Francia, sì al “bonus rammendo”: Parigi mette una toppa allo spreco dei vestiti
di Benedetta PerilliSette euro di sconto per la riparazione di un tacco, otto per una suola, dieci per una fodera e otto per una cerniera. Sono alcuni dei prezzi nel listino del bonus réparation, la misura anti-spreco approvata dal governo francese che entrerà in vigore dal prossimo ottobre.
Un incentivo, introdotto sulla scia del bonus riparazione di elettrodomestici e prodotti tecnologici già attivo dallo scorso febbraio, che punta da un lato a incoraggiare i francesi al riutilizzo dei propri abiti e scarpe; dall’altro a risolvere l’emergenza dello smaltimento dei capi. Ogni anno in Francia sono circa 700mila le tonnellate di vestiti che vengono gettate, due terzi delle quali finiscono direttamente nella spazzatura, a fronte di 3,3 miliardi di capi di abbigliamento e calzature che sono stati immessi sul mercato ne…
Sette euro di sconto per la riparazione di un tacco, otto per una suola, dieci per una fodera e otto per una cerniera. Sono alcuni dei prezzi nel listino del bonus réparation, la misura anti-spreco approvata dal governo francese che entrerà in vigore dal prossimo ottobre.
Un incentivo, introdotto sulla scia del bonus riparazione di elettrodomestici e prodotti tecnologici già attivo dallo scorso febbraio, che punta da un lato a incoraggiare i francesi al riutilizzo dei propri abiti e scarpe; dall’altro a risolvere l’emergenza dello smaltimento dei capi. Ogni anno in Francia sono circa 700mila le tonnellate di vestiti che vengono gettate, due terzi delle quali finiscono direttamente nella spazzatura, a fronte di 3,3 miliardi di capi di abbigliamento e calzature che sono stati immessi sul mercato nel 2022, 500mila in più rispetto al 2021.
La politica della seconda vita di giacche e mocassini sarà sostenuta da un fondo di 154 milioni di euro per il periodo 2023-2028 e rientrerà nel piano più ampio della legge anti-spreco (Agec 2020) che dal 2021, e fino al 2040, introduce una serie di misure — alcune già in vigore come l’abbandono della plastica per la frutta e la verdura nei supermercati e delle confezioni monouso nei fast-food — volte a trasformare l’economia lineare (produrre, consumare, smaltire) in economia circolare.
«Il bonus serve a sostenere sia chi sceglie di riparare che chi ripara, con la speranza di creare anche nuovi posti di lavoro», ha comunicato Bérangère Couillard, segretaria di Stato per l’ecologia, annunciando l’apertura della piattaforma dove gli artigiani potranno iscriversi per ottenere il bollino di esercizi aderenti al bonus réparation.
Ad occuparsi della selezione di sarti e calzolai indipendenti o in franchising, online o fisici, è l’organizzazione Refashion. «Per aderire al programma gli artigiani dovranno rispondere ad alcuni criteri amministrativi e documentare le loro competenze e attività», spiega a Repubblica Maud Hardy, direttrice generale di Refashion, azienda attiva nella creazione di un’economia tessile sostenibile sempre più lontana dagli eccessi del fast fashion.
«Per affrontare la sfida dell’emergenza climatica, l’intero settore ha messo e dovrà mettere in atto una serie di azioni su larga scala, il bonus è una di queste. Sensibilizzare i consumatori alla necessità di una moda più responsabile, evitare gli sprechi, prendersi più cura dei vestiti e ripristinare il prestigio del gesto della riparazione sono innegabilmente i mattoni per la costruzione di una strada per un consumo più responsabile», così Hardy che sembra voler ribadire l’esigenza di un ritorno alla dignità antica del rammendo quando il collo dell’unica camicia “buona” veniva scucito e ricucito dall’altro verso per nascondere i segni dell’usura.
«Abbiamo colloqui regolari con gli Stati membri dell’Ue e con la Commissione per discutere di Extended Producer Responsibility (la responsabilità di chi produce di occuparsi anche della fase post-consumo, ndr). Ne abbiamo parlato anche con l’Italia. Siamo pronti a condividere la nostra esperienza», conclude Hardy.