Uruguay, proteste contro il nuovo centro di Google: userebbe milioni di litri di acqua in un Paese a secco
di Veronica StiglianiLa costruzione di una diga in Uruguay
(afp)"Questa non è siccità, è saccheggio" è lo slogan scarabocchiato sui muri delle strade di Montevideo, in Uruguay. L’ennesimo schiaffo alla popolazione fiaccata dal periodo più secco degli ultimi 74 anni - nella capitale è stato dichiarato lo stato di emergenza - è arrivato con l’annuncio della costruzione di un centro dati di Google. Che utilizzerebbe 7,6 milioni di litri di acqua al giorno per raffreddare i suoi server, alla faccia del popolo assetato.
Secondo le cifre del ministero dell’Ambiente l’acqua necessaria a far funzionare il centro della multinazionale americana, che verrebbe costruito nel dipartimento di Canelones nel sud del Paese, potrebbe servire a 55mila persone. Ma gli uruguagi non sembrano essere la priorità del governo, lamentano i critici, sostenendo che le industrie vengono beneficiate a scapito dei cittadini.
"Questa non è siccità, è saccheggio" è lo slogan scarabocchiato sui muri delle strade di Montevideo, in Uruguay. L’ennesimo schiaffo alla popolazione fiaccata dal periodo più secco degli ultimi 74 anni - nella capitale è stato dichiarato lo stato di emergenza - è arrivato con l’annuncio della costruzione di un centro dati di Google. Che utilizzerebbe 7,6 milioni di litri di acqua al giorno per raffreddare i suoi server, alla faccia del popolo assetato.
Secondo le cifre del ministero dell’Ambiente l’acqua necessaria a far funzionare il centro della multinazionale americana, che verrebbe costruito nel dipartimento di Canelones nel sud del Paese, potrebbe servire a 55mila persone. Ma gli uruguagi non sembrano essere la priorità del governo, lamentano i critici, sostenendo che le industrie vengono beneficiate a scapito dei cittadini.
"L'acqua per il consumo umano deve venire prima del profitto”, afferma Carmen Sosa della Commissione sindacale per difendere l'acqua e la vita. Sosa spiega che "oltre l'80 per cento dell'acqua del Paese viene utilizzata per il settore agroalimentare, come l’industria della soia e della polpa di cellulosa. Non possiamo concentrare le risorse nelle mani di pochi”.
Davanti alle polemiche il colosso informatico ha provato a correggere il tiro, cercando di argomentare gli scopi e il potenziale dell’hub, che offrirebbe servizi in tutto il mondo.
Google ha anche dichiarato di stare valutando di ridimensionare il centro, a fronte dell’acquisto di 29 ettari di terreno: “La sostenibilità è al centro di tutto ciò che facciamo, e il nostro modo di progettare e gestire i nostri data center non fa eccezione. Il progetto è ancora in fase esplorativa e il nostro team tecnico sta lavorando attivamente con il sostegno delle autorità nazionali e locali”.
Le misure adottate finora dal governo dell’Uruguay, però, non sembrano avere a cuore la popolazione. Dopo due anni di precipitazioni scarse e temperature da record le autorità hanno scelto di ricorrere all’estuario del Rio de la Plata, dove l’acqua dolce si mescola a quella del mare.
Così esce acqua salata dai rubinetti del Paese, che nel 2004 per primo aveva inserito nella sua costituzione il diritto all’acqua potabile. E alle famiglie viene consigliato di comprarla al supermercato per preparare il latte per i bambini, e di non aggiungere sale ai pasti.
Con 500mila persone che non possono permettersi di acquistare l’acqua, il presidente Luis Lacalle Pou ha annunciato l'abolizione delle tasse sull'acqua in bottiglia e la distribuzione di due litri di acqua gratuita al giorno a 21mila famiglie povere o vulnerabili. Ma al di là di tali misure riparatorie, sentenzia Sato, “la siccità ha in fondo dimostrato tutti i problemi del nostro modello economico”.