La coppia Von der Leyen-Timmermans batte uno a zero il duo Weber-Meloni. Il voto di stamattina al Parlamento europeo sulla parte del Green Deal definito “Nature” (norme per la salvaguardia del territorio e per ristabilire l’ecosistema) ha visto la vittoria del fronte ambientalista e progressista contro le destre.
Soprattutto si trattava della vera prima prova per testare l’agognata – almeno in Italia - alleanza tra popolari e conservatori. Due scrutini in cui ha prevalso l’alleanza Pse-Verdi-Liberali di 12 e 21 seggi. Il Green Deal, quindi, a questo punto continua il suo percorso. Un esito negativo oggi avrebbe di fatto bloccato l’approvazione del provvedimento che ha contraddistinto l’azione della Commissione Ursula Von der Leyen.
Soprattutto ha segnato la sconfitta di Manfred Weber, il presidente del Ppe, che ha scommesso tutto su questo appuntamento per dimostrare che un futuro patto politico con la destra dei Conser…
La coppia Von der Leyen-Timmermans batte uno a zero il duo Weber-Meloni. Il voto di stamattina al Parlamento europeo sulla parte del Green Deal definito “Nature” (norme per la salvaguardia del territorio e per ristabilire l’ecosistema) ha visto la vittoria del fronte ambientalista e progressista contro le destre.
Soprattutto si trattava della vera prima prova per testare l’agognata – almeno in Italia - alleanza tra popolari e conservatori. Due scrutini in cui ha prevalso l’alleanza Pse-Verdi-Liberali di 12 e 21 seggi. Il Green Deal, quindi, a questo punto continua il suo percorso. Un esito negativo oggi avrebbe di fatto bloccato l’approvazione del provvedimento che ha contraddistinto l’azione della Commissione Ursula Von der Leyen.
Soprattutto ha segnato la sconfitta di Manfred Weber, il presidente del Ppe, che ha scommesso tutto su questo appuntamento per dimostrare che un futuro patto politico con la destra dei Conservatori, guidati da Giorgia Meloni, potesse essere un modello per il prossimo futuro. Quello che verrà disegnato alle elezioni europee del prossimo anno.
Weber, in realtà, aveva progettato questa mossa anche per colpire la sua acerrima nemica, Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione, anche lei popolare, è stata in questi ultimi due anni il suo principale bersaglio. Per indebolirla e per impedirle di puntare ad un altro mandato a Palazzo Berlaymont. Un progetto che a questo punto, al contrario, si rafforza.
Questo voto però ha segnato dunque una bruciante sconfitta politica per il capogruppo popolare. In primo luogo perché ha messo in mostra che – nonostante alcune defezioni nel gruppo liberale di Renew (trenta tra contrari e astenuti) – il filo nero che lega il Ppe a Ecr non raggiunge la maggioranza.
Nemmeno con l’aiuto della destra ancora più radicale di “Identità e Democrazia, il gruppo di cui fa parte la Lega, Le Pen e i neonazisti tedeschi di Afd. In secondo luogo perché persino il suo gruppo parlamentare, quello del Ppe, si è spaccato. In 21 hanno votato a favore di “Nature” e due si sono astenuti.
È vero che Weber ha mantenuto il controllo della delegazione tedesca, ma ha perso per strada tutti i popolari irlandesi e moltissimi del nord Europa: dai cechi ai lituani, da alcuni olandesi (nonostante il prossimo voto in Olanda). E perfino un maltese che ha votato in dissenso con la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.
Tra l’altro questo test era considerato centrale anche dalla destra italiana. Esattamente per gli stessi motivi che hanno mosso Weber. Giorgia Meloni puntava a segnare una sua centralità dopo le tante batoste subito al Consiglio europeo.
Lunedì scorso, infatti, era stato proprio Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione “padre” del Green Deal, a notare che il cambio di rotta del Ppe su questa materia è iniziata dopo la vittoria in Italia di Fratelli d’Italia. Per la presidente del consiglio che aveva schierato l’intera maggioranza contro il testo “Nature” è una ulteriore battuta d’arresto.
Come ha detto Greta Thunberg: "La nostra battaglia continua, senza natura non c'è futuro"