✕

Argentina, nella parrocchia del prete accusato di torture che sarà estradato da Parma: “Ci manca, era proprio un brav’uomo”

Ascolta l'audio

A processo per omicidio e complicità con la dittatura di Videla, Don Reverberi verrà consegnato dall’Italia, dove era fuggito. Lo ha disposto la procura di Bologna. Siamo andati nella sua vecchia cittadina, dove c’è chi lo rimpiange. Ma anche chi non dimentica
2 minuti di lettura

SAN RAFAEL (ARGENTINA) – All’entrata della piccola chiesa di campagna di San Rafael è appesa una foto, un ritratto di un prete ormai anziano. Poco distante due donne stanno pulendo i pavimenti della cappella e, osservando il ritratto del parroco, dicono: “Ci manca don Reverberi, era proprio un brav’uomo”. Entrambe hanno sempre vissuto in una casa poco distante dalla chiesa, sono credenti e il prete nella foto le ha battezzate e poi sposate: lo conoscono molto bene. Don Franco Reverberi ha 86 anni e per oltre 40 anni è stato parroco della piccola comunità di San Rafael, nella provincia argentina.


Un prete come molti altri, fino a quando nel 2010 arriva una notizia sconvolgente: quattro testimoni lo accusa…

SAN RAFAEL (ARGENTINA) – All’entrata della piccola chiesa di campagna di San Rafael è appesa una foto, un ritratto di un prete ormai anziano. Poco distante due donne stanno pulendo i pavimenti della cappella e, osservando il ritratto del parroco, dicono: “Ci manca don Reverberi, era proprio un brav’uomo”. Entrambe hanno sempre vissuto in una casa poco distante dalla chiesa, sono credenti e il prete nella foto le ha battezzate e poi sposate: lo conoscono molto bene. Don Franco Reverberi ha 86 anni e per oltre 40 anni è stato parroco della piccola comunità di San Rafael, nella provincia argentina.


Un prete come molti altri, fino a quando nel 2010 arriva una notizia sconvolgente: quattro testimoni lo accusano di aver collaborato con i sanguinari militari della dittatura di Videla e di aver presenziato alle loro torture nel centro di sterminio della città. I giudici iniziano a raccogliere le prove contro di lui e poco dopo aprono il processo, ma è troppo tardi: nel 2011 Reverberi scappa rifugiandosi in Italia. Da allora vive e celebra messa a Sorbolo, un piccolo comune nella provincia di Parma di cui Reverberi è originario e che ha lasciato a 11 anni con la famiglia. Nel 2013 la giustizia italiana rifiuta l’estradizione, fino a quando nel 2021 arriva la svolta giudiziaria: dall’Argentina viene fatta una seconda richiesta d’estradizione. E questa volta l’esito è diverso: lo scorso 10 luglio la Corte di Appello di Bologna ha deciso che don Franco Reverberi sarà estradato in Argentina e sarà sottoposto a processo.

La difesa di Don Reverberi

Dal 2010 Reverberi si è sempre dichiarato innocente e ha sostenuto di aver viaggiato in Italia non per sfuggire al processo ma per un semplice viaggio, e di non aver potuto far ritorno in Argentina per via di complicazioni legate alla sua salute. La pensano diversamente Maria e Nicole che, mentre continuano a pulire la chiesa, affermano: “Ce lo hanno portato via. Quello di cui lo accusano sono solo bugie, ma per non farlo finire in prigione, le altre congregazioni hanno dovuto mandarlo in Italia. È un’ingiustizia”.


Ad aver accusato Reverberi sono stati quattro testimoni: Mario Bracamonte, Sergio Chaqui, Roberto Rolando Flores Tobio ed Enzo Bello Crocefisso. Tutti e quattro sono stati vittime del terribile regime di Videla che, dal 1976 al 1983, ha fatto sparire almeno 30mila oppositori politici sequestrandoli, torturandoli e poi buttandoli, ancora vivi, in mare. Ma la dittatura argentina non ha contato solo sull’appoggio dei militari, è stata sostenuta anche da civili e da religiosi che hanno aiutato i soldati nel loro piano di sterminio. Don Reverberi, sostengono i testimoni, era un habitué del centro clandestino, vestiva in abiti militari e osservava i militari torturare i prigionieri con la Bibbia in mano. E non solo: li invitava a collaborare con i loro aguzzini, perché – sosteneva – quello era il volere di Dio.

Tortura e omicidio

Da quando, nel 2011, Reverberi ha fatto ritorno a Sorbolo la comunità rifiuta di commentare le accuse rivolte al parroco e i pochi cittadini che hanno parlato con la stampa hanno difeso il sacerdote. Ben diversa è la situazione a San Rafael dove da molti anni si discute dell’operato di Reverberi e del suo coinvolgimento nella repressione della dittatura. Soprattutto perché nella nuova richiesta di estradizione presentata dalla giustizia argentina al parroco non si imputa più la “sola” tortura, ma anche l’omicidio. Reverberi è accusato di essere implicato nella sparizione di José Guillermo Berón, un cittadino argentino fatto scomparire nel 1976, quando aveva solo 20 anni.

Ma c’è chi non dimentica

L’ultima volta che Berón è stato visto era affacciato alla piccola finestra della Casa Departamental, il centro di tortura che si trovava nel tribunale di San Rafael. A parlare con lui erano stati i suoi familiari e Maria Esther Dauverne che nel 1976, mentre era incinta, era stata detenuta e torturata nello stesso centro clandestino. Oggi insieme a Laura, nipote di Berón, osserva la finestra da cui ha visto per l’ultima volta José Guillermo e dice: “È impensabile che una persona come Reverberi, che ha partecipato a queste atrocità e sicuramente sa molte cose, continui a vivere impunito dall’altra parte del mondo. Stiamo parlando di delitti tremendi: sevizie, omicidi e sparizioni. Don Franco Reverberi deve tornare, rispondere alle domande dei giudici e pagare per quello che ha fatto”.

Leggi i commenti