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La Turchia vuole la Ue: Meloni da sempre contraria in imbarazzo con Erdogan

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente turco Recep Tayyp Erdogan

 (ansa)
I due si sono incontrati a margine del vertice di Vilnius. Davanti alle ambizioni europee di Ankara la premier sceglie il silenzio. Su Ucraina e Libia più margini di dialogo
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VILNIUS – Visto che non può dire no – sfidando le aperture di Bruxelles e Washington – Giorgia Meloni preferisce attestarsi su un silenzio imbarazzato.

La premier si ritrova per un’ora faccia a faccia con Recep Tayyip Erdogan, a margine del vertice Nato di Vilnius. Ascolta il leader turco mentre espone il suo progetto, che prevede la riapertura del negoziato per l’adesione di Ankara all’Unione europea in cambio del via libera turco alla Svezia nell’Alleanza atlantica. E non si oppone.

Bisogna fare un passo indietro. Negli ultimi anni, Meloni ha detto, ripetuto e ribadito che mai la Turchia avrebbe dovuto trovare posto in Europa. “No all'ingresso nell’Unione – scriveva nel 2019 la presidente del Con…

VILNIUS – Visto che non può dire no – sfidando le aperture di Bruxelles e Washington – Giorgia Meloni preferisce attestarsi su un silenzio imbarazzato.

La premier si ritrova per un’ora faccia a faccia con Recep Tayyip Erdogan, a margine del vertice Nato di Vilnius. Ascolta il leader turco mentre espone il suo progetto, che prevede la riapertura del negoziato per l’adesione di Ankara all’Unione europea in cambio del via libera turco alla Svezia nell’Alleanza atlantica. E non si oppone.

Bisogna fare un passo indietro. Negli ultimi anni, Meloni ha detto, ripetuto e ribadito che mai la Turchia avrebbe dovuto trovare posto in Europa. “No all'ingresso nell’Unione – scriveva nel 2019 la presidente del Consiglio – Chiediamo al prossimo Consiglio europeo di bloccare, definitivamente, il negoziato di adesione di Ankara. Nonostante i proclami del ministro Di Maio, Pd e M5S hanno bocciato la nostra risoluzione e hanno ribadito la loro sottomissione al sultano Erdogan. Vergognoso!”.

E poi ancora più recentemente, nel 2021: “Bisogna dire no all’ingresso della Turchia nell’Unione revocando lo status di Paese candidato. Non possiamo accettare i suoi ricatti. Draghi ponga la questione sul tavolo del Consiglio europeo”.

Queste sono le premesse di un colloquio comunque necessario. Meloni, d’altra parte, siede oggi a Palazzo Chigi e deve scegliere la via pragmatica del silenzio. Sposando di fatto – fino a prova contraria – la linea che ha segnato da sempre la posizione italiana rispetto al nodo dell’adesione della Turchia: da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, Roma ha sempre sostenuto le ragioni di Ankara nell’Unione.

Sul resto dei dossier, invece, va meglio. Meloni ribadisce ad Erdogan - grande mediatore tra Russia e Ucraina - che l’unica via possibile per una “pace giusta e duratura” passa dal ritiro delle truppe di Mosca. E ovviamente promette di rafforzare le relazioni commerciali tra Roma e Ankara, capitolo corposo per l’export italiano. Per discutere anche di questo, la presidente del Consiglio accetta l’invito di Erdogan per una visita di Stato in Turchia dopo l’estate.

Ma c’è un altro passaggio chiave che incrocia l’interesse delle due capitali. E che sta a cuore soprattutto a Meloni, tanto da spingere la premier a parlarne anche nel corso del suo intervento durante i lavori del summit di Vilnius: l’impegno della Nato nel quadrante mediorientale e mediterraneo.

È la linea che accompagna la politica estera italiana in questa fase, e che può tradursi così: va bene investire energie e rafforzare partnership nell’area indopacifica – vero snodo della competizione tra Stati Uniti e Cina nei prossimi anni – ma l’Alleanza non deve sottovalutare l’Africa e il Medio Oriente.

Per Meloni, è una necessità strategica. Ad Erdogan chiede collaborazione in Libia – ne discutono anche Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Antony Blinken - e nel resto del continente africano. Dove, denuncia, è in atto una vera e propria sovrapposizione nell’azione di alcuni gruppi terroristici e della compagnia russa Wagner.

La proposta di Meloni è dunque quella di “rafforzare l’impegno comune sul fronte Sud”. Favorendo un coordinamento, anche a livello Nato, nella lotta al terrorismo. Con maggiori investimenti, un baricentro europeo e nuove partnership bilaterali dell’Alleanza con alcuni Paesi chiave africani.

Oltre al colloquio con Erdogan, la presidente del Consiglio vede anche il premier inglese Rishi Sunak. Discutono di Ucraina e di difesa. A sera, poi, Zelensky forza la mano chiedendo ai partner riuniti in Lituania più coraggio per favorire l’ingresso di Kiev nella Nato, come suggerito con forza anche da baltici e scandinavi. E Meloni prova a invocare unità e coesione tra gli alleati.

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