità.

Palazzi distrutti dall'attacco russo a Orikhiv, Zaporizhzhia 

 

«Non essendoci acqua, gas ed elettricità, abbiamo sistemato lì generi di conforto, i generatori, vestiti puliti, l’acqua, gli aiuti umanitari», raccontava a Repubblica Svitlana Mandrych la settimana scorsa. Cinque i morti accertati, undici i feriti. Ma il bilancio non è definitivo, i soccorritori stanno ancora scavando tra le macerie per recuperare tre persone che facevano la fila per ricaricare il telefono.

Come sempre, da diciassette mesi, la vicesindaca è al suo posto: una cantina vicino al municipio con un pannello di legno su cui ha appeso una bandiera ucraina sbiadita. È tutto ciò che resta dell’amministrazione di Orichiv.

Da lì Svitlana, 52 anni e un marito di nome Yury che le dà una mano, coordina i soccorsi, indica ai volontari le case a cui portare l’acqua, aggiorna la lista dei danni («il 30 per cento delle case private è distrutto, il 70 per cento è danneggiato, i 57 palazzi a più piani sono stati tutti colpiti»), organizza le evacuazioni («i bambini sono tutti andati via»), segna su un foglio quali famiglie hanno bisogno dei pannelli di legno per rattoppare le finestre sfondate.

Si preoccupa pure di dove raccogliere la spazzatura, mentre la terra trema per i cingoli dei carri armati ucraini. Fa quello che di solito fa un sindaco, quando c’è. Invece il sindaco di Orichiv, Anatoly, appena la situazione si è fatta troppo complicata ha disposto un piano di evacuazione per se stesso e ha riparato a Zaporizhzhia.

Svitlana non vuole parlare di lui. «Ognuno ha i limiti che ha», dice, e chiude la questione. Sul suo soprannome invece si dilunga. «È stato un soldato a chiamarmi Angelo per la prima volta. Era il 27 febbraio 2022, io stavo facendo il giro di Orichiv per capire di cosa aveva bisogno la mia gente».

La sua gente, ancora, il chiodo fisso. «I russi erano vicinissimi, anche più di adesso. In piazza un soldato ucraino mi urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni: “Buttati a terra, Angelo!”. Forse mi ha chiamato così perché sono bionda, vallo a sapere. Comunque io non ho fatto in tempo, sono rimasta in piedi inebetita mentre un colpo di mortaio mi esplodeva a 15 metri di distanza. Le schegge mi hanno sfiorato, le ho sentite passarmi a pochi centimetri dal corpo. Illesa per miracolo. Allora il soldato, mentre si rialzava tutto impolverato, ha detto: “Forse sei davvero un angelo…”. Da quel giorno ho deciso di dedicarmi alla mia gente per ringraziare per la fortuna che ho avuto».

In realtà non è per la fortuna che Svitlana Mandrych si è guadagnata quel soprannome, ma per l’impegno civico. Non molla mai, la vedono soccorrere i feriti per strada e non se ne va neanche quando i russi tirano le bombe al fosforo. E lo fanno. «Di recente ne hanno usata una su un borgo di case private, in venti minuti le ha incenerite. La temperatura di ordigni del genere raggiunge i mille gradi. Nell’ultimo mese ho visto che i russi utilizzano più aerei e le bombe guidate».

Nonostante sia uno dei posti più pericolosi d’Ucraina, la vicesindaca la trovate sempre al suo posto, nei giorni brutti e nei giorni pessimi. Meglio in cantina a Orichiv che al sicuro ma altrove. Dove è adesso il sindaco. Del resto, il coraggio, se uno non c’è l’ha, mica se lo può dare.

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